Nuovi scenari energetici per l’Italia dopo piazza Madain

di Lilith

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Nuovi scenari energetici per l’Italia dopo piazza Madain

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Si è tenuto ieri, mercoledì 23 Aprile, presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, l’incontro dal titolo “Gas per l’Italia : scenari energetici dopo la crisi ucraina”.

In occasione della presentazione del nuovo volume di Limes  (rivista italiana di geopolitica ), L’Ucraina tra noi e Putin, il direttore Lucio Caracciolo ha moderato un approfondito dibattito tra alcune delle più importanti personalità del panorama politico- energetico internazionale: il Vice Ministro degli affari esteri Lapo Pistelli, il Direttore dei rapporti istituzionali Eni Leonardo Bellodi e l’AD di Tap Italia Giampaolo Russo.

Commercio, relazioni internazionali ed eventuali sanzioni derivanti da conflitti e prese di posizione sono da sempre punti nevralgici nei rapporti tra Europa e quella ipotetica riunione politica ed economica che, nel 2011, sotto gli auspici di Putin, fu battezzata Unione eurasiatica.

Con la crisi ucraina l’interfaccia  tra i due fronti Unione europea – Russia è mutata rapidamente, così come ha preso forma una nuova geopolitica del gas. Anche se è ancora remota la possibilità che i rapporti fra i due blocchi in tema di energia si possano incrinare, certo è che la strategia delle minacce di sanzioni, l’aumento dei prezzi e l’estrema sensibilità dei mercati, profila nuovi e decisivi scenari.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno minacciato sanzioni economiche nei confronti della Russia, per la scarsa collaborazione nella risoluzione della crisi.

Questa rappresenta il terzo mercato di sbocco per le esportazioni europee, pari a 230 miliardi di euro, mentre la UE importa dalla Russia 150 miliardi. In altri termini, le nostre esportazioni nette verso Mosca sono di 80 miliardi all’anno. L’Italia è al quinto posto per la Russia, che esporta verso il nostro paese 32,6 miliardi e importa 13,4 miliardi.

Essenzialmente, dalla Russia importiamo petrolio e gas. Quest’ultimo pesa per il 30% del nostro fabbisogno, ma la quota sale al 35% in Germania, che si è guardata bene, in effetti, di calcare la mano contro Putin. Altri, come la Polonia, dipendono dal gas russo per il 70%; la Bulgaria per il 100%.

L’Ucraina con le rivolte di Piazza Maidan ha scelto di non aderire all’Unione doganale ideata da Vladimir Putin e a inizio Aprile il prezzo del gas russo destinato al paese  ha subito un ritocco da 0,268 dollari al m3 a 0,385 dollari, ma si è parlato persino di 0,485 dollari.

Come emerso dalla tavola rotonda, la questione più urgente per l’Europa e per il nostro Paese è quella della diversificazione, tradotta sia nell’ambito delle fonti che in quello delle rotte.

Attualmente siamo il Paese in Europa più dipendente dal gas, per generazione elettrica ed anche come quota di consumi primari.

Il 40% del gas russo arriva in Europa passando per l’Ucraina, ma Gazprom, Eni, Edf e Winterhall stanno costruendo il gasdotto South Stream, che dalla Russia porterà il metano passando sotto il Mar Nero fino in Puglia e in Austria.

Tra gli altri gasdotti in progettazione e in costruzione: il Tanap (Trans-Anatolian gas pipeline) e il Tap (Trans Adriatic Pipeline) porteranno il gas in Europa da Baku, capitale dell’Azerbaijan, paese dai ricchi giacimenti. Come sottolineato da Russo, il TAP contribuirà in maniera decisiva alle fonti di approvigionamento di gas; esso sarà poi destinato in parte ad altri paesi dell’Europa Centrale e Occidentale , destinando l’Italia a diventare il nodo sud europeo del gas.

Ora la questione geopolitica resta la più cogente e preoccupante. E’ chiaro che le trattative, le risoluzioni e gli accordi commerciali e industriali stanno portando dei benefici in termini economici e di stabilizzazione. Ma se da un lato l’Europa, continua a fare passi avanti laddove si occupa di questioni tecniche, “curando il campo da calcio e tralasciando la tendenza a giocare partite troppo grandi” così come esemplificato dal Viceministro Pistilli, d’altro canto non si può nascondere la sua debolezza e intrinseca frammentazione rispetto ad altri attori continentali.

In definitiva fanno bene i governi EU a muovere le pedine delle trattative, della domanda e dell’offerta, della diversificazione e della concorrenza. Resta tuttavia insoluta la questione politica dell’equilibrio. “Chi pagherà alla fine il conto dell’Ucraina?” , ha ricordato Caracciolo a fine dibattito, giustamente spostando e riallineando il filo del discorso sul versante diplomatico. Non certo un’Europa frammentata e priva di una politica energetica unitaria. Sara’ ancora una volta l’America di Obama a metterci una pezza? E questo che conseguenze avrà per il Vecchio Continente?

Roma 24- 04 – 2014

di Lilith Fiorillo

 

 

 

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