Concordato e Ddl Zan: chiariamo

Patti Lateranensi, Concordato e DDL Zan: facciamo chiarezza

Che cosa sono i Patti Lateranensi? Che cosa ha modificato il Concordato? Una ricostruzione chiarificatrice

di Simone Pasquini

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di Simone Pasquini
Patti Lateranensi

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Che cosa sono i Patti Lateranensi? Che cosa ha modificato il Concordato? Una ricostruzione chiarificatrice

di Simone Pasquini
5 minuti di lettura

DDL Zan, Corcordato e Patti Lateranensi. Negli ultimi giorni ha fatto molto scalpore l’intervento della Santa Sede nel dibattito politico italiano in merito all’ormai tanto vituperato DDL Zan. Mentre le forze politiche italiane si trovano al centro di una lotta come non se ne vedeva da tempo, il Vaticano ha finalmente deciso di formalizzare i propri timori circa il nuovo disegno di legge indirizzando una nota all’ambasciatore italiano presso la Santa Sede, con la quale si richiede formalmente di modificarne il testo.

La polemica non si è fatta attendere e numerosi personaggi pubblici – politici e non – hanno fatto sentire la propria voce, accusando la Santa Sede di ingerirsi indebitamente nei processi democratici di uno Stato sovrano, e per di più laico, quale è l’Italia. Ma perché la Chiesa cattolica ritiene di “potersi permettere” qualcosa che nessun altro Stato, normalmente, si azzarderebbe a fare nei confronti di un vicino territoriale?

In verità quello del DDL Zan è l’ultimo anello di una lunga catena di amore-odio fra l’Italia e la Chiesa cattolica (probabilmente più odio che amore). L’apparente paradosso è che uno dei paesi tradizionalmente più cattolici del Mondo, il cui territorio ospita da poco meno di due millenni il capo della Chiesa universale, abbia dovuto combattere contro la suddetta Chiesa per affermare la propria indipendenza.

La famosa “Breccia di Porta Pia”, con la quale i bersaglieri piemontesi (anzi, ormai “italiani”) nel 1871 abbatterono ciò che rimaneva dello Stato pontificio, inaugurò un lungo periodo di ostilità fra il neonato Stato italiano e la Chiesa cattolica. Papa Pio IX si era chiuso nel Vaticano – che il governo italiano non aveva osato toccare per paura di gravi ripercussioni sia interne che internazionali – ed aveva addirittura intimato a tutti i bravi cattolici italiani ad astenersi dal partecipare a qualsiasi aspetto della vita politica nel nuovo Stato “usurpatore”, compreso l’esercizio del diritto di voto.

Questa condizione di reciproca ostilità, seppure con fasi alterne, rimase tale fino al 1929, quando Mussolini, con una sapiente mossa politica, riuscì non solo a riappacificare Stato e Chiesa, ma addirittura a trasformare quest’ultima in un importante ingranaggio della propaganda di regime.

Grazie alla firma dei Patti Lateranensi (così chiamati perché vennero firmati nel palazzo di San Giovanni in Laterano), Mussolini apparve come colui che era riuscito a riappacificare il corpo nazionale con la sua parte “spirituale”, e venne addirittura ribattezzato dallo stesso Papa Pio XI “Uomo della Provvidenza”. Proprio lui che, all’inizio della sua carriera politica di socialista rivoluzionario, si era fatto la nomea di inveterato anticlericale, ma tant’è.

Quello storico documento ricuciva uno strappo che durava ormai da quasi 60 anni, ma, al netto dei vantaggi propagandistici per il regime fascista, poneva in capo allo Stato italiano tutta una serie di obblighi ed oneri nei confronti della Santa Sede: in particolare, la religione cattolica veniva dichiarata religione ufficiale dello Stato italiano (un grande passo indietro rispetto alla tradizione laica liberale) e se ne rendeva obbligatorio l’insegnamento nelle scuole, si prevedevano i pieni effetti civili al matrimonio religioso, nonché disposizioni in materia di privilegi fiscali a favore della Chiesa.

Con la caduta del fascismo, le forze politiche democratiche ed antifasciste (in particolare la Democrazia Cristiana e, strano a dirsi, il Partito Comunista italiano di Togliatti) decisero di salvare i Patti in considerazione del fatto che essi erano diventati la pietra angolare dei rapporti fra i due Stati. Si decise addirittura di costituzionalizzare questi impegni, prevedendo all’interno dell’art. 7 della Costituzione che questi obblighi potessero essere modificati solo con il consenso di entrambe le parti (l’unica alternativa sarebbe stata una modifica della stessa Costituzione).

I Patti del febbraio 1929 rimasero invariati fino al 1984, quando l’allora Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi ed il Cardinal Casaroli firmarono a Villa Madama gli emendamenti che resero il testo dei Patti quello che conosciamo oggi.

Lo spirito alla base del documento era rimasto invariato, ma le mutate condizioni economiche e culturali della società italiana, nonché gli importanti passi avanti fatti dalla Chiesa con il Concilio Vaticano II, fecero apparire come necessaria una modifica del testo originario. Il Parlamento italiano ratificò a larga maggioranza questo nuovo Concordato composto da 14 articoli ed un protocollo addizionale, il quale prevedeva il superamento di importanti principi del 1929: ad esempio, il cessato riconoscimento della religione cattolica come religione ufficiale dello Stato, nonché la possibilità per gli studenti di astenersi dall’ora di religione in classe.

In compenso, la Chiesa vide confermati in massima parte i suoi privilegi fiscali, ed inoltre venne prevista la ben nota possibilità per i contribuenti di destinare l’8×1000 delle imposte Irpef alla Chiesa Cattolica. Tuttavia, i quattro commi dell’art. 2 del nuovo accordo prevedevano (e prevedono ancora) l’obbligo di un generale riconoscimento ai fedeli cattolici ed alle gerarchie ecclesiastiche del diritto di potersi liberamente riunire ed esprimere la propria opinione su questioni riguardanti la fede ed il credo.

Proprio questo articolo, in effetti, costituisce la base giuridica su cui la Santa Sede afferma di avere il diritto di far sentire la propria voce sulla particolare questione di questi giorni, sostenendo che il disegno di legge così come è stato formulato si porrebbe in contrasto con il suddetto articolo e, di conseguenza, costituirebbe una modifica non reciprocamente concordata dei Patti Lateranensi.

Draghi in Senato: “Il nostro è uno Stato laico”. Fonte: Il Sole 24 Ore
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