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– Quando subentra la noia è finita. Siete belli che morti. Non funziona più niente. E sottolineo niente.

– E noi cosa possiamo fare secondo te?

– Ma che ne so? Inventatevi qualcosa! Mettete in moto il vostro cervello e cercate di farlo funzionare seppur al minimo!

– Altrimenti poi subentra la noia.

– Non funziona più niente amico mio. E sottolineo niente.

Lui, uno studente di Ingegneria prossimo alla Laurea, persona a modo come dicono in molti, ben vestito, ben rasato, appassionato di Sport, non fumatore; lei, una studentessa di Biologia al terzo anno, figlia di genitori rispettabili, fervente cattolica, ben vestita, ben profumata, appassionata di programmi TV, non fumatrice. Una coppia perfetta. Il mito di Platone1 fatto realtà. Sempre insieme. Mano nella mano. E insomma tutte quelle tenerezze alla Paulo Coelho.

Le loro serate avevano una precisa didascalia che prevedeva:

ore 19.00 lui va da lei e saluta i genitori di lei che a sua volta dicono di mandare tanti saluti ai genitori di lui;

ore 19.30 lui mette una mano sul culo di lei che a sua volta mette una mano sul coso di lui e in alcuni casi con molta gioia di lui anche la bocca;

ore 20.30 lui finisce la pizza prima di lei;

ore 21.30 lei comincia a parlare di lei a lui che a sua volta risponde parlando di lui;

ore 23.30 – 00.00 lui accompagna a casa lei sperando che durante il tragitto lei possa fare qualcosa per il piacere di lui e infine si danno la buonanotte;

ore 00.15 lei manda un messaggino sul cellulare di lui che a sua volta risponde sul cellulare di lei;

ore 00.30 lui emette gemiti pensando a lei; lei, dorme.

Un canovaccio perfetto insomma. E soprattutto mai una sbavatura. Nessun imprevisto o strappo alla regola che fosse era contemplato. La loro storia funzionava. Erano una coppia affiatata. Stavano una meraviglia insieme. Eppure forse negli ultimi tempi c’era qualcosa che non andava. Un qualcosa di impercettibile ma di cui entrambi avevano il sentore. E se da un momento all’altro fosse subentrata la noia? La fine di una storia perfetta? Uno tsunami sentimentale? Dovevano risolvere la questione. Difatti lui andò da lei per parlare.

– Lo sai che io ti amo.

– Certo.

– Per questo vorrei metterti in guardia su un problemino che dobbiamo risolvere al più presto.

– E quale sarebbe?

– La noia. Dobbiamo impedirle di attaccarci. La dobbiamo scacciare e difenderci con le unghie e con i denti.

– Vuoi dire che..

– Dobbiamo inventarci qualcosa. Fare uno strappo alla regola. Passare una serata diversa da tutte quelle che abbiamo passato insieme.

– Io potrei ordinare una pizza diversa magari.

– Io non pensavo a una cosa del genere.

– E a cosa pensavi?

– A qualcosa di sconvolgente.

– Pericoloso?

– Off limits.

– Tipo un salto nel vuoto?

– Ancora più pericoloso.

– Questa cosa mi eccita da morire! Oddio che cosa ho detto?! Mi eccita! Ho detto proprio così!

– Lo vedi che già comincia a funzionare?!

– Tesoro..

– Dimmi pure cara..

– Abbassati i pantaloni.

– Dici sul serio?

– Mai stata più seria.

***

– Buon anniversario moglie.

– Buon anniversario marito.

– Da quanto cazzo di tempo siamo sposati scusa?

– Sono tipo vent’anni.

– Roba da non credere.

– A chi lo dici.

– Comunque per stasera ho prenotato.

– Lo immaginavo.

– Beh io vado.. a stasera allora..

– A stasera.

– Buon anniversario.

– Buon anniversario.

Lui, avvocato civilista, elettore moderato di sinistra, capelli quel che bastano a non rientrare a pieno titolo nella categoria dei calvi, con una passione smodata per Tex Willer; lei, proprietaria di una piccola libreria, elettrice delusa di sinistra, tette e culo ancora al loro posto, potenziale alcolizzata.

