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“Guarda! Com’è carina!”

“Dici?! Non li definirei proprio carini, i bambini down… Anzi, sono piuttosto bruttini!”

Fabien ama viaggiare, improvvisare nuovi lavori, sperimentare nuovi luoghi, nuove possibilità di vita. Ma tutto questo cambierà quando nascerà la seconda figlia, Julia, una bambina affetta da Trisomia 21, la Sindrome di Down. Fabien sente il mondo crollargli addosso, e non riesce ad accettare la realtà, non riesce a vedere Julia come sua figlia, a volerle bene come ad una figlia. Respiriamo la sua paura, la paura di una malattia che non conosce abbastanza e che stravolgerà tutti i suoi progetti di vita, la paura degli sguardi commiserevoli delle persone. Non è Julia la figlia che aspettava, vorrebbe cambiarla, vorrebbe quasi che l’operazione al cuore alla quale verrà sottoposta Julia vada male.

Fabien non riesce a toccare la figlia, a prenderla in braccio, a farle il bagnetto. Forse per rabbia, forse per disgusto. Rabbia contro la vita che lo ha reso padre di una bambina handicappata. Rabbia contro la compagna, contro la figlia, come se avesse scelto lei di nascere così. Rabbia contro gli altri genitori che hanno osato avere figli normali. Rabbia contro se stesso e la sua incapacità di amare incondizionatamente la figlia.

Fabien piange ininterrottamente e, quando dorme, sogna di piangere. Ma, quando Julia deve essere operata al cuore, le lacrime di frustrazione diventano le lacrime di un padre preoccupato per la figlia. Senza neanche accorgersene, la piccola Julia è riuscita a farsi amare grazie alla sua sconfinata dolcezza.

L’autore si mette completamente a nudo, senza fronzoli, senza edulcoranti, con una sincerità disarmante. Non ha paura di mostrare la sua meschinità, i suoi pensieri e le sue reazioni così grette ma così tremendamente umane. Non riusciamo a biasimare Fabien per quello che prova, perché, per quanto sia una delle malattie più gestibili al giorno d’oggi, è comunque una malattia e comporta innumerevoli sacrifici. Viviamo con gli occhi ed il cuore di Fabien la nascita e la crescita di Julia, ci mettiamo nei panni di Fabien e inconsciamente ci chiediamo come ci comporteremmo noi se fossimo al suo posto.

La malattia viene descritta con accuratezza e semplicità, senza commiserazioni e facili svenevolezze. Una malattia che spaventa, ma spaventa soprattutto perché non la si conosce abbastanza e la si trasforma in una grande bestia nera che può distruggere la vita.

Fabien Toulmé è diventato fumettista per poter raccontare la sua storia, una storia che diventa una straordinaria lezione di vita, che ci insegna qualcosa di più sugli altri, e soprattutto su noi stessi. Ringraziamo la Bao Publishing che ci fa dono di questa meraviglia indimenticabile.

“Non è te che aspettavo, ma meno male che sei arrivata.”

Un libro che fa male. Una secchiata di acqua gelida addosso. Un libro che fa arrabbiare, piangere, crescere.

Indispensabile.

di Sara Cicala, all rights reserved

Non è te che aspettavo ultima modifica: 2018-03-15T06:11:27+00:00 da Sara Cicala

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