N’UOVA MOSTRA NEL CUORE DI CATANIA. INTERVISTA A MARELLA FERRERA.

di Roberta Bruno

N’UOVA MOSTRA NEL CUORE DI CATANIA. INTERVISTA A MARELLA FERRERA.

di Roberta Bruno

N’UOVA MOSTRA NEL CUORE DI CATANIA. INTERVISTA A MARELLA FERRERA.

di Roberta Bruno
10 minuti di lettura

Mettete assieme tre anni di lavoro, una firma prestigiosa nel campo della moda come Marella Ferrera, sessanta uova e altrettanti artisti. Non sarà uno schiumoso zabaione il risultato di questo felice incontro, bensì una eccentrica e particolarissima mostra: “Uova d’autore”.

La meravigliosa stilista, madrina e ideatrice dell’esposizione, catanese di origine e d’animo, presenta così la sua fortunata “covata” a Palazzo Biscari, al MF Museum & Fashion, nella sua stupenda e amata città. Sarà possibile visitare la mostra dal 29 Marzo al 29 Maggio, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19, biglietto unico tre euro.

Una sala ed un esteso corridoio si prestano a percorso per gli ospiti di un viaggio inusuale, le uova narrano i loro autori, disposte lungo il sentiero, tra pannelli incassati nel muro che le nascondono, rivelandole poi tra luci e musica e incantevoli installazioni.

L’idea è figlia di un creativo regalo di compleanno che l’amico e celebre pittore Salvo Russo ha fatto alla stessa Marella, un uovo di struzzo presente nella stessa esposizione e raffigurante il segno zodiacale della stilista: l’acquario.

Così Marella, da sempre affascinata dell’eleganza e dalla grazia degli struzzi (ne ha adottati due), stupita dalla “palese versatilità” dell’uovo  e incuriosita  proprio dal grande ventaglio di interpretazioni artistiche che potevano nascere mettendo un oggetto di così preistorica semplicità nelle mani di una personalità creativa, ha deciso di intraprendere questo curioso progetto invitando illustri scrittori, pittori, cantanti, attori e cuochi a proporgli una propria rivisitazione dell’oggetto.

Tre anni dopo ecco l’esposizione: sessanta uova e sessanta diversi modi di raccontarsi e raccontare sogni, speranze, ricordi, tradizioni, passioni e punti di vista.

Ecco che un uovo abbandonato in una gabbia aperta è l’occasione per Lucia Sardo con il suo “Babba di l’ovu” di spiegare quanto curioso possa essere l’animo umano, costantemente rinchiuso nella propria convinzione di essere prigioniero quando in realtà sarebbe capace in ogni momento di riappropriasi della propria libertà.

Con il suo “Mandolovo” rievocante appunto il mandolino, Carmen Consoli sceglie di ricordare suo padre.

Non potevano mancare poi le uova che si riallacciano alla tradizione siciliana come “Cuddura cu l’ovu” di Franco Bentivegna, artigiano specializzato nella lavorazione di ceramica e di pietra lavica.

Francesco Giordano, con un uovo diviso in due metà che si incastrano perfettamente rievoca il “Concepimento”. Nicola Piovani ha invece fatto del suo uovo un altro spartito o meglio un “N’uovo spartito” come lui stesso lo ha intitolato. Luca Madonia ha deciso di farne un vero e proprio microfono. Franco Battiato ha dedicato il suo a un “Giovane struzzo”,  mentre il regista Gianpaolo Cugno lo ha posto tra le pellicole cinematografiche, realizzando “N’uovo cinema”.

Un uovo può anche far sorridere come succede con “Alice” di Alice Valenti, pittrice che ha colorato il suo di rosa e vi ha raffigurato un pesce (un’alice appunto) o con l’uovo di Totò Calì, vignettista del giornale “La Sicilia” che vi ha scritto, fra mille disegni, un’esortazione al lettore “Se questo mondo non vi piace createne uno n’uovo!”.

Marella ha invece realizzato una sorta di diario con il suo uovo, adagiandolo fra le piume di struzzo da lei tanto amate, appendiabiti, vestiti, schizzi di modelli e immagini che ricordano le sue creazioni dedicate al mondo del teatro.

Immancabili poi le uova della squadra del Catania che chiudono l’esposizione.

Delle “Uova d’autore” abbiamo avuto il piacere di parlarne con la stessa stilista, Marella Ferrera.

“The Freak” ha infatti avuto l’onore di intervistarla per voi:

Ci parli di questo progetto così inusuale. Come è nata lidea?

