NUOVA LEGITTIMA DIFESA: UNO STATO DI PERENNE EMERGENZA

di Redazione The Freak

NUOVA LEGITTIMA DIFESA: UNO STATO DI PERENNE EMERGENZA

di Redazione The Freak

NUOVA LEGITTIMA DIFESA: UNO STATO DI PERENNE EMERGENZA

di Redazione The Freak
4 minuti di lettura

L’ultima creazione del Governo un po’ giallo, un po’ verde è la nuova legittima difesa. Da tempi non recenti bandiera del Centro Destra, la modifica della legittima difesa rappresenta una continua necessità, un perenne stato di emergenza, una perpetua situazione di pericolo per le case degli italiani, perché lo Stato non riesce a far sentire i nostri concittadini al sicuro neanche a casa propria.

Così, nonostante le siderali distanze ideologiche, i principali azionisti della maggioranza sono riusciti a trovare una soluzione di compromesso per un provvedimento tanto divisivo. Giunti ad una fase in cui si è passati dal momento creativo (fatto di promesse, sondaggi, uscite decisamente infelici) alla produttività, gli scribi del Governo hanno cominciato a produrre materiale per il Parlamento; il metodo e la condivisione con i diretti rappresentanti del popolo lasciano un po’ a desiderare. E così in ordine le priorità: i programmi economici, i piani di aiuti e un po’ di politica criminale che non guasta mai.

Eccoci dunque arrivati al 28 Marzo, quando la nuova legittima difesa diventa legge. Il cuore di questa materia si trova nel Codice Penale, all’art.52: la legittima difesa è una causa di giustificazione, un elemento che fa venire meno l’antigiuridicità della condotta che rientra in una fattispecie penale. In presenza di una causa di giustificazione, una qualsiasi condotta, che rivesta i requisiti del fatto tipico di un reato, perde di interesse rispetto alla sua punibilità, facendo venir meno la necessità di perseguirlo. Questa norma è stata terreno di scontro per il dibattito politico, che ha condotto campagne demagogiche e di perenne emergenza.

Di particolare rilievo sono le ipotesi di omicidio: il caso tipico è quello del ladro che viene sorpreso di notte del padrone di casa e viene ucciso. Per non trasformare questi casi in patenti di legittimità per numerosi reati, l’art. 52 prescrive una serie di requisiti: il fatto deve essere stato commesso per difendere un proprio diritto da un concreto e attuale pericolo, che sia arrecata un’offesa ingiusta a tale diritto, ma il rapporto tra offesa e difesa deve comunque essere proporzionale. Si prevede poi una presunzione rispetto alla sussistenza del rapporto di proporzionalità quando si agisce nel proprio domicilio o comunque presso la propria attività commerciale.

Oggi il Legislatore ha inteso rafforzare le garanzie a favore dell’agente, ma vediamo come.

Le modifiche sono numerose: prima di tutto, vengono inasprite le pene di alcuni reati come la violazione di domicilio e il furto in abitazione, prevedendo come pena massima, rispettivamente, 6 e 7 anni. La novità va incontro alla sempre più diffusa convinzione che il Paese si trovi sotto attacco, che il lavoro delle Forze dell’Ordine non basti più e che non ci si possa sentire sicuro neanche a casa propria. Chi poi il nemico sia, varia da città a città, a seconda della sensibilità politica.

 Se le risposte della Sinistra al problema sono vacue e prive di sostanza, la maggiorana di Governo si focalizza su ben altro e trova la soluzione in un regime sempre più liberale per chi vuole detenere e usare armi. Ma la parte di Paese capitanata da Salvini rappresenta le solite istanze: l’elettorato della Lega è concentrato al Nord, specialmente Nord-Est, in comuni di provincia dove risiedono piccoli imprenditori, facili vittime di topi d’appartamento. Non è un mistero che i principali sostenitori del provvedimento (Lega e Forza Italia) affondino le proprie radici elettorali nella medio-alta borghesia. Le uniche risposte che arrivano da Sinistra sono le parole dell’ex-ministro Minniti, che quando nei suoi discorsi tuonava: “La sicurezza è un tema di sinistra”, pensava a quella parte di Paese che un’arma non se la può permettere, né può permettersi i rischi ad essa connessa. Adesso, il cuore della nuova legittima difesa sta nell’art.2 della legge che introduce una nuova causa di non punibilità per l’eccesso colposo. L’art 55 c.p. disponeva che chi, agendo in legittima difesa, avesse superato colposamente i limiti stabiliti dalla legge, sarebbe stato punito con la pena prevista per il corrispondente delitto colposo. Con la nuova legittima difesa, chi ha agito in stato di grave turbamento non sarà punibile, nonostante abbia ecceduto tali limiti.

Cosa causa e cosa si intende per “grave turbamento”? Ancora non è chiaro. La grande novità è stata quella di mascherare dietro una fattispecie così indeterminata una miriade di circostanze che prima venivano sanzionate con le pene previste per il delitto colposo. Ma il grave turbamento altro non è che uno stato interiore. A cosa si dovrà appigliare il giudice per dimostrare questo stato interiore? Ma non è finita qui: quanti sono i casi pratici che richiederanno l’applicazione del nuovo art.55? È interessante qualche dato sull’applicazione della legittima difesa, rilevato dall’Ufficio Studi del Senato: i casi di legittima difesa sono stati 5 dal 2013 al 2016, mentre quelli per eccesso colposo ancora meno, solo 4. Inserire una norma con scarsissima applicazione pratica è un ottimo esercizio di retorica e un buon escamotage per aumentare le percentuali ai sondaggi. Quanto invece ai risvolti pratici, abbiamo sicuramente qualcosa da ridire.

di Demetrio Scopelliti,all rights reserved

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