Nomine europee: un’occasione persa per tutti?

di Leonardo Naccarelli

Nomine europee: un’occasione persa per tutti?

di Leonardo Naccarelli
Nomine europee: un’occasione persa per tutti?

Nomine europee: un’occasione persa per tutti?

di Leonardo Naccarelli
4 minuti di lettura

Roma, 11 luglio 2019. Dopo settimane di trattative, a Bruxelles e Strasburgo si è quasi concluso il rinnovamento delle massime cariche dell’Unione Europea. La nuova presidente della Commissione Europea si chiamerà, salvo colpi di scena, Ursula Von der Leyen, tedesca vicina politicamente ad Angela Merkel; il nuovo presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, è un liberale ed il presidente del Parlamento Europeo è David Sassoli, in quota PD.

È sufficiente riportare tali dati per evidenziare come, per dirla con un eufemismo, qualcosa sia andato storto per Lega e M5S. Si è sopravvalutato il risultato elettorale delle forze sovraniste oppure siamo di fronte ad un vero e proprio disastro diplomatico e politico?

Lo scorso 26 maggio, il dato nazionale ha indicato chiaramente un’avanzata dell’antieuropeismo ma in altri Paesi le cose, si sa, sono andate diversamente. Al parlamento europeo sono stati assegnati, alle forze europeiste, 515 seggi su 715. Non è dunque scandaloso che le forze euroscettiche italiane non si siano ritagliate un ruolo da protagonista. Tuttavia, i numeri non possono giustificare in alcun modo una tale debacle. Nell’UE, l’Italia non è semplicemente un Paese dei 27; è uno Stato fondatore che ha deciso, per obiettivi di politica interna, di isolarsi, di guadagnarsi l’indifferenza altrui.

L’Italia ha tenuto, durante i colloqui europei di questi giorni, un comportamento necessariamente ambiguo: è più affine politicamente con gli euroscettici del gruppo di Visegrad ma è stata costretta a più mansueti atteggiamenti nella trattativa per evitare la procedura d’infrazione. Manca inoltre una vera coesione tra le forze di governo in materia di politica estera. Da tali premesse non possiamo aspettarci che ci considerino uno Stato credibile ed affidabile. Inspiegabile è l’assenza di un vero e proprio ministro per gli affari europei, in sede di trattativa con l’Europa. La nomina di Lorenzo Fontana è giunta solo nella giornata di ieri; in precedenza ci si era limitati ad attribuire al Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte l’incarico ad interim.

Ora sarà molto difficile spiegare agli elettori che il cambiamento nell’Unione Europea è rinviato a data da destinarsi, che l’Europa del buonsenso è poco più che uno slogan elettorale. Ma siamo sicuri che ci sia qualcuno che possa gioire di ciò?

Per quanto la propaganda sovranista possa attutire il colpo, stiamo sempre parlando di una mancata promessa elettorale. Sarebbe assurdo ritenere che tutto questo possa passare in secondo piano. Si potrebbe sostenere che, in realtà, il voto delle elezioni europee era più incentrato su tematiche interne o che una nuova campagna elettorale risolverà tutti i mali, certo. È evidente, però, che sarebbe un’inaccettabile via di fuga dalle proprie responsabilità politiche. È sicuramente per questo che Matteo Salvini, segretario della Lega, è profondamente inquieto per quanto avvenuto; non comprende come possano essere stati premiati la Merkel, Macron ed il PD quando il suo partito è stato il secondo più votato in Europa. Come ha, però, correttamente osservato Alessandro Sallusti su “Il Giornale” in un suo articolo, per comandare ci vogliono alleanze che la Lega non ha perché i populisti europei non solo sono minoranza, ma pure condannati a essere divisi e ostili tra loro.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. Gli europeisti possono gioire di aver rimandato almeno di cinque anni la dissoluzione completa della più affascinante novità politica del secolo scorso, non male verrebbe da dire. Non si può, nondimeno, ignorare il fatto che siamo il più lontani possibile da quel processo di riavvicinamento tra istituzioni europee e popolazione, all’unanimità ritenuto necessario e possibile in campagna elettorale. L’impressione dall’esterno è che l’Europa abbia fatto proprio il motto più famoso del romanzo “Il gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: se vogliamo che tutto rimanga come è, occorre che tutto cambi. In un qualunque sistema democratico ciò solo basterebbe per preoccuparsi seriamente. In questo caso la prospettiva si incupisce perché sappiamo quante problematiche di deficit democratico possono rinvenirsi nel sistema UE. L’ormai ex presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker ha espresso perplessità circa il livello di trasparenza nei processi delle nomine. L’Europa era stata concepita ed è nata con altre aspirazioni e speranze. Perseverando nei medesimi errori sarà sempre più difficile convincere i cittadini che l’UE è la grande casa comune di tutti gli europei e che, come tale, va tutelata e rispettata.

Per concludere, nella partita delle nomine europee tutti hanno perso qualcosa. Solo gli sviluppi futuri sapranno indicarci chi ha perso tutto.

di Leonardo Naccarelli, all rights reserved

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati