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SOVR-IMPRESSIONI D’OTTOBRE
Tante volte, passeggiando per i vicoli di Trastevere, ero giunta a Piazza Sant’Egidio perdendomi tra le stradine di sampietrini tra i profumi e le voci della Roma vera. Mai, però, mi ero accorta di quella porticina incastonata nel muro arancio segnato dal tempo, fino allo scorso mercoledì, quando Palazzo Velli mi ha spalancato le sue porte sorprendendomi totalmente. La mostra di Ozmo si è rivelata come un piccolo ma intenso assaggio visivo del potenziale offerto dalla combinazione tra antichità e realtà virtuale.

Hermaphrodite

Hermaphrodite

All’ingresso nella prima area espositiva appare l’Hermaphrodite, un acrilico su pvc riciclato che mostra immediatamente la versatilità dell’artista. Il dipinto, infatti, sembra una fotografia in bianco e nero estremamente realistica che immortala l’angolo di una camerata militare. La natura androgina della figura, che risalta in primo piano accanto al letto disfatto, emerge chiaramente dalla posa e dall’abbigliamento: la metà maschile indossa pantaloni mimetici e imbraccia un fucile, mentre la parte femminile esibisce una nudità irriverente mostrando i seni segnati dall’abbronzatura. Sulla parete che fa da sfondo, invece, la bandiera a stelle e strisce contrasta con il tappeto di manifattura mediorientale, in un gioco di opposizioni estetiche e concettuali che induce a riflettere sulla natura ibrida e mutevole degli equilibri politici.

Big fish eats small fish

Big fish eats small fish

A proseguire la rassegna di visioni è il groviglio d’immagini allegoriche e underground che caratterizza Big fish eat small fish. L’opera concepita e realizzata per una parete del quartiere di Shoreditch a Londra, è qui riproposta in versione acrilica. L’insieme di figure che popolano il dipinto racchiude una serie di riferimenti alla cultura alta e alla tradizione pittorica che si mescolano all’immaginario surreale di Ozmo: uomini e pesci si avvicendano in situazioni paradossali, si fondono talvolta in un’unica figura zoomorfa, nella lotta per la supremazia e il controllo in cui a soccombere è sempre il pesce più piccolo. In primo piano ad osservare l’uccisione e lo svisceramento di un grosso pesce da parte di un soldato in armatura saracena, c’è un gruppo di donne, vero e proprio mash-up di bagnanti che attraversa l’arte di Courbet, Ingres, Cèzanne e Botero.

8

8

Un terzo dipinto, intitolato 8, chiude la prima sezione della rassegna: le grandi dimensioni del pannello acuiscono l’effetto di sottomissione suscitato dalla mastodontica figura femminile che sovrasta la folla. Un busto senza testa e braccia che ripresenta in chiave moderna la Venere di Milo, si erge al centro della massa scalpitante, quasi come se fosse un totem, una mater che genera i fiori del dissenso contemporaneo fatto di giovani studenti con le facce contrite dalle urla e la rabbia, pronti a esplodere da un momento all’altro.
Ma la vera e propria rivoluzione è custodita nell’ultima sala della mostra, dove prende forma la collaborazione tra Ozmo e la start-up Oniride che ha programmato un sistema digitale ad hoc, in grado di trasformare la parete in realtà virtuale tramite l’uso di visori.

Untitled

Untitled

A dominare lo spazio è un unico dipinto: Untitled. Non c’è titolo definito, non c’è colore nelle figure né didascalia esplicativa perché è qui che avviene l’innovativa esperienza visiva, qui ha luogo la Mixed Reality in cui lo spettatore riempie di significato l’opera completando così il processo di fruizione artistica. Ad un primo sguardo non sembra esserci nulla di diverso dalle opere precedenti, nel dipinto si riconoscono immediatamente i riferimenti iconici alla storia dell’arte: Le déjeuner sur l’herbe di Manet, il Guernica di Picasso, l’Amore e Psiche di Canova, che sono combinati agli elementi dissacranti, pop, estemporanei tipici dello stile di Ozmo. Ma tutto cambia nel momento in cui s’indossa il visore: le immagini statiche sul pannello si animano improvvisamente, acquistando colori e forme nuove, ad ogni tocco del dispositivo Samsung GearVR una figura del quadro prende vita fornendo testi e immagini in sovraimpressione capaci di offrire allo spettatore una molteplicità di livelli di lettura.
In questo modo, lo spazio del dipinto si fa dimensione stratificata ricca di contenuti da esplorare e collezionare su una piattaforma che può far rivivere le emozioni suscitate nel presente in un tempo e spazio diversi dalla mostra stessa. Una vera e propria rivoluzione nel campo dell’arte, dunque, che cambia radicalmente il nostro modo di concepire e fruire l’opera e il ruolo dell’artista, non più artigiano alle prese con pennelli, colori e materia ma fautore di forme virtuali proiettate a ricreare una realtà immersiva e accessibile a chiunque.
È un Amore paffutello quello che bacia la sua Psiche mentre tolgo il visore e mi dirigo a grandi passi verso l’uscita. Varcata la porticina, mi ritrovo nella realtà di una serata romana a osservare i profili delle case e i volti delle persone, dove mi sembra quasi di poter scorgere qualcosa in più della semplice percezione tangibile. La mente ritorna alle immagini appena viste e realizzo che la realtà virtuale non è mai stata così vicina alla nostra.

di Maddalena Crovella, all rights reserved

OZMO E LA REALTÀ VIRTUALE ultima modifica: 2016-10-10T17:11:09+00:00 da Maddalena Crovella
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