Inusuale è stato il tentativo di fondere insieme varie personalità e il loro modo di esser artigiani: “artigiano” inteso come ai tempi del grande Michelangelo, che  tale si definiva. Ognuno di loro ha condiviso un percorso in cui ha tirato fuori un qualcosa che probabilmente non conosceva neanche.

Mi hanno stupito soprattutto i cantanti, gli chef e i registi. Nutrivo delle aspettative dai pittori, dagli scultori e dai designer, che puntualmente sono state rispettate.  Ciò che mi è molto piaciuto è come i “grandi” abbiano accettato di giocare insieme ai piccoli, nessuno di loro sapeva chi fosse il compagno della stanza accanto.

Il primo uovo è stato del grande Salvo Russo. Era il mio compleanno e lui, avendo visto le bellissime uova deposte dalle nostre struzze, Bibì e Bubù, si presentò con il suo uovo “Acquario”, dedicato al mio segno ed oggi esposto qui. Io rimasi incantata: vi era raffigurata tutta la mitologia dell’abbondanza, della cornucopia e dell’acqua.

Il mio regalo  è stato l’incipit del progetto ed ha un valore affettivo immenso. È stato il mio uovo ispiratore.

Lui continuava a ripetermi che era possibile “fare tante cose” con queste uova e cominciammo con il coinvolgere i ragazzi dell’Accademia delle Belle Arti. Infatti tre delle uova in mostra oggi sono loro.

C’è stato poi un criterio per selezionare gli artisti?

In realtà no! Non c’è stata una lista, non c’è stato un piano. Cominciammo a pensare ai big e a tutti coloro che non mi avrebbero detto no. Prima ci fu Carmen Consoli, poi Battiato. E adesso tutti vogliono fare l’uovo! Un po’ mi dispiace, perché c’è una parte della città non coinvolta, esclusa.

Quindi ha intenzione di coinvolgere altri artisti?Cresceranno?

Si certo, questa mostra è destinata a crescere e anche tanto. Dovremmo trovare anche un’altra location per poterla valorizzare al meglio. Le uova sono già tante ed è stata molto elaborata la creazione e l’installazione della struttura che le ospita.

C’è stato un interesse inaspettato, potrei dire una vera  e propria “ovomania”. Certo, con 60 uova veniva una bella frittata! Ogni uovo di struzzo vale 25 uova di gallina! Tuttavia, da quando è iniziata la mostra, Bibi e Bubù hanno smesso di fare uova. Le prossime sono già predestinate. Adesso, c’è una lista! Il primo nome è di Pietrangelo Buttafuoco, con le sue uova di drago.

Quando è nata la sua passione per le uova di struzzo?

Ne ho adottate due, Bibì e Bubù, salvandole da macello sicuro. Erano animali di un allevamento che dopo qualche anno fu venduto e si trasferì dalla Sicilia. Li ho da 4 anni, avevano solo 7 mesi quando li ho presi con me. Pensavo fossero una coppia, perché in realtà il sesso dello struzzo non è visibile. Il piumaggio è identico fino a 7 mesi, poi il maschio perde le piume ecru, che cominciano a farsi nere. Ad ogni pioggia, quando si bagnavano credevamo che stessero cambiando colore. Invece sono rimaste due femmine, che ci hanno permesso di avere questa bellissime uova. Non avevo mai visto o toccato un uovo di struzzo. Sono davvero magnifiche, sembrano un’opera di ceramica; mi veniva subito in mente la Pala di Brera, di Piero Della Francesca.

Così ho fatto delle ricerche e scoperto che molti pittori hanno usato la forma dell’uovo alchemico o nella sua simbologia filosofale. Sono stati trovati persino frammenti di uova di struzzo decorate dai fenici.

Che ci dice delluovo che ha esposto?

Il mio uovo è un omaggio allo struzzo. Questo uccello africano che ha mantenuto le sue coordinate primordiali, l’animale che in assoluto non ha subito alcun tipo di trasformazione dalla preistoria. La sua zampa è straordinaria, tanto che è stata usata persino da Lucas in Guerre Stellari. Lo amo, ha un eleganza in sé incredibile. Il suo incedere così lento.

