Perché la Resistenza è un valore di tutti

di Redazione The Freak

Perché la Resistenza è un valore di tutti

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Perché la Resistenza è un valore di tutti

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Numerosi comuni italiani hanno deciso di non festeggiare il 25 Aprile, anche il Vice Premier Matteo Salvini ha annunciato che non prenderà parte a festeggiamenti civili. Questa data è da sempre stata etichettata come una festa rossa, simbolo dei partigiani, particolarmente sentita nelle Regioni del Centro Italia e nelle città vittime del Nazi-Fascismo. E’ riconosciuta come l’anniversario della Liberazione dal Fascismo, ma è molto di più; non è solo emozionarsi davanti ai discorsi di vecchi partigiani che raccontano di una guerra conclusasi più di 70 anni fa, come se fosse ieri. Loro con il tempo se ne vanno, restano le  memorie e i ricordi che hanno lasciato per le generazioni avvenire. E chi pensa che si tratti di un patrimonio di valori e di testimonianze tutto di sinistra, fraintende un’intera fase storica. O, volutamente, polarizza una vicenda che dovrebbe essere avulsa da fanatismi politici. Chi scimmiottando il 25 Aprile farà altro, “difenderà i diritti dei veri italiani, onorerà i caduti della RSI”, forse ha dimenticato una pagina importante di storia.

“Il fascismo ha fatto anche cose buone” non è questo il punto. Se si volesse attuare una damnatio memoriae di tutto il ventennio allora dovremmo radere al suolo interi quartieri della Capitale, eliminare dalle mappe geografiche la città di Latina, saccheggiare monumenti in giro per l’Italia.

In realtà, quindi, questa damnatio in Italia non c’è mai stata. Il fascismo è stato metabolizzato quale momento storico del nostro Paese, senza il quale non saremmo quelli di oggi. Non avremmo Costituzioni rigide, non avremmo solenni dichiarazioni dei Diritti. Perché la stratificazione culturale e sociale dal Dopo Guerra ad oggi è anche un’immediata reazione alle conseguenze dei totalitarismi.

Nonostante ciò, il 25 Aprile non è una negazione di tutto ciò che il Fascismo è stato. E’ un insieme di valori racchiusi dalla parola Resistenza, che ingloba tutte quelle esperienze che sono state alla base della cultura politica della seconda metà del Novecento. Ridurre tutto a Rosso e Nero è l’ennesimo tentativo di semplificazione di una realtà complessa, nemica di chi cerca di spiegarla con toni demagogici, riducendo tutto alla banalità. La storia della Resistenza va ricercata in tutte quelle istanze che non nascono semplicemente in opposizione al Fascismo, ma che dal Fascismo stesso sono state soppiantate.

Perché i Partigiani non sono stati solo comunisti e socialisti, ma Partigiani lo erano anche i Cattolici. Lo erano le Brigate Fiamme Verdi, di cui faceva parte Giuseppe Dossetti, che ebbe un ruolo di spicco nell’Assemblea Costituente e nella DC dei primissimi anni. Partigiani lo erano pure le Aquile Randagie, movimenti scout clandestini, che proseguirono le proprie attività nonostante le Leggi Fascistissime ne avessero ordito lo scioglimento. Insomma, chi pensa che la Resistenza sia un patrimonio solo di Sinistra si sbaglia. Mettere al centro dei valori costituenti l’Antifascismo è, a sua volta, un errore. E’ la Resistenza stessa al centro della Costituzione: rappresenta quell’insieme di valori e di principi che fanno parte del patrimonio ideologico di chi ha combattuto il Fascismo. In questi tempi il 25 Aprile non è solo un ricordo, ma rappresenta un’ammonizione rispetto ai presagi di un tremendo futuro.

Da qui a dire che il ritorno delle dittature è vicino sembra un’esagerazione: le garanzie costituzionali, una società pluralista e globalizzata e la stampa libera sono i principali contrappesi di un’eventuale degenerazione dello Stato. Ma è chiaro che ci stiamo avvicinando ad una fase in cui le libertà, i diritti, i contrappesi vengono progressivamente attenuati a beneficio di rapidità, rigidità e chiusura.

E’ la stagione delle democrazie illiberali, in cui le farraginosità, le lentezze, i fallimenti sono imputati a piaghe strutturali del sistema, a garanzie eccessive. Ma quel sistema è il principale fiore sbocciato assieme alla Resistenza: un insieme di anticorpi contro totalitarismi e isolamento.

La Resistenza ci ha poi lasciato in dono la cooperazione internazionale, il ripudio della guerra in ogni sua forma. Ci ha lasciato la società fondata sulla famiglia, tradizionale o no, ma sulla famiglia quale luogo in cui sentirsi accolti. Ci ha lasciato i diritti. E il lavoro: quell’iscrizione“il lavoro rende liberi” non è più lo slogan di un campo di  concentramento, il lavoro  dona dignità, funge da ascensore sociale, è la base della nostra Repubblica. Ma l’eredità non è solo questa, è prima di tutto un’eredità morale: combattere se qualcosa non va.

La nostra Repubblica vanta, nel corso della sua storia, Presidenti della Repubblica, protagonisti della Resistenza. Se vi trovate a Roma, precisamente a Fontana di Trevi, dopo aver contemplato la bellezza, in una stradina che va verso Piazza di Spagna è celata una lapide, posta nel luogo in cui ha vissuto Sandro Pertini: “Non c’è libertà senza giustizia sociale”.

La Resistenza racchiude tutto ciò che oggi siamo. E’ un crogiuolo di culture politiche che nel giro di qualche anno sarebbero diventate nemiche, perché l’Italia sul filo della cortina di ferro già volgeva lo sguardo verso l’Oceano Atlantico.

R-esistenza ha la stessa radice latina di esistere, vuol dire esserci.

di Demetrio Scopelliti,all rights reserved

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