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“Sii la persona che gli Angela vorrebbero tu fossi”, cita un famoso murales che diffonde pace e serenità su un ponte romano.
Dato che le mie nonne non ci sono più ed erano le uniche vere foriere di chili di orgoglio e fierezza al solo suono di “bella de casa” anche quando eri vestita in iuta infeltrita, vorrei potermi accaparrare litri di stima dagli Angela con alcune precisazioni vagamente scientifiche prima di iniziare.
Demo, sigla.
Voi lo sapete cos’è l’immedesimazione?
L’immedesimazione è un processo attraverso il quale un individuo partecipa intimamente ai sentimenti e alla condizione di un’altra persona. Uno dei principi fondanti dell’immedesimazione è l’aver attraversato un certo stato d’animo per poter comprendere come l’altro si sente. Dunque: riesco a capire cosa puoi provare attraverso il fatto di averlo provato anche io. Tenendo conto del modo soggettivo di provare un certo sentimento, si potrebbe affermare che è questo ciò che ci avvicina gli uni agli altri, che ci permette di poter comprendere qualcuno e che a nostra volta ci fa sentire compresi.
Ad esempio, è grazie all’immedesimazione che, l’aver attraversato un brutto periodo, non ci conduce giammai a dire cose tipo “dai, non ci pensare!”
Ma voi vi siete mai innamorati? Avete mai attraversato la cocente ossessiva sensazione di pensare e ripensare e ripensare ad una stessa persona? Attraverso questa esperienza, è possibile toccare con mano che il principio del “non ci pensare” è assolutamente vano, quasi inutile e fortemente menzognero, almeno quanto il voto di Scilipoti e il sapore del gusto “Puffo”. Non foss’altro che è proprio grazie al pensiero che, oltre al pollice opponibile, l’uomo ha potuto compiere un avanzamento della specie. E dunque, come posso dire io ad un altro “dai non ci pensare”? Come posso dirlo proprio io, io che pratico le olimpiadi carpiate di stalking sui social pur di guardare all’infinito le foto di coloro per cui prendo delle fisse allucinanti?
E quando ti dicono “su, non ti vergognare!”. L’avete mai provata la vergogna? Che ti fa venire voglia di espatriare in Azerbaigian e di non tornare mai più nemmeno per la Sagra dell’Uva a Marino che tanto nessuno ti riconosce?
Ecco, attraverso un processo di immedesimazione puoi aver fatto esperienza del fatto che la vergogna è un macigno di granito, l’amore è un Fior di Fragola sotto l’ombrellone, la depressione non ti fa alzare dal letto manco pagata in petroldollari, la gelosia acceca tutto, l’angoscia chiude i polmoni e la felicità è una carezza.
Ecco, se sull’immedesimazione sono sufficientemente preparata avendo io un cambiamento umorale che ogni giorno passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, sul concetto di karma invece sono culturalmente meno competente, ma ritengo di avere una consolidata esperienza in fatto di fenomenologia applicata: se suono al rosso ad un anziano con la Panda, poi so che me lo ritroverò davanti il giorno in cui sono in ritardo per l’appuntamento della vita. Vi ho mai raccontato di quando feci una scenata alla neo-fidanzata dell’allora mio ex e me la ritrovai poi un giorno a farmi da assistente ad esame di Matematica? Io non lo so cos’è il karma, ma sicuro il karma sa chi sono io!
Insomma: cosa hanno in comune l’immedesimazione e il karma?
Il fatto che io mi sia  sempre chiesta cosa provasse un uomo in giro per saldi.
Poi i miei amici m’hanno portato a un’asta del fantacalcio.
E proprio al termine di quell’asta, che cambiò la mia vita e il vertice da cui guardare il mondo, stilai questa lista.
Ovvero: i 10 motivi per cui i saldi sono come il fantacalcio:
1. L’inganno: tutto inizia con un enorme grande inganno, più della sobrietà di Lapo Elkhann e più degli specchi di Zara. Tutto inizia con un inganno: “Ti va di venire ad una serata in cui facciamo l’asta per il fantacalcio?” “Guarda che dura poco”; “ti va di accompagnarmi per saldi?” “Guarda che dura poco”. Preparatevi, davanti a voi avete il miglio verde. Ti dicono che finirà presto, ma l’agonia è solo iniziata;
2. L’omertà: quando arrivi in casa dell’amico, lo capisci subito dal clima di silenzio e dagli sguardi in codice ninja che quella non è e non sarà una serata come le altre, che quella è una serata da cui uscirai cambiata. Come per i saldi, che lo capisci dalle sopracciglia alzate delle amiche che dicono “ma ti sei portata anche lui?”. In entrambi i casi, tutti i segnali non verbali provenienti dagli altri sembrano andare in un’unica direzione: “non lo sai in che cosa sei incappato, vero?”;
3. Il fomento iniziale, la felicità prima della morte, “il canto del cigno”. Quando il fantacalcio comincia, compartecipi entusiasticamente agli scambi virili. Sarà perchè sono appena entrate in circolo le due birre che d’astuzia ti hanno fatto ingurgitare all’aperitivo o anche solo per un sano senso di curiosità, ma quando iniziano gli scambi, tu osservi i tuoi amici e gioisci insieme a loro. Anzi più di loro. “Insigne, grande!!!!”. O come quando il tuo fidanzato, alle prime tre vetrine del centro commerciale, commenta modelli e prezzi, ti sta accanto con sano senso di altruismo e sembra bearsi di un così bel modo di vivere la relazione. Soltanto per i primi 8,3 secondi. Quella è solo un’illusione, l’abbaglio e l’allucinazione più grande della storia. In fondo è un po’ come il giorno in cui apri la Partita Iva: esci dal commercialista che senti di avere il mondo in mano e al primo 730 senti che il dramma è solo iniziato! Ormai sei dentro. E non puoi più uscire!