Il giorno del loro anniversario di matrimonio. Un giorno come tutti gli altri. A lavorare entrambi. A cercare di non pensare alla loro vita privata. Solo una cena fuori tanto per ricordarsi di essere felicemente sposati da una ventina d’anni.

Un matrimonio tutto sommato riuscito bene. Una bella casa tenuta bene. Il giusto relax. Agiatezza economica. Sesso quanto basta e nessun figlio. Troppe complicazioni.

Dialoghi marito-moglie ridotti all’osso come in un film di Antonioni, cene condivise e dopo cena nella maggior parte dei casi separate con lei sul divano del soggiorno A sintonizzata su Sky Cinema e lui sul divano del soggiorno B sintonizzato su Sky Sport. I miracoli del Multivision.

***

– Cosa ti fa pensare che non siano in casa stasera?

– Il fatto che è il loro anniversario di matrimonio.

– Uau!

– Hanno già prenotato un tavolo per la cena.

– Ma è fantastico!

– Ne avranno per almeno due ore.

– E noi saremo soli soletti nella loro bella casuccia.

– A fare quello che ci pare.

– Sei un genio!

– Lo so bene! Pensa che stavo anche per finire l’Università.

– Ma davvero?

– Eh sì.. mi mancavano solo una ventina d’esami.

– Ma dai! E perché non hai più continuato?

– Sai come va la vita.. ho fatto una scelta.. dovevo mettere al primo posto il lavoro, non potevo coniugare le due cose.

– Beh magari un giorno potresti tornarci.

– Dopo la pensione dici?

– Sì.

– L’università della terza età.

– Sono comunque soddisfazioni.

Eugenio Tazzina aveva dato un solo esame all’Università ma questo non gli impediva di considerarsi un intellettuale. Un intellettuale giurista come soleva definirsi. L’esame in questione era stato Diritto Penale che aveva però fatto sbocciare in Eugenio una vera e propria passione per il crimine da cui l’abbandono della carriera universitaria. Riccardo Buontempo, suo fido collega di lavoro, non era invece da considerarsi una cima del pensiero critico vista la sua precoce riluttanza allo studio manifestatasi fin dalle scuole elementari in cui era solito strappare i libri di testo a morsi per poi sputarli in terra in segno di protesta nei confronti del sistema scolastico.

La coppia di ladri in questione, o meglio professionisti del crimine come puntualizzava ogni volta Eugenio Tazzina, lavorava ormai in perfetta simbiosi da almeno cinque anni e non c’erano stati mai problemi di alcun tipo. Lavori sempre puliti e studiati nei minimi dettagli. Mai una denuncia, una fuga, uno scontro a fuoco.

Stavolta poi sarebbe stato tutto ancora più semplice vista la ricorrenza dell’anniversario di matrimonio dei coniugi Pesce con la bella coppia di sposini impegnata a festeggiare il proprio amore in un bel ristorantino a lume di candela.

***

– Allora quale sarebbe questa cosa pericolosa che dobbiamo fare?

– Vuoi dire la nostra cosa off-limits?

– Sì!

– Ti ricordi la cena di Natale dell’anno scorso?

– Quella in cui c’era tuo nonno che mi guardava con concupiscenza?

– Esatto.

– Certo che ma la ricordo.

– Ricordi pure quell’uomo con i capelli quasi calvi che non faceva altro che parlare di Berlusconi?

– Ah certo.. come si chiamava.. Pesce giusto? Tuo zio..

– Mio zio sì.

– E cosa c’entra con la nostra serata off-limits?

– Oggi mio zio festeggia i suoi vent’anni di matrimonio.

– Beh, auguri, non riesco a capire però.

– Portando a cena fuori sua moglie e..

– Oddio!

– Noi saremo nella loro bella casetta.

– A fare cosa?

– Roba off-limits mia cara! Molto off-limits!

– Tutto questo è così..

– Eccitante?

– Abbassati i pantaloni!

– Di nuovo?

