I giovani, quelli
di AstraZeneca

Noi giovani, quelli che
hanno fatto AstraZeneca

Le istituzioni sanitarie devono dare delle risposte certe e definitive
Il vaccino anglosassone si può iniettare agli under oppure no?

di Claudio Rinaldi

I giovani, quelli
di AstraZeneca

Noi giovani, quelli che
hanno fatto AstraZeneca

Noi giovani, quelli che
hanno fatto AstraZeneca

di Claudio Rinaldi
AstraZeneca

I giovani, quelli
di AstraZeneca

Noi giovani, quelli che
hanno fatto AstraZeneca

Le istituzioni sanitarie devono dare delle risposte certe e definitive
Il vaccino anglosassone si può iniettare agli under oppure no?

di Claudio Rinaldi
2 minuti di lettura

Mi sono vaccinato pochi giorni fa con AstraZeneca. Ho partecipato all’Open Day organizzato dalla regione Lazio e appena ho avuto la possibilità di prenotarmi, senza pensarci due volte ho preso il telefono e l’ho fatto. Non ho avuto alcun dubbio perché ho ascoltato e mi sono sempre fidato di quelli – tantissimi – che “un vaccino vale l’altro”. L’ho fatto nonostante il caos che le nostre istituzioni sono riuscite a creare. Nonostante le approvazioni con riserva che hanno solo alimentato i dubbi degli scettici e dei no-vax.

L’ho fatto pur sapendo che a 30 anni avrei potuto anche non vaccinarmi perché i rischi di avere seri problemi con il Covid – che ho già provato sulla mia pelle – sotto una certa età diventano praticamente nulli. I ragazzi morti a causa del virus si contano infatti quasi sulle dita di una mano. Ma si è sempre detto che per raggiungere la tanto agognata immunità di gregge sarebbe servito anche l’apporto dei più giovani e così – ripeto – senza alcun dubbio l’ho fatto. E come me tantissimi under, tra cui anche una marea di maturandi.

Oggi però su tutti i giornali leggiamo appelli di questo tipo: Vietare Astrazeneca ai giovani. E la cronaca – come spesso accade – arriva puntuale per dare il proprio contributo. La storia di Camilla Canepa, 18enne ligure, morta a causa di una trombosi dopo essersi vaccinata, mette i brividi e indigna. Indigna perché è forte il sospetto che la sua morte si sarebbe potuta evitare.

Camilla non sarebbe mai morta con il Covid. E se qualcuno si fosse preso le proprie responsabilità, non sarebbe mai morta a causa di una puntura sul braccio.

Non si può aspettare. Le istituzioni sanitarie devono immediatamente dare delle risposte certe e definitive. AstraZeneca è un vaccino sicuro per tutti, anche per i giovanissimi oppure no? La tragedia di Camilla è una triste casualità oppure i rischi sono troppo alti e non si può escludere che eventi così possano ricapitare? E ancora: a chi ha già fatto la prima dose che vaccino bisognerà iniettare? E dopo quanto tempo? Gli anziani non corrono alcun rischio? E da che età?

Domande che avrebbero meritato una risposta già diversi mesi fa. E invece siamo andati avanti per slogan e tifoserie, pregiudizi e non detti. Un paradosso insopportabile se si pensa che per più di un anno abbiamo rincorso il rischio zero con chiusure, coprifuoco e lockdown. Abbiamo stabilito – forse giustamente – che la salute venisse prima di ogni altro diritto e adesso scopriamo che questo principio è valso solo per i cittadini, ma non per le istituzioni sanitarie. Istituzioni che dovrebbero quantomeno iniziare a farsi un serio esame di coscienza e mandare – perché no – anche a casa qualcuno.

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