No-vax vs pro-vax,
qual è il ruolo dei media?

No-vax vs pro-vax,
qual è il ruolo dei media?

Nella guerra tra chi si vuole vaccinare e chi no
la comunicazione ha giocato un ruolo decisivo. Ecco perché

di Riccardo Rubino
di Redazione The Freak

No-vax vs pro-vax,
qual è il ruolo dei media?

No-vax vs pro-vax,
qual è il ruolo dei media?

No-vax vs pro-vax,
qual è il ruolo dei media?

di Riccardo Rubino
di Redazione The Freak
No vax in piazza

No-vax vs pro-vax,
qual è il ruolo dei media?

No-vax vs pro-vax,
qual è il ruolo dei media?

Nella guerra tra chi si vuole vaccinare e chi no
la comunicazione ha giocato un ruolo decisivo. Ecco perché

di Redazione The Freak
di Riccardo Rubino
9 minuti di lettura

Io la guerra civile me la immagino come una discussione tra cognati che ad un certo punto degenera.

Sarà capitato anche a voi, del resto, quando in occasione delle feste comandate ci si ritrova tutti a tavola e ogni cosa rischia di diventare il pretesto per far saltare le feste in aria. Sul couscous di pesce va il limone? L’insalata va condita con l’aceto? La Juve merita lo scudetto? Apriti cielo.

Chi non conosce lo spirito italico non può capire questa nostra declinazione bellicosa dell’animo, che del resto si è manifestata già quando Roma emise il primo vagito: i romani, all’epoca, erano solo due fratelli e l’uno trovò corretto ammazzare l’altro, tanto per mettere in chiaro le cose.

I postumi della maledizione di Didone, poi, si sono protratti per i millenni successivi e una rapida carrellata lo dimostra senza possibilità di smentita: Cesare contro Pompeo, Ottaviano contro Marc’Antonio, Caracalla contro Geta, Guelfi contro Ghibellini, CLN contro RSI, DC contro PCI, Berlusconers contro Antiberlusconiani.

C’è tuttavia un minimo comune denominatore tra queste coppie di contrapposizioni, e cioè che qui lo scisma è politico. Del resto, è del tutto fisiologico che due persone abbiano diverse visioni del mondo e della politica.

Quel che invece sconfina nel patologico è ciò che da qualche mese a questa parte accade con la campagna di vaccinazione anticovid e tutto ciò che ruota attorno ad essa. Credetemi: io di scismi assurdi ne ho visti, ma di irrazionali come quelli tra provax e novax, mai.

Raramente si assiste, nei commenti sotto i post dei vari Mentana et similia, ad una violenza così assoluta e categorica, paragonabile – forse – a quelle che nell’età moderna si vedeva ai tempi delle guerre di religione. Famiglie dilaniate, amicizie decennali che si rompono, offese reciproche alle generazioni precedenti e tutto sulla base di posizioni spesso (o forse sempre) del tutto pregiudiziali.

Ora io di Vaccini, Virus, sieri e terapie non ne capisco assolutamente nulla, come del resto il 98% della popolazione italiana. In una situazione del genere, chiunque risulta dotato di un minimo di senso critico tende a praticare il più pacifico degli atteggiamenti: l’epoké, cioè la sospensione del giudizio. In termini più potabili, questo significa che io di una cosa non so nulla e, siccome non so nulla, non prendo una posizione. Non prendendo una posizione – in teoria – non ci dovrebbe essere nemmeno “contrapposizione”. Nonostante l’intima razionalità di questo modo di pensare, qui da noi si fa quadrato puntando quasi per istinto le picche contro il collega o il vicino di casa che la pensa diversamente.

Io credo che – data la parità di incompetenza in materia sanitaria – non vi sia una differenza sostanziale, in punto di approccio, tra il vaccinista ortodosso e il no-vax integrale. È però interessante approfondire cause e con-cause che hanno portato a questa quasi-guerra civile, perché se questo non fornisce informazioni su come è fatto un vaccino a mRNA comunque consente di capire il perché siamo sempre in procinto di scannarci fra di noi.

Nella guerra tra no-vax e pro-vax, io credo che le posizioni più “umanamente, sentimentalmente e filantropicamente” comprensibili siano, in fondo, quelle dei secondi e questo perché mi ricordano i cuccioli smarriti; ma per spiegare questa scelta occorre sedersi sulla poltrona dello psicoterapeuta, quella accanto al lettino del paziente, e capire.

Il pro-vax medio, come quello no-vax, non ha una competenza medica che va al di là dell’uso antipiretico della tachipirina. Nonostante ciò, sciorina certezze mediche manco fosse un ordinario al San Raffaele. Perché? Perché il pro-vax è un istituzionalista. Chiamasi “istituzionalismo” quell’atteggiamento di mia **nonna** che bolla come verità certa assoluta ed incontrovertibile tutto ciò che promana dalla televisione. Impossibile avere un dialogo con **mia nonna**, sul punto. Qualsiasi eccezione, dubbio o contraddizione, lei lo liquida con la perifrasi magica, versione catodica del “vuolsi così colà dove si puote“, ossia “lo ha detto la televisione“.

Si può notare l’atteggiamento religioso, che attinge alla fede delle madrase. Non dice, infatti, “lo ha detto il prof. X alla televisione“, ma lo ha detto proprio lei, la Televisione, che a questo punto trascende la sua natura secolare per diventare un qualcosa di astratto. Forse “una e trina“, e del resto tre sono i canali canonici di cui si compone la RAI.

