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Spesso ci lamentiamo dell’eccessiva serialità nel cinema contemporaneo, di come arte e industria collaborino per intrattenere lo spettatore. Reboot, remake e sequel di opere famose sono visti di solito in modo negativo ancor prima della visione del prodotto, tuttavia l’industria propone da moltissimo tempo questo tipo di progetti e meravigliarsi oggi di come la serialità cinematografica sia necessaria non ha molto senso. Ocean’s 8 ricorda tantissimo l’operazione commerciale eseguita con il brand dei Ghostbusters: un cast al femminile e una storia che richiami l’opera originale, in cui inserire vari spunti che possano divertire e strizzare l’occhio a chi conosce i lungometraggi ben più noti. Con la saga che vedeva protagonisti i cacciatori di fantasmi, il progetto di revival è andato malissimo, a causa non di una fattura pessima ma di un tentativo di copia senza mordente, finendo per realizzare un’opera dimenticabile. L’errore più comune dell’operazione commerciale appena esposta è proprio di questa natura, l’essere dimenticabile e mai originale. Sequel e spin-off della saga, iniziata nel 2001 grazie a Soderbergh, Ocean’s 8 di Gary Ross sembra andare nell’esatta direzione del prodotto più simile già menzionato precedentemente. Sarà cosi?

Debbie Ocean, sorella di Danny Ocean, esce di prigione con solo 45 dollari avendo però un piano molto ambizioso che coinvolgerà altre donne, con diversi desideri e un solo obiettivo: rubare una preziosissima collana dal valore inestimabile, riassunto benissimo con la battuta del personaggio interpretato da Anne Hathaway (chi vedrà il film capirà). Un cast di professioniste del crimine impersonate con un cast attoriale altrettanto formidabile, tutte in stato in grazia, dai volti più celebri e riconoscibili come quello di Sandra Bullock (protagonista morale del film) fino ad arrivare a Nora Lum. Alta moda, diamanti e donne più che mai determinate a ottenere ciò per cui rischiano la galera, in un heist movie ironico e sfacciato che vi saprà intrattenere benissimo con i suoi personaggi affascinanti.

Nel sottogenere in cui s’inserisce il prodotto in analisi, un elemento come il furto è fondamentale, ma in realtà il film deve distrarre lo spettatore, da un piano troppo elaborato perché possa davvero essere realizzato; in Ocean’s 8 questo meccanismo funziona, la collettività di queste donne e il glamour che traspare da ogni immagine, distolgono il giudizio del pubblico che è troppo preso dagli eventi per riscontrare il “colpo” fantasioso e a tratti surreale. Alcune scelte sono volutamente esagerate ma non infastidiscono mai lo spettatore, il quale si lascia abbracciare dall’eleganza della messa in scena che non ha niente di originale, anzi è molto derivativa dei lungometraggi della saga iniziata con Ocean’s Eleven. Forse il maggior difetto risiede proprio in uno scarso impegno nel differenziarsi dalla visione di Soderbergh, trovando tutti i pregi e le ripetizioni che tuttavia non giovano alla qualità complessiva dell’opera.

Ricollegandoci alle prime frasi della recensione vi consigliamo, se qualora foste caduti nel pregiudizio di dare una chance a un film con una struttura solida, rappresentata visivamente e scritta con buona maestria che ricalca i precedenti episodi del franchise, ma consegue tutti gli obiettivi nell’intrattenere lo spettatore. Ocean’s 8 non ha niente di originale ma risulta comunque godibilissimo.

di Gianluca d’Alessandro, all rights reserved

Ocean’s 8: prove di spin-off ultima modifica: 2018-07-31T06:21:47+00:00 da Redazione

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