L’uovo è adagiato in questa cesta di piume di struzzo retrò che comprai a Parigi, sognando che fosse appartenuta a Josephine Baker. In quel periodo stavo lavorando con il grande maestro Mischa Maisky, il quale mi raccontò che anche lei aveva adottato degli struzzi e che viaggiava su un calesse trascinato da queste creature. È lei che introdusse la moda delle piume nella Parigi degli anni ‘20. Era la regina del Revue Negre, che aprì una finestra sulla cultura africana, influenzando tutti i più grandi maestri degli inizi del 900, come Modigliani. Quindi il mio uovo è  un omaggio anche a lei.

In tutta la mostra il tema ricorrente è il gioco e della novità. Ho letto spesso NUovo.

Tutti hanno pensato di realizzare l’idea del sogno, della leggerezza. Nessuno si è sentito artista per un giorno. Non c’è un interesse, ci siamo divertiti, siamo stati bene insieme, abbiamo condiviso un’esperienza, è stato il caso. C’è tanta bella energia, c’è una fusione di intenti, di idee, di generosità di stile. Le ho amate tutte.

Spesso oggi larte viene messa da parte da tutti. Come vive il problema?

L’arte è da sempre sottovalutata. L’arte interessa agli artisti e basta. Quindi questa è stata la festa degli artisti, ci siamo concessi questo grande momento di gioco.

Che ci dice invece della sua esperienza in politica? Si è dimessa dall’assessorato alla cultura della giunta Stancanelli, ci racconti.

Io dico che è un’esperienza che andrebbe fatta. La consiglio a tutti, è come fare  il servizio militare per capire come comportarsi in guerra. Anche per evitare i luoghi comuni: ognuno può raccontare i segni sulla propria pelle, si ha più cognizione. Ma se avessi saputo, forse non l’avrei fatto. Mi ha tolto ogni speranza, ogni possibilità di sogno. E questo non lo perdonerò mai a me stessa.

Per fortuna so con certezza di aver donato tanto per 10 mesi, tanti sono stati felici, quindi forse alla fine il risultato sulla bilancia è stato pari. Vedevo la luce negli occhi delle persone che sentivano il bisogno di parlare, di aver qualcuno che li ascoltasse. Io non mi sento tagliata per quella politica, io forse sono tagliata per la “N’Uova Politica”.

Non sa come la stiamo aspettando noi.

Non è che però la NUova politica cade dall’alto. Non accade, se non lo fai accadere. La NUova politica è una creazione, un progetto. Solo che in Sicilia e a Catania è veramente difficile il percorso.

Secondo me il N Uovo ci sarà quando ognuno di noi avrà la coscienza di volere il cambiamento. Partendo in pochi, man mano aumentando numericamente, tutti verso la stessa direzione. Coscienza vuol dire conoscenza. La cultura è conoscenza, ecco perché la cultura soffre.

Forse perchè quando si parla di cultura si parla di idee e di sogni, mentre la politica è molto più pragmatica..

Per me la politica è una visione, è un sogno, dieci passi avanti, è una terra da costruire, immagini, sogni, una proiezione. Il primo limite del politico è che la visione dura un tempo determinato e breve. Per cui cominciano le sottrazioni e questa è mancanza di visione. In ogni caso, fosse solo questo…Io non ho mai sentito una persona dire “sto iniziando questo progetto”. La gente non si sente più coinvolta e non sente più l’idea dell’insieme.

La mia vita invece è stata sempre condivisa in un gioco di squadra. Ecco perché ho accettato l’incarico di assessore.  Volevo condividere un progetto con altre persone.

Lei ha detto che chi riesce a camminare in Sicilia, fuori corre. Ha deciso di ritornare, è una cosa difficile.

È come un richiamo materno. Per me è stato un problema legato alla creatività, non riuscivo più a creare lontano dalla Sicilia.  È stato un limite intimo, ne sentivo il bisogno fisico.

Questo è stato l’inizio del mio racconto. C’è voluta molta forza per lasciare realtà molto importanti e a tanti zeri. Tuttavia lì mi sentivo una dei tanti, qui mi sento Marella. Ha prevalso l’idea di esser in un luogo dove poter condividere questo cammino di crescita importante. Con i siciliani. Perché poi penso sempre che se tutti quelli bravi vanno via, questa terra come dovrebbe crescere?

Rimpianti?

Ogni tanto mi pento, altre volte no. C’è una gioia , ma c’è sempre un po’ di rabbia. Questa eruzione sottesa, mi sento vulcanica come l’Etna, ogni tanto esplodo. Gattopardo docet, questa è la Sicilia, e non è solo “Ciuri Ciuri”. In fondo noi l’amiamo così, semplicemente per quello che è.

A cura di Roberta Bruno e Maricia Dazzi.

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