Questo approccio lo si riscontra principalmente nei boomers (croce e delizia dei meme: sempre loro!), che avvertono ancora oggi il richiamo al dogmatico rispetto verso le istituzioni.

Fosse solo quello il problema, sarebbe tutto più semplice; eppure esso ha radici più profonde. Sì, perché in effetti questo atteggiamento costituisce il più grande danno veicolato attraverso le antenne che si è manifestato in maniera più subdola e nel più celebre dei modi, ossia l’eterogenesi dei fini. Il 18 marzo 1981 andò in onda il più divulgativo dei programmi, Quark, condotto dall’inossidabile Piero Angela. 

Piero Angela – Quark

Ecco: da un punto di vista educativo, Angela – suo malgrado – ha fatto più danni del colera. Quel che sembra una provocazione, a conti fatti si mostra una realtà di per sé evidente: la divulgazione, per questione genetica, consiste in una semplificazione. Ma la semplificazione, a sua volta, traspone una realtà parziale che non può tenere conto dell’immane rete di relazioni tra le cose, delle sfumature, dei chiaroscuri, dei dibattiti in seno alla comunità scientifica. Ed è così che milioni di telespettatori, guardando Quark, hanno ritenuto “semplice”, e dunque alla loro portata, ciò che nella vita reale è frutto di anni e anni di studi, tesi e pubblicazioni. 

È così – a causa di questa falsa sicurezza – che ci ritroviamo bancari, impiegati del Comune, commessi, avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro che ritengono di essere depositari di una realtà estratta da post su facebook o dalle pagine di wikipedia.

Qual è la conclusione? La conclusione è che gli “scientisti”, cioè quelli che nei dibattiti di qualunque livello sventolano il labaro della scienza senza aver ben chiaro cosa si intende per “scienza” e senza un titolo di studio in materie mediche, hanno lo stesso identico approccio dei no-vax: poca conoscenza, tanta presunzione.

Dico “presunzione” perché – in luogo dell’atteggiamento più corretto, ossia: “Guà, io non ne capisco nulla ma se gli esperti dicono così allora con ogni probabilità è così” – loro pontificano come fossero quelli che sanno per diretta conoscenza. Non è più ragione, è fede.

Fede” è anche quel che si vede dall’altra parte, nella selva oscura dei no-vax. 

“No-vax”, a ben vedere, è un “tag” maliziosamente breve. Serve a mettere nello stesso calderone gente assai diversa, dal dubbioso al complottista compulsivo. Si potrebbero scrivere tomi d’enciclopedia su questi ultimi, che riuscirebbero a trovare connessioni occulte tra la multa in divieto di sosta e la strage di Ustica. Se volessimo usare categorie filosofiche, potremmo dire che la loro è una visione feuerbachiana del mondo: se per il filosofo tedesco Dio è la proiezione del differenziale tra ciò che l’uomo vuole e cioè che l’uomo può, per il complottista no-vax la Congiuraè il Delta tra ciò che sa e ciò che non capisce. Inutile discuterci, perché nella loro assoluta buonafede la casualità non può esistere: ogni evento, infatti, è l’effetto di una decisione umana. “Umana”, ho detto, o quasi, perché quando non è l’uomo – inteso come essere umano – a tirare le redini del Cosmo, allora subentrano strane entità rettiliane, che se ci rifletti più del dovuto ti ritrovi a sussurrare un ossequioso “buongiorno” alle lucertole sui muri.

Tra l’incudine e il martello, infine, ci stanno quei poveracci dei dubbiosi che sanno di non sapere. Deficienti per gli scientisti e collaborazionisti per i complottisti, si ritrovano in balia di una superfetazione informativa. Che, alla fin dei conti, risulta essere l’unica vera metastasi del mondo di oggi. La questione merita un approfondimento, perché qui si gioca il nostro futuro.

Mai prima d’ora l’accesso all’informazione è stato così totale. Nelle tasche di ognuno di noi c’è uno smartphone grazie al quale possiamo fruire della più grande raccolta di dati dai tempi della Biblioteca d’Alessandria. Sembrava che ciò potesse dischiudere le porte di un mondo completamente alfabetizzato e invece è accaduto l’opposto. Di fronte ad una tempesta di notizie, i più riflessivi si sono trovati completamente spaesati e senza una bussola cui fare affidamento, rendendoci più ignoranti di prima. L’unica soluzione poteva essere l’affidamento a quei “fari” umani che sono i “competenti”, che nella fattispecie sono i virologi.

I quali, però, hanno completamente toppato la missione e anzi hanno contribuito suscitare insicurezze. Sì, perché io mi ricordo bene quel tal virologo che diceva “il virus non arriverà mai!“, e mi ricordo bene di quell’altra virologa che vaticinava, sorridendo, di ciondoli, oppure di quell’altro secondo cui “il virus è clinicamente morto. E mi ricordo anche di quelli che presagivano immunità di gregge ad una data percentuale di vaccinati.

Ditemi voi a questo punto, Signori miei, come può uno fidarsi dell’informazione istituzionale quando non c’è affermazione che non venga smentita nel giro di qualche mese. Ditemi voi se un padre di famiglia non ha ragione a non fidarsi di chi ha sbagliato ogni singola previsione. Ditemi voi se, stando così le cose, non è lecito avere una paura matta sia della malattia sia della cura.

Ed ecco che, se immersa negli acidi dell’evidenza, mano a mano appare