***

La domanda era: cosa diavolo regalare alla proprie moglie per festeggiare al meglio l’anniversario di matrimonio e non risultare troppo banale? L’avvocato Pesce provò a stilare una specie di classifica di regali papabili che comprendeva

1. Anello d’oro (l’intramontabile)

2. Un assegno di mille euro

3. Un viaggio

4. Una macchina nuova

5. Anello d’argento (l’intramontabile)

Si rese conto però che non c’era quel tocco di originalità che sarebbe tanto piaciuto alla sua signora. Andava vagando a vuoto senza un briciolo di idee per le strade della città fino a quando dal lettore cd della sua Audi A4 arrivò un segnale divino. L’ispirazione. I Beatles cantavano Lucy in the Sky with Diamonds. La canzone era il regalo giusto. Tutto quello che gli avrebbe permesso di trasformare gli anni passati in un bel ricordo della propria giovinezza. I concerti e i capelli lunghi. Le droghe e il sesso sfrenato. La prima volta che lui vide sua moglie. Il modo in cui capì attraverso uno sguardo complice che quella era la donna della sua vita. La mano di lei che gli fece segno di avvicinarsi e poi la sua bocca che sussurrò quelle parole, le parole che il futuro avvocato civilista Massimo Pesce non avrebbe mai più dimenticato, le parole più belle che una donna avesse mai potuto pronunciare: SCOPAMI FORTE!

Il tipo che aveva tutta l’aria di essere uno spacciatore ci mise un bel po’ di tempo a rendersi conto che l’uomo in giacca e cravatta dentro l’Audi A4 non era uno sbirro. Certo l’avvocato Pesce non aveva proprio il fisico di un drogato e quindi poteva destare qualche sospetto.

– Beh quand’ero giovane ci davo dentro con le droghe! Ora è un po’ di tempo che non faccio più niente, una ventina d’anni più o meno.

– Cosa posso darti?

– Avrebbe dell’Lsd per caso?

– Che cosa?!

– Lsd, la droga che ti apre le porte della percezione.

– Ormai è una droga fuori commercio.

– Come mai? Problemi con le vendite? Eppure ai miei tempi andava forte.

– Appunto, ai suoi tempi. Adesso c’è l’Ecstasy.

– Cos’è?

– Sono delle pasticche. Tipo Lsd comunque.

– D’accordo. Le prendo allora. Me ne dia un paio.

– Tieni. Amico vacci piano con questa.

– Don’t worry fratello!

Corse verso il suo ufficio con l’adrenalina a mille. Ecstasy. Bel nome per una pasticca. Era sicuro che avrebbe fatto un figurone con quel tipo di regalo.

***

– La tua deve essere stata proprio una vocazione al crimine!

– Più o meno.

– Voglio dire: ti mancava così poco per finire gli studi.

– Erano comunque una ventina d’esami.

– La tua vita sarebbe cambiata.

– Di sicuro avrebbe preso un’altra piega.

– Tipo che la casa da svaligiare stasera fosse la tua.

– Una cosa del genere.

– Perché l’hai fatto?

– Vuoi dire perché ho abbandonato la mia carriera universitaria e una vita più o meno normale?

– Eh.

– Per combattere la noia.

– Cioè ti annoiavi a studiare.

– Non proprio. In fondo erano cose molto interessanti quelle che studiavo. Diciamo che la mia prospettiva futura me la immaginavo di una noia mortale. In questo senso il crimine è pur sempre un diversivo alla monotonia della vita.

– Bah.. faccio questo lavoro da tanti anni.

– Ti annoi?

– Un po’ sì.

– Dovresti provare a fare qualcosa di diverso allora.

– Tipo?

– Non so. La cosa fondamentale è combattere la noia.

– A te riesce?

– Sempre. La cosa bella del nostro mestiere è proprio questa. Se invece avessi continuato gli studi non so. Mi sarei annoiato da morire molto probabilmente.

– A me invece sarebbe piaciuto studiare. Nel senso che se potessi mi iscriverei all’Università. Per combattere la noia appunto.

– Ma se a te non è mai piaciuto studiare?

– Posso sempre cominciare a farmelo piacere.

– E a quale Facoltà vorresti iscriverti vediamo?

– Vuoi dire quale materia mi piacerebbe studiare?

– Eh.

– Matematica.

