Paese e Governo: li stiamo perdendo!

di Leonardo Naccarelli

Paese e Governo: li stiamo perdendo!

di Leonardo Naccarelli

Paese e Governo: li stiamo perdendo!

di Leonardo Naccarelli
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Il governo non tiene. Novembre è stato un mese molto complicato. Lo stato di apnea che, sin dall’inizio, ha stretto l’esecutivo ne sta minando la salute, la forza, la credibilità. Come privo di ossigeno, il premier e le forze di maggioranza si stanno facendo prendere dal panico, si muovono con una frenesia sempre più incoerente, vedono la loro vista e la loro mente annebbiarsi. Fuor di metafora, il Conte bis non è un governo, è un ologramma sbiadito ed inconsistente. Mancano tutti gli elementi fondamentali: il consenso fuori dal Palazzo ed una visione comune politica. 

Nessuno può azzardarsi a dire che fosse facile. Governare il Paese in modo soddisfacente voleva dire adempiere a due compiti principali: scrivere una coraggiosa e rilevante manovra finanziaria; fermare, o almeno, contrastare l’avanzata della destra. Nessuno di questi obiettivi era raggiungibile, in queste condizioni. 

L’anno solare non è un arcobaleno: al suo termine non c’è una pentola d’oro, anzi. Il capitan Salvini, senza macchia e senza paura, al momento di andarsene, ha lasciato sul comodino una cambiale da 23 miliardi di euro da saldare: la sterilizzazione dell’aumento dell’IVA. Scongiurato tale aumento, non c’era spazio per altre spese folli e spensierate. Allo stesso modo, si può rimproverare ad un governo così debole di non poter opporsi ad un processo politico così dirompente? Si poteva ragionevolmente chiedere al governo di porre rimedio ad errori e leggerezze che affondano le loro radici negli anni passati? Chiaramente no. 

Nonostante tutte le attenuanti, l’operato del governo è, per me, non sufficiente. Da esso, infatti, si pretendeva altro. Al Conte bis si richiedeva di riportare il Paese in uno Stato di calma dopo la turbolenta estate; ci si aspettava la creazione di un laboratorio politico per la costruzione di un Paese diverso;” un po’ per non morire ed un po’ per celia”, si pretendeva la famosa costruzione di un nuovo fronte repubblicano e progressista. Nulla di tutto questo è nemmeno vicino all’essere realizzato. I litigi nella maggioranza di governo non si contano nemmeno più. Di per sé, ciò non sarebbe necessariamente un male. Il problema risiede nel fatto che, alla base del confronto, non si individuano chiaramente idee o posizioni chiare: litigano per esigenza di contrapposizione, per mantenere i sondaggi a livello soddisfacente. La volontà di sopravvivere elettoralmente, e non politicamente, giustifica la scelta di non presentarsi insieme alle regionali in Emilia- Romagna e Calabria. Solo una classe politica sprovveduta e miope poteva non rendersi conto di quanto fosse necessario unire le forze almeno per provare a vincere in quelle regioni. La cosa peggiore che poteva fare un governo accusato di essere frutto di oscure manovre di palazzo è confermare quelle accuse. Se presentarsi insieme in Emilia-Romagna è troppo compromissorio, qualcuno mi spieghi come si possa reggere un governo nazionale.  

Giunto a questo punto dell’articolo, è forte la tentazione di un augurare al governo la vita più breve possibile, foss’anche per pietà nei suoi confronti. Se il governo è di questa caratura, si ponga fine al più presto alla sua agonia. D’altronde, i governi in Italia si sono sempre succeduti con sorprendente velocità e facilità. Il problema non è, però, cosa sta per cadere. Deve preoccupare cosa si sta formando. Una destra nazionalista e xenofoba sta avanzando, una destra “fascista” per chiamare le cose con il suo nome. Non ne stiamo ancora vedendo i lati più truci e spaventosi. Ci sono solo tanti tasselli che, messi insieme, delineano un quadro ogni giorno più scuro. La violenza verbale, sia come idee che come modalità d’espressione, sta prendendo la scena. Sentire un tuono non vuol dire necessariamente che seguirà un temporale: eppure esso è sufficiente per mettere un ombrello nello zaino. Allo stesso modo io non voglio che passi il concetto che una dittatura fascista sia imminente. Tuttavia, è momento che gli anticorpi democratici si mettano in moto. Nelle piazze ciò sta parzialmente succedendo, grazie Sardine, la politica, invece, segue i suoi tempi, notoriamente più lenti. L’argomento dell’imminente salita al potere di Salvini non deve essere inteso come stimolo per incollarsi alle poltrone dell’esecutivo. Occorre che lo strapotere della destra sia contrastato da un esecutivo del fare, determinato e coraggioso. 

Ecco perché, richiamando Brecht, domando al Governo: “Siete dei sopravvissuti, sospinti via dalla corrente? Resterete indietro senza comprendere più nessuno e da nessuno sarete compresi? O dovrete, solo, contare sulla buona sorte? Questo vi chiedo: non aspettatevi nessuna risposta, oltre la vostra”. 

Ora come ora, Paese e Governo, li stiamo perdendo. 

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