POESIA NEL NUOVO MILLENNIO

di Stefano Labbia

POESIA NEL NUOVO MILLENNIO

di Stefano Labbia

POESIA NEL NUOVO MILLENNIO

di Stefano Labbia
3 minuti di lettura

SENTIMENTO, PASSIONE E SAPERE : L’ESIGENZA DELL’ESSER VIVO NEL NUOVO MILLENNIO

C’è ancora bisogno di una lettura che a molti appare così antica, così logora, così vecchia? Se lo domanda l’uomo moderno, avvolto da preoccupazioni del domani e rapito dall’esigenza di essere sempre, costantemente, in contatto con l’altro, pur finendo, talvolta, per non curarsene realmente. La poesia è anima, passione, voglia di vivere, talvolta dolore, frustrazione, preghiera e bestemmia. Giudice, giuria e boia: condanna il peccatore ed esalta il vincitore. O viceversa. La poesia è femmina, la poesia è nuova e vecchia, è viva e si muove partendo dall’anima viaggiando attraverso corde vocali e vibrando contro il petto di chi la sta a sentire. La poesia soggioga, ti concupisce, ti ammalia. E poi ti bastona, ti dà la stoccata finale che ti manda al tappeto, oppure ti scende giù per il palato, languida, disarmante, voluttuosa.

C’è bisogno, allora, di poesia, nella vita dell’uomo del nuovo millennio, colto spesso dalla fretta di vivere, dall’ansia tecnologica, dal non capire ancora, dopo eoni di tempo, perché è al mondo? Io dico di sì, perché la poesia è la vita stessa. C’è un verso inglese bellissimo che mi è capitato di leggere di recente e che mi ha conquistato con la sua profonda verità, e recita più o meno così: “Poetry is life. And all life is made of poetry” (la poesia è vita. E tutta la vita è fatta di poesia).

Per chi la sa cogliere, per chi riesce a scovarla, a vederla in un verso che decanta un fiore, o che descrive sapientemente ogni particolare, l’amata del poeta potrebbe benissimo essere la tua lei o il tuo lui, se si cambia soggetto. Ed una delle cose belle dell’arte poetica è proprio questa: la mutevolezza. È soggettiva ma oggettiva al tempo stesso. Cambia di significato, di intenzione, perché ognuno, poi, vede in essa ciò che più vuole, ciò che più gli aggrada, tutto legato al suo background, alle sue conoscenze. Ma è anche oggettiva perché dà comunque da pensare, e spesso rappresenta la verità di una situazione, l’oggettiva di un momento, un’istantanea pura di vita vissuta (per l’autore e per il lettore che l’ha già affrontata) o ancora da vivere (per il solo lettore). Dunque la poesia è per tutti. La poesia è di tutti. Solo lui che l’ha scritta ne conosce il vero significato, ma spesso è un gioco di scrittura, un calembeaur, un indovinello senza punto di domanda: sottile naviga nel cervello del lettore, maliziosa, sino a rivelarsi alla fine un colpo di scena degno del miglior romanzo d’autore. Tutto questo e molto altro in poche righe, in una pagina. Quanto può fare la poesia!

Quanto potrebbe fare, per l’uomo, se solo questi la lasciasse entrare nel suo quotidiano, se solo questi aprisse il suo cuore e la sua mente ad un’esistenza fatta non solo di doveri ma anche del piacere di leggere e del provare sensazioni nuove, sentite verità.

 La poesia è internazionale: tradotta abilmente è un linguaggio scritto che viaggia da secoli di cultura in cultura, di paese in paese: quanto ha da dire! Autori importanti resistono al corso della storia, ad eventi che ci fanno sentire così piccoli… Eppure poeti grandi e celebri come Edgar Allan Poe, Dante Maffia, Pablo Neruda, Khalil Gibran, Alda Merini, Garcìa Lorca “resistono” ancora allo scorrere del tempo, alle brutture dell’umanità che si perde in odio, guerre e genocidi. La poesia potrebbe salvarci da un futuro non proprio roseo: la domanda è, sarà l’uomo così accorto e saggio, da avvicinarsi ad essa? L’arte poetica è un dono dell’umana specie tutta. Un dono che non va rifiutato ma accolto con sorriso e responsabilità. Si, la poesia, la poesia ci salverà da noi stessi.

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