– Molto complessa come disciplina, sei sicuro?

– Alle elementari una volta ricordo che risolvetti un problema.

– Mi sembra un tantino pretenzioso pensare di potersi iscrivere ad una Facoltà come Matematica solo per il fatto di aver risolto un problema alle scuole elementari.

– Non ti ho detto però che fui l’unico in tutta la classe a risolvere quel problema. Credo insomma di avere una vocazione alla matematica.

– Bah.. se è così..

– Potremmo tornarci insieme all’Università. Sai che spasso. Che ne dici? Facciamo che questo è il nostro ultimo colpo.

– Abbiamo più di trent’anni ormai.

– E allora?

– Siamo vecchi per l’Università.

– Ma se una volta ho sentito al notiziario che nelle Università comandano i vecchi!

– Appunto. Loro però ricoprono un ruolo di comando in quanto hanno dei titoli conquistati da giovani che noi non abbiamo.

– E allora ricopriamo anche noi un ruolo di comando visto che siamo vecchi!

– Ti ho detto che non abbiamo i titoli per farlo!

– E ce li prendiamo.

– Come?

– Li rubiamo.

***

Proprio come in un film di spionaggio. Lui con il binocolo e i guanti di pelle nera. Lei che cercava di simulare indifferenza con il rossetto che poco a poco le colorava le labbra davanti lo specchietto.

Lui si era messo lo smoking per l’occasione, lei il vestito della cresima di sua sorella minore. Erano perfetti.

– Io e te siamo come Mr. And Mrs. Smith!

– Brad Pitt e Angelina Jolie.

– E la festa è appena cominciata!

– Mmm.. abbassati i pantaloni!

– Aspetta!

– Che c’è?

– Eccoli. Stanno uscendo.

Scesero dall’auto con l’aria più sorniona possibile. Lui si mise a fischiettare un motivetto perché aveva letto da qualche parte che fischiettare un motivetto allegro indica tranquillità e serenità d’animo. Era proprio quello che ci voleva. Non destare sospetti. Attraversare la strada come se niente fosse ed entrare nel palazzo come fosse un gesto quotidiano. Salire le scale con velocità moderata e finalmente aprire la porta che tutto avrebbe cambiato. Entrare nella casa che avrebbe permesso a entrambi di combattere la noia, di sedimentare il loro rapporto sentimentale, di fare le prove generali del matrimonio e della conseguente messa in atto della famiglia.

Doveva funzionare. Era la loro grande occasione.

– Ma non abbiamo le chiavi!

– Lo sapevo che l’avresti detto prima o poi.

– Mi spieghi come facciamo ad entrare?

– Ecco qua!

– Ma.. come hai fatto a prenderle?

– Non le ho prese. Diciamo che non le ho mai restituite.

Il magico mondo del loro sistema per combattere la noia di coppia prese forma nel momento in cui lui con un semplice gesto della mano aprì la porta dell’appartamento dei coniugi Pesce.

Una casa ordinata e linda. Mobili di buona fattura. Televisori ultramoderni. Una biblioteca di notevoli dimensioni. E poi il pezzo forte della casa: il bagno. Progettato da un artista a corto di contanti aveva nella vasca da bagno che poteva benissimo sembrare una piscina il suo gioiellino. Gioiellino che dall’occhiata che si scambiarono i due fidanzatini pareva essere di vero gradimento.

– Adesso che facciamo?

– Pensavo di fare un po’ di casino.

– In che modo?

– Che ne dici se cominciassimo a spaccare qualcosa?

– Però dopo voglio fare il bagno nella vasca.

– D’accordo.

– Spacco il televisore nel frattempo?

– Ok. Io mi occupo della biblioteca.

– Buon lavoro caro.

– Grazie, anche a te.

***

Il sommelier chiese all’avvocato Pesce se il vino da lui appena versato era di suo gradimento. Fece cenno di sì con la testa.

– Io farei un brindisi cara.

– A cosa?

– Al nostro matrimonio e al nostro fantastico amore.

– Mi sembra carino.

– Dammi il bicchiere.

– Tieni.

– Brindiamo ai nostri venti anni di matrimonio che nonostante tutte le difficoltà e alcune controversie..