4. Il reciproco tentativo di intimorire gli altri. Come nei saldi, così nel fantacalcio e come nel fantacalcio, così anche al centro commerciale, la tua unica brama è finalizzata al possesso e il tuo unico obiettivo prescinde da qualunque regola della cooperazione civile. L’altro è un nemico e l’unico a sopravvivere sai che sarai solo e soltanto tu o meglio tu e ciò che possiedi: sei disposto a svendere qualsiasi cosa al prezzo più basso e sei pronto ad acquistare a prezzi indicibili qualcosa che non ti servirà e che, al meglio delle ipotesi, servirà solo a vantartene. Tra scarpe e taglie e tra centrocampisti ed attaccanti, ognuno si destreggia guardando l’altro come il peggior traditore. Ma soprattutto, come per un calciatore che per una maglietta inutile di H&M, vale la legge della giungla: se qualcuno poggia lo sguardo sull’oggetto del tuo interesse, esso automaticamente deve diventare tuo. Il passo falso dell’altro è la tua unica vittoria!
5. L’autoconvicimento. Alla fine dell’asta o della giornata di acquisti, senti di avere una vaga sensazione o anche solo una minima consapevolezza travestita da chiara lucidità: hai comprato delle cose di dubbia utilità (che non sai se ti faranno male, in un caso, o se giocheranno bene, nell’altro), ma conservi un unico e solo baluardo dell’aspettativa: hai fiducia che facciano il loro dovere, che portino a casa il risultato (o ti riportino a casa sana nel caso di un tacco 13 “preso scontatissimo, che faccio lo lasciavo lì?”). In ogni caso, ogni scarrafone è bello a mamma sua e ogni Andrade è bello al proprio possessore;
6. La multiculturalità. All’inizio della serata non sai distinguere il rugby dal calcio se non per il fatto che il secondo è quello della catapulta infernale dei gemelli Derrick, sport estremo che tuo fratello ti costringeva a fare in salone e per cui tu hai perso il primo incisivo della tua vita. Ma alla fine di questo stillicidio chiamato fantacalcio che dura più di cinque ore e meno di una relazione di Stefano Bettarini, riusciresti ad intrattenere una compravendita con Mino Raiola e sai che Hamsik non è un gastroprotettore. Così come, dopo l’ennesimo dubbio su scarpe o stivali, il tuo ragazzo potrebbe parlare di zeppe, cuciture ed ecopelle insieme a Karl Lagerfield. In definitiva: hai più volte sperato che i Navy Seal ti venissero a prendere, ma in compenso adesso hai un bagaglio intellettuale e onnicomprensivo che Luciano Onder fermati;
7. “E’ sempre la stessa storia”. Dopo una giornata così, guardi i tuoi amici con astio e ti ritrovi a dirgli le stesse frasi che ti diceva il tuo fidanzato mentre riponeva nel portabagagli le 587 buste di saldi. Realizzi, insomma, che, il fantacalcio per una donna e i saldi per un uomo, hanno qualcosa in comune con le più grandi passioni: cominciano con un “dura poco lo giuro” e finiscono con un “mai più, questa è l’ultima volta”;
8. I Cristiani. Cara ragazza, potrai ancora non sapere cosa è un fuorigioco o quando si applica la regola del golden goal, ma al termine di una serata di fantacalcio puoi certamente affermare il più grande apprendimento dell’esperienza: Cristiano Ronaldo è il corrispettivo del nostro Christian Louboutin!
9. I flashback. Sorpassate le 4 ore di asta o saldi, inizi a vedere le immagini di te alla Prima Comunione e al Natale del ’92. Senti che la morte è vicina o se non abbastanza prossima, la invochi al più presto come unica forma di salvezza!
10. L’amore. L’ultimo, ma non per questo di minore importanza. Perchè al momento dell’ennesimo rilancio su Insigne, tu hai già deciso di suicidarti ingerendo la polvere delle Puff, ma ti ricordi che sei lì fondamentalmente e soprattutto per solo e soltanto una ragione: perchè vi si ama. E quando si tratta di amore, per chiunque esso sia, amici, fidanzati, familiari, non c’è cognizione logica che tenga. Non c’è spiegazione razionale che possa dare un senso. Inutile cercarla. Non c’è.
E la capacità di tenere insieme un sentimento profondo con la noia terribile di ore interminabili, io credo che abbia a che fare con il poter tollerare, all’interno di una stessa relazione, le spinte evolutive e quelle distruttive, la voglia di scappare e quella di rimanere. Credo che abbia a che fare con ciò che distingue un legame affettivo da qualsiasi altra cosa del mondo tangibile: esso mantiene la sua forza aldilà della distanza, mantiene la sua possibilità di tenuta aldilà del tempo. Esiste all’esistere del pensiero, che è invisibile e silenzioso. E terribilmente potente. Anche se Matteo è in Giappone e Valentina non c’è più. Esso esiste e sopravvive. E io credo che abbia a che fare con l’amore.
Alfonso Cuaron, regista messicano vincitore del Leone D’Oro al Festival di Venezia, dice che quando cresci con qualcuno che ami, non metti in discussione la sua identità. E io penso che abbia ragione.
Anche se il prezzo è una serata di fantacalcio o una giornata di saldi.
di Cara Futura Rigby, all rights reserved
Perchè il fantacalcio e i saldi sono in fondo simili. E hanno a che fare con l’amore. ultima modifica: 2018-10-04T18:13:09+00:00 da Cara Futura Rigby

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