“Padre, se anche tu non fossi il mio”. Sì o no alla fecondazione eterologa?

di Redazione The Freak

“Padre, se anche tu non fossi il mio”. Sì o no alla fecondazione eterologa?

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“Padre, se anche tu non fossi il mio”. Sì o no alla fecondazione eterologa?

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fecondazione eterologa
fecondazione eterologa

In Italia, a differenza che in altri paesi europei, la fecondazione eterologa, quella effettuata con almeno un gamete appartenente ad una persona estranea alla coppia, è rigorosamente vietata.

Lo enuncia la legge di riferimento in materia di procreazione assistita, n. 40\2004. E’ invece ammessa la fecondazione tra gameti appartenenti alla coppia che cerca di avere figli, come ha confermato una sentenza della Corte Costituzionale del 2009.

Il dibattito politico in materia è tutt’oggi molto acceso. La questione è infatti di grande rilevanza sociale, essendo molte sia le forze in campo che spingono per una riforma della normativa in senso più liberale, sia quelle che propendono per una ostinata chiusura.

Le posizioni di chi dice no sono ancorate all’intangibilità  dei principi della vita e della famiglia fondata sull’amore e sulla relazionalità  sessuale come unica fonte della vita stessa. Il figlio “ secondo loro – ha diritto ad essere concepito in modo umano, come espressione dell’amore tra suo padre e sua madre, non prodotto in laboratorio e concepito in una provetta mediante un intervento medico. Costoro avversano queste forme di procreazione in quanto essa “trasforma il figlio in un prodotto”, ne fa il risultato di una mera capacità  tecnica, al di fuori di un contesto di amore di coppia (presunzione a mio parere alquanto arbitraria), e guarda già  a forme di procreazione cosiddette “asessuate”, che consentono anche a coppie di due uomini o di due donne di avere figli. Escludono pertanto che un bambino possa esser concepito in maniera differente da quella naturale.

Ma la legge italiana, come sappiamo, ammette sia l’impianto del seme sia la fertilizzazione in vitro (Fivet), purché si tratti di una fecondazione omologa.

E allora perchè escludere quella eterologa? Perché “lede il diritto di un figlio di sapere quali sono le sue origini, gli impedisce di riconoscersi nel proprio padre “giuridico”, comporta il rischio di matrimonio tra consanguinei ignari, conduce inevitabilmente alla commercializzazione delle cellule riproduttive”.

Tutte queste riflessioni, chiaramente sorrette da un background valoriale di matrice cattolica, sono più o meno condivisibili. Ma il punto è determinare come la legge, che dovrebbe essere super partes, trascendere le opinioni e operare un bilanciamento tra libertà  individuali e principi sociali comuni, possa disciplinare al meglio la questione.

1. Innanzitutto è da considerare che non esiste per la politica un modo di intervenire nella questione senza ledere la libertà  della coppia.

2 . È vero che un bambino ha diritto ad una famiglia composta da un uomo e una donna: suo padre e sua madre. Tuttavia i figli non sono una proprietà privata e le persone non sono di nessuno.

I medici insegnano che ogni essere vivente è frutto della combinazione di fattori genetici ed ambientali. Quello che deve rilevare alla società  è solo quanto attiene all’aspetto ambientale. Come un uomo si gestisce nei rapporti, come si relaziona alla legge, come si muove nel contesto sociale: questo interessa alla comunità . L’educazione e l’istruzione sono sì un fatto sociale.

La procreazione invece, una volta scongiurati i pericoli di lesione della vita e della dignità , credo proprio sia un fatto privato; ed escludere a priori tutte le tecnologie applicate alla vita in nome di principi religiosi o misoneistici non si addice all’uomo razionale nè al giurista moderno, che deve sapere operare caso per caso un “ad hoc balancing” onde distinguere tecnica e tecnica, e limitare ad esempio esperimenti meramente scientifici come la clonazione o la crioconservazione fine a se stessa.

Non si vuole persuadere nessuno a supportare l’una o l’altra causa, ma sarebbe bello che non fosse la legge a deciderlo nell’uno o nell’altro senso: essa non deve obbligare ma neppure vietare. In questo campo la legge può lasciarci liberi.

E se è concesso di entrare nel merito, non è cosa determinante che la cellula dalla quale proviene il bambino a cui vogliamo dare amore sia mia o di un altro. È una forma di maturità  ancora maggiore. È sufficiente che un figlio sia un impegno più che un desiderio, un progetto e non solo un capriccio arbitrario, e allora non vedo perché negare il diritto. Perché negare ad una coppia il diritto di procreare, ad un bambino quello di nascere. La nostra società, soprattutto nel nucleo embrionale della famiglia, ha bisogno di fiducia.

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7 risposte

  1. Ritengo, come prima di me ha già fatto Mazzini, che la FAMIGLIA sia la PATRIA DEL CUORE.
    Come ci si potrebbe sentire in “Patria” se fecondati -e dunque nati- con almeno un gamete appartenente ad una persona estranea alla coppia?
    Per me, i “principi della vita e della famiglia fondata sull’amore e sulla relazionalità sessuale come unica fonte della vita stessa” sono INTANGIBILI.
    I figli sono un DONO DI DIO, se Lui vuole donarli alla coppia lo fà.
    Nel momento in cui li si “pretende a tutti i costi”, ci si comporta da egoisti che, come tali, hanno come unico scopo quello di ottenere ciò che vogliono -costi quel che costi.

    1. Non può il nostro Paese rimanere sprovvisto di una legislazione che regolamenti e legittimi, in determinati casi, la fecondazione eterologa assistita.

      I figli sono un Dono di Dio, in ogni caso, anche attraverso la fecondazione eterologa.

    2. Hai ragione quando dici che i figli sono un dono, ma non penso che non “darli” ad una coppia che li desidera sia una forma di “veto di Dio”…
      io voglio crederci, al fatto che un essere umano possa compiere un salto mentale e sentirsi figlio di chi lo ha messo al mondo, cresciuto e amato, anche se non ne porta il corredo genetico..!
      il fatto che la pensiamo diversamente (e trovo interessanti le tue obiezioni) però mi fa chiedere: allora la legge? può mettere a posto la questione una volta per tutte?
      prescrivendo un divieto non concede spazio alla mia voce…
      consentendo la fec. eterologa, invece, lascia comunque a te la possibilità di non sceglierla…
      tutto qui 🙂

  2. per chi fosse interessato alla questione c’è un bel saggio di ferrajoli su “la questione dell’embrione tra diritto e morale”. per un maggior numero di domande.

  3. Io molto sinteticamente dico che non bisogna osare e cercare di fare i “creatori” di una vita “forzata”! Ci sono tanti bambini poco fortunati che non hanno la possibilità di avere un padre e una madre….l’adozione sarebbe una cosa bellissima per una coppia che non riesce ad avere figli!

  4. L’adozione e la fecondazione non si escludono a vicenda, me devono accompagnarsi.
    Forse è il caso che il nostro Paese inizi veramente ad essere laico e moderno, ed ognuno con le proprie coscienze se la vede con Dio.

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