– Molte controversie.

– … e molte controversie si è comunque rivelato un gran bel matrimonio e che il nostro amore possa in eterno durare.

– Non credi sia più appropriato dire durare in eterno?

– In eterno durare suona meglio. Sembra qualcosa di sacro.

– Come vuoi.

– Auguri.

Bevvero entrambi il loro vino con una punta di sorriso negli occhi. La signora Pesce inarcò le sopracciglia in segno di apprezzamento. Suo marito fece lo stesso gesto. Poi improvvisamente scoppiò a ridere. Una di quelle risate totali che nascono nello stomaco e si riverberano su tutto il corpo fino a deflagrare in lacrime e viso paonazzo.

La signora Pesce, inizialmente complice di quella risata così fragorosa, chiese infine delle spiegazioni a riguardo.

– C’è qualcosa che non va tesoro?

E giù con le risate.

– Stai bene? Cosa succede?

Poi l’avvocato Pesce riuscì a tirar fuori delle parole.

– Il regalo.

– Il regalo? Quale regalo?

– Abbiamo appena bevuto il tuo regalo.

– Vuoi dire che era la bottiglia di vino il mio regalo?

– Quello che c’era dentro il bicchiere diciamo.

– Perché cosa c’era?

Una nuova inondazione di risate prese ad attaccare il signor Pesce.

***

– Buongiorno avvocato Tazzina.

– Buongiorno a te.

– Allora volevo ricordarle che più tardi passerà il dott. Usberti per quella faccenda degli assegni familiari. Pare che sua moglie abbia chiesto di più.

– Le donne chiedono sempre di più. E hanno ragione.

– Anche sua moglie chiede sempre di più?

– La sua fortuna è che posso sempre accontentarla.

– Dev’essere davvero una donna fortunata.

– Tu invece cosa chiedi?

– Non saprei rispondere signor avvocato.

– Vuole seguirmi nel mio ufficio grazie.

– Che ne dice se chiudessi prima la porta a chiave?

– Mi sembra ragionevole.

Riccardo Buontempo vide come un’espressione di beatitudine sul volto di Eugenio Tazzina quando con due buffetti sulle guancie dovette destarlo da una pennichella.

Eugenio Tazzina sbadigliò e pochi istanti dopo si rese conto di essere in un automobile e non con la sua segretaria immaginaria nel suo studio di Avvocato Matrimonialista.

– Stavo sognando.

– Un bel sogno spero.

– Fantastico. La cosa brutta però è che i sogni migliori finiscono sempre sul più bello. Ci si sveglia sempre.

– Che vuoi farci.

– Che ora è?

– I nostri amichetti sono usciti.

– A questo punto toccherà di uscire anche a noi. Non credi?

– Penso di sì.

– Buona fortuna allora. Andiamo.

– Andiamo!

***

Due televisori in frantumi. La biblioteca che praticamente non esisteva più dato che tutti i suoi volumi erano riversati per terra smembrati. Le pagine dei libri erano stato divelte a morsi come se un branco di cani lupo non propriamente addomesticati secondo le regole del vivere comune ci si fossero precipitati sopra. Tex Willer, eroe dell’avvocato Pesce, era ormai un cumulo di carta stracciata e appallottolata. Nel salotto, i divani erano stati letteralmente pugnalati con una serie di coltelli da cucina, i quadri affissi alle pareti recavano delle scritte fatte molto probabilmente con un pennarello rosso che recitavano un’unica e ricorrente parola quasi come fosse la firma distintiva di un serial killer anarchico delle opere d’arte, la parola in questione era FUCK!

Inoltre all’interno di un centrotavola che dall’aspetto doveva comunque valere un mucchio di soldi vi era stato deposto un pensierino non propriamente elegante che la maggior parte delle persone è solita lasciare dentro la tazza del cesso per poi con una leggera pressione di un bottone o qualsivoglia spedirlo nelle maleodoranti fogne.

