L’arte trascende ogni cosa

Il messaggio dell’89esima edizione degli Academy Awards

L’arte può. E forse nel momento di turbolenza socio-politica più forte negli ultimi anni degli Stati Uniti d’America a così breve distanza dall’insediamento di un nuovo Presidente che ha deciso di non partecipare e non commentare la serata di spicco di uno dei business più importanti d’America, la community hollywoodiana ha deciso di dare un segnale chiaro di fronte agli altri 220 Paesi che assistevano via etere alla cerimonia di premiazione della scorsa notte.

Non vi è stata una sfida diretta: il tutto è stato fatto con savoir-faire, ironia e sarcarsmo, passione e autenticità, dignità e fermezza delle proprie posizioni, onorando film che trasmettono messaggi importanti e valorizzando persone indipendentemente dal loro genere, dalla loro razza, dalla loro origine, dalla loro religione. Al massimo, dice il presentatore Jimmy Kimmel, a Los Angeles si discrimina per altezza e peso.

E questa volta non si è trattato tout-court di politically correctness, non è stata solo una risposta all’essere chiamati razzisti lo scorso anno: c’è stata la seria intenzione di manifestare quanto l’arte possa vincere su tutto. Nonostante gli sfarzi, i vestiti, la magia di un mondo che si nutre anche di glamour, superficialità e super ego.

Ed allora si apre con il primo premio che va all’attore non protagonista di MoonlightMahershala Ali, primo attore musulmano a ricevere un Oscar. Bertolazzi, Gregorini e Nelson, Oscar 2017

Ma il primo messaggio forte di ringraziamento arriva con il premio per il migliore make up & hairstyling vinto da Alessandro BertolazziGiorgio Gregorini e Christopher Nelson (per Suicide Squad): l’italiano Bertolazzi sottolinea: “I’m from Italy, I worked all over the world, I’m an immigrant. This Oscar is for all the Immigrants”, dedicando l’Oscar a tutti gli immigrati, perché lui, italiano, ha lavorato in giro per il mondo, come immigrato. A lui fa eco Gael García Bernal, che nell’annunciare l’Oscar per il miglior film d’animazione a Zootopia di Byron Howard (film su solidarietà ed integrazione) ribadisce “come messicano, come latino americano, come lavoratore immigrato, come essere umano; sono contro ogni forma di muro che possa separarci” ricordando che prima di tutto c’è l’essere umano, oltre qualsiasi muro.

E quell’Oscar non vinto da Gianfranco Rosi per la storia degli immigrati a Lampedusa in Fuocoammare – che ha rappresentato dignitosamente l’Italia nella categoria per il miglior documentario, poi vinto dal regista Ezra Edelman per O.J.: Made In America – è stato il preludio, però, al miglior corto documentario White Helmets , sui soccorritori che cercano di salvare dalle macerie le vittime di bombardamenti in Siria.

C’è poi un’assenza pesante al Dolby Theatre di Los Angeles: a vincere come miglior film straniero è Il cliente di Asghar Farhadi, il regista iraniano che non va a ritirare il premio in segno di rispetto per i suoi concittadini ed i cittadini di altre sei nazioni colpite dal Muslim ban di Trump, “una legge disumana che ha impedito l’ingresso negli Stati Uniti agli stranieri”, afferma nella sua lettera Farhadi. “Dividere il mondo tra noi e i nemici crea soltanto paure e una giustificazione ingannevole alle aggressioni e alla guerra”, e continua sottolineando proprio l’importanza dell’arte cinematografica: “I filmmaker possono rivolgere la macchina da presa verso il mondo, catturare le qualità umane condivise e rompere gli stereotipi su varie nazionalità e religioni. Così si crea empatia tra noi e gli altri, e l’empatia è ciò di cui abbiamo più bisogno che mai al giorno d’oggi”.

Anche la Presidente dell’Academy, Cheryl Boone Isaacs, sottolinea quanto la serata fosse la prova che l’arte non ha confini, né un’unica lingua e non appartiene ad un’unica fede. “The power of art is that it transcends all these things.” – e aggiunge – “No matter where filmmakers come from, they all “speak to the human condition”.” L’arte trascende ogni cosa. Oscar 2017, migliori attori

Ed il fatto che sia la Presidente a parlarne dà sostegno all’apertura di Mark Rylance sulle nomination per la migliore Attrice non protagonista: “L’essere in opposizione (opposition) è una qualità importante nei film e nelle storie, meravigliosa nello sport e buona cosa nella società. Ma ciò a cui questi film mi hanno fatto pensare è stata la difficoltà – qualcosa che le donne sembra sappiano affrontare meglio degli uomini – di fare opposizione senza odio (opposing without hatred)” giocando sul senso del supporting-opposing, nei ruoli e nella vita.

E così Viola Davis che vince la statuetta (per il suo ruolo in Barriere/Fences) ringrazia con un discorso appassionato che fa commuovere, sull’importanza dell’essere diventata un’artista, perché “siamo l’unica professione che celebra cosa significa vivere la vita”, perché “riesumiamo storie di persone con grandi sogni che non sono riuscite a vederli realizzati, di persone che hanno amato e perso”.

E mentre si applaude la “sopravvalutata” Meryl Streep con una standing ovation alla sua ventesima nomination, l’arrivo del primo Oscar dopo ben ventuno nomination per Kevin O’Connell, a trentaquattro anni dalla prima, come autore del Miglior sonoro nel film La battaglia di Hacksaw Ridge, e gli altri premi che si sono susseguiti sul palcoscenico tra cui Casey Affleck miglior attore per Manchester by the SeaEmma Stone migliore attrice in La La Land e miglior regia al giovane Damien Chazelle per il musical che ha fatto ballare Los Angeles e ha totalizzato 6 statuette su 14 nomination, la 89esima edizione di questi Academy Awards si chiude con il colpo di scena: la vittoria di Moonlight di Barry Jenkins dopo l’annuncio sbagliato di La La Land riposiziona l’intenzione di quest’anno di mandare un messaggio forte al di là dei confini dell’arte, che di per sé, confini non ne ha.

E che sia così. Omnia Vincit Ars.

di Alessandra Carrillo, all rights reserved

TUTTI I PREMI

MIGLIOR FILM: Moonlight

MIGLIOR REGIA: Damien Chazelle (La La Land)

MIGLIOR ATTORE: Casey Affleck (Manchester by the sea)

MIGLIOR ATTRICE: Emma Stone (La La Land)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Mahershala Ali (Moonlight)

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Viola Davis (Barriere)

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: Manchester by the sea

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: Moonlight

MIGLIOR FILM STRANIERO: Il cliente (Iran)

MIGLIOR FILM ANIMAZIONE: Zootropolis

MIGLIOR FOTOGRAFIA: La La Land

MIGLIOR SCENOGRAFIA: La La Land

MIGLIOR MONTAGGIO: La battaglia di Hacksaw Ridge

MIGLIOR COLONNA SONORA: La La Land

MIGLIOR CANZONE: City of Stars (La La Land)

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI: Il libro della giungla

MIGLIOR SONORO: La battaglia di Hacksaw Ridge

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO: Arrival

MIGLIOR COSTUMI: Animali Fantastici e dove trovarli

MIGLIOR TRUCCO: Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christopher Nelson (Suicide Squad)

MIGLIOR DOCUMENTARIO: O.J.: Made in America

MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO: The White Helmets

MIGLIOR CORTO: Sing

MIGLIOR CORTO D’ANIMAZIONE: Piper

OSCAR 2017, OMNIA VINCIT ARS ultima modifica: 2017-02-27T19:08:14+00:00 da Alessandra Carrillo

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