Il pezzo forte della serata, il coupe de theatre, il coniglio nel cappello a cilindro, doveva però ancora venire. La vasca da bagno. Quell’oggetto del desiderio che subito aveva toccato le corde dell’anima sensibile di lei e stuzzicato la fantasia di lui. Quella vasca così spaziosa, così curata nei minimi dettagli, così adatta a diventare luogo e memoria storica per i posteri di quella che sarebbe stata per loro la scopata del secolo. La scopata che avrebbe suggellato per sempre il loro amore. Che avrebbe permesso di combattere la noia.

La vasca avrebbe permesso data la sua enorme mole di poter ospitare il congegno ingegneristico pornografico che forse nemmeno la mente più fantasiosa del pianeta Terra avrebbe potuto immaginare: la vasca-frigorifero l’aveva chiamata lui.

Quello che dovevano fare era prima di tutto prendere di peso il frigorifero della cucina, togliere tutto quello che c’era dentro, portarlo in bagno, riempire d’acqua e di schiuma la vasca da bagno, metterci il frigorifero dentro, entrare nella vasca da bagno, entrare nel frigorifero. In poche parole sarebbero stati i pionieri di quel nuovo modo di fare sesso. Avrebbero scopato dentro un frigorifero galleggiante in una vasca da bagno.

***

La signora Pesce non riusciva a trovare una spiegazione plausibile del perché avesse accettato di uscire a cena con un coccodrillo. Un coccodrillo in giacca e cravatta.

Non capisco proprio non capisco. Vestito così poi. Non può essere mica un alligatore scappato da uno zoo? Gli alligatori da zoo mica vestono completi grigio scuro? E se invece durante la fuga avesse comprato il vestito in sartoria? E con quali soldi poi? Forse l’ha rubato! Certo! Un ladro, un coccodrillo ladro! Ma perché poi è uscito a cena con me? Voglio dire perché diamine ho deciso di cenare con un alligatore? Forse che io.. Oddio!

Bastò un attimo per capire. Una porzione di pelle riflessa nella forchetta. Pelle verde scuro. Guardandosi le mani poi venne fugato ogni dubbio. Era un coccodrillo femmina.

Ora capisco. Siamo una coppia di alligatori. Alligatori civilizzati che hanno imparato ad usare le posate. Scappati da secoli e secoli di arretratezza culturale ci siamo emancipati dai nostri avi e abbiamo trovato il nostro posto nel mondo Occidentale. Possiamo tranquillamente cenare in un ristorante senza destare sospetti nella popolazione umana. In un certo senso siamo anche noi esseri umani.

L’avvocato Pesce fissava gli occhi di sua moglie con aria terrorizzata. Quella donna dall’aspetto così carino che per tanti anni aveva amato si era improvvisamente trasformata. Di fronte a lui sedeva un tricheco adesso.

– Cara.. devo dirti una cosa importante..

– Anch’io ho qualcosa da dirti.

– Credo che tu per qualche ragione di cui ignoro l’esistenza ti sia trasformata in un tricheco.

– Un tricheco? Che cosa assurda!

– Anch’io penso sia assurdo ma è così.

– Proprio non ti capisco a volte sai. Anni e anni ci sono voluti. Alla fine siamo riusciti ad emanciparci. Ci guardano tutti con rispetto nonostante quello che siamo.

– Perché cos’è che siamo?

– Ma dico vuoi per un attimo provare a fare il serio?

– Cosa siamo?

– Coccodrilli civilizzati!

– Tu sei pazza.

– Guarda la tua bella faccina nel riflesso della forchetta allora.

– Non ci penso nemmeno.

– Guardati!

L’urlo che levò l’avvocato Pesce dopo aver visto la sua faccia nel riflesso della forchetta fece girare tutto il ristorante nella loro direzione. Un cameriere preoccupato andò ad accertarsi delle loro condizioni.

– Va tutto bene signori?

– Una meraviglia! – disse la signora Pesce.

– Porto i secondi allora.

– Faccia pure.

***

Lo spettacolo a cui dovettero assistere Eugenio Tazzina e Riccardo Buontempo una volta dentro l’appartamento dei coniugi Pesce non era affatto previsto. Il demonio in persona o un suo emissario dovevano essere passati da quelle parti a fare visita. Non poteva essere.

– Ma dico è mai possibile?

– Un minimo di decenza!

– E queste sarebbero persone rispettabili?

– Rispettabili un corno!

– Sono dei barbari!

– Peggio!

– Mai avrei potuto immaginare che un uomo di legge, un mio collega diciamo, potesse fare della sua casa questo scempio.

– Mi sa che hai fatto bene a lasciare l’Università.

– No! Questo è troppo!

– Cosa è stato?

– La pergamena di laurea dell’avvocato Pesce.

– Ma questa è..

– Merda! L’avvocato ha cagato sulla propria laurea!

– Ehi aspetta! Hai sentito?

– Non sento nulla. Sono troppo addolorato.

– Come una specie di verso. Lo senti?

– Viene da lì!

– Forse ci sono degli animali in casa.

– Animali molto strani però. Io sento una cosa tipo liuuuu liuuuu! Non credo siano dei cani.

– Sembrano più che altro animali selvatici.

– Tipo coyote.

– Ecco bravo.

– Si ma cosa ci fanno dei coyote in questo appartamento? Voglio dire non sono mica animali domestici?

– Vabbè adesso va molto di moda tenere in casa animali esotici. Serpenti, iguane, koala.

– Saranno mica carnivori i coyote?

– Spero li abbiano addomesticati. E comunque il coyote è tendenzialmente un animale sfigato. Dunque innocuo.

– E perché sarebbe sfigato?

– Hai presente Willy il coyote?

– Il cartone animato intendi?

– Quello. Insomma ha speso tutti i giorni della sua vita a dare la caccia a quell’uccello come si chiamava. Bip-Bip. Gli è sempre andata male. Non l’ha mai preso.

– Dunque figuriamoci se sono animali pericolosi.

– Così dovrebbe essere.

– Comunque tieni la pistola ben pronta.

– Potremmo addirittura ricavarci delle bistecche secondo me.

– Bistecche di coyote?

– Chissà magari è una carne pregiata.

– Può essere.

***

Liuuuu Liuuuu Liuuuu Liuuuu Liuuuu Liuuuu Liuuuu Liuuuu Liuuuu

Quello strano verso l’aveva sentito pochi giorni prima mentre guardava un documentario alla tv. Era una sorte di richiamo sessuale che facevano i coyote nella stagione dell’amore. In poche parole era un vero e proprio S.O.S. che lanciavano i coyote quando volevano scopare con la coyote femmina.

– Non ti fermare non ti fermare!

– Liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu

– Che magnifico verso!

– Liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu

– Ma come ti viene in mente una cosa del genere? Non ti fermare!

– Liuuu liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu

– Liuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!

***

I coniugi Pesce, di comune accordo, decisero che era giunta l’ora di scendere in campo. Il loro privilegio di coccodrilli civilizzati doveva risultare utile a qualcosa. I loro simili dovevano sapere. Sarebbero stati informati. Avevano solo bisogno di una figura carismatica che li avrebbe portati a capire. Loro due erano perfetti. Marito e moglie. Un po’ come Bill Clinton e sua moglie Hilary. La prima tappa del loro tour elettorale erano le fogne. Da quelle parti di certo avrebbero trovato molte famiglie di alligatori meno fortunati di loro.

L’avvocato Pesce si scusò con il maitre del ristorante, ma non c’era tempo per il dessert. Dovevano andare nelle fogne. Saldato il conto e dopo i cerimoniali saluti uscirono all’aria aperta.

Si misero in auto. Una volta arrivati a casa sarebbero scesi nel sistema fognario da un buco che avrebbero scavato nel loro bagno.

– Hai già pronto un discorso caro?

– Ehm.. no.. non saprei, per me è la prima volta.

– Dobbiamo solo essere convincenti. Raccontare la nostra storia e provare a dirgli che anche loro possono farcela. Anche loro possono entrare liberamente in un ristorante senza essere guardati con ribrezzo. Avere un lavoro. Andare al cinema. Bisogna solo crederci.

– Potresti parlare tu per prima?

– Lo farò. Ma non provare a fare scena muta. Saremmo poco credibili in questo modo.

– Tranquilla. Mi inventerò qualcosa.

***

Eugenio Tazzina, che pura nella sua vita ne aveva viste tante, non potette fare a meno di trasalire una volta entrato nel bagno dei coniugi Pesce. C’era una vasca da bagno enorme. Piena di schiuma. All’interno vi galleggiava un frigorifero che a sua volta conteneva la cosa più assurda di tutta la faccenda: c’erano due coyote che scopavano selvaggiamente.

Liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu liuuuu

***

– Non è come pensi zio! Noi non stavamo.. ti prego non dirlo ai miei genitori! Ti scongiuro!

– Ma allora non erano dei coyote..

– Volevamo solo scherzare.. combattere la noia.. vedi zio..

– Senti amico io non sono tuo zio. Per fortuna direi. Un mio ipotetico nipote di sicuro non starebbe nudo in un frigorifero dentro una vasca da bagno a fare il verso del coyote.

– Ma allora chi sei? Chi siete?

– Professionisti del crimine diciamo. Volgarmente definiti ladri.

– Vi prego non ci uccidete!

– Perché mai dovremmo uccidervi? Per chi ci hai preso ragazzo? Noi siamo delle persone rispettabili. Mica come voi. Avete sfasciato una casa. Peggio dei barbari siete. Avanti uscite dal frigorifero. Dico come vi salta in mente di fare una cosa del genere? Siete drogati per caso? Alcolizzati? O forse siete scappati da un ospedale psichiatrico?

– Volevamo fare qualcosa di diverso. Tutto qui.

– Ah. Uscite immediatamente da questa casa prima che chiami la polizia! Terroristi islamici che non siete altro!

***

I coniugi Pesce non fecero affatto caso allo scempio che era stato perpetrato alla loro bella casetta. La concentrazione a mille. Dovevano parlare agli alligatori. Dovevano convincere gli alligatori. Nel loro bagno però c’era qualcuno. Che fossero già dei loro sostenitori?

– Buonasera. Vedo che già siete qui. – disse la signora Pesce.

– Dev’essere stato il passaparola. – le fece eco il marito.

– Strano però. La stampa ancora non era stata avvertita.

– Cara vuoi cominciare tu?

– Oh sì certo. Allora cari amici alligatori. Io e mio marito abbiamo molte cose da dirvi. Credo sia giunta l’ora di uscire allo scoperto. Dobbiamo entrare nelle istituzioni. Civilizzarci. Basta con la solita vitaccia nelle fogne o negli zoo o nelle paludi. Dobbiamo occupare i palazzi del potere. Poter finalmente esprimere i nostri bisogni e provare ad ottenere democraticamente i nostri diritti.

– E aggiungo, permettimi cara, che sia arrivato il momento di scegliere un nostro rappresentante che possa guidarci nella nostra battaglia politica. Una persona di fiducia. Piena di talento. Che abbia a cuore tutti noi. Mia moglie! Una donna straordinaria. Un esempio da seguire. Lei sono certo cari amici ci condurrà alla vittoria e sarà la nostra guida e il nostro punto di riferimento.

– Sono commossa.

– Allora cari amici alligatori, cosa ne dite? Pronti a prenderci la nostra vita?

***

Ci fu un momento di silenzio. Eugenio Tazzina e Riccardo Buontempo si guardarono dritto negli occhi come a voler cercare un conforto reciproco. Lui e lei, tenevano invece la testa bassa, pieni di vergogna, o quello che era.

– Dunque siamo pronti? – disse la signora Pesce le cui parole si persero nel vuoto.

1 Quello in cui c’è il tizio che deve trovare la sua parte femminile che gli è stata tolta per ricongiungersi con la sua vera essenza che poi se uno ci riflette bene potrebbe sembrare un manifesto del Movimento Trans.

 

di Vincenzo Romanelli  All rights reserved

Nota biografica dell’autore

Più Beatles che Rolling Stones, più Blackberry che I-Phone, più Burger King che Mc Donald’s.

Sono nato il 12 Novembre 1986. Mi interesso di politica, tennis, cinema e serie tv americane, libri. Sono convinto che un giorno tutte le automobili avranno il cambio automatico.

Per combattere la noia ultima modifica: 2012-11-17T14:11:46+00:00 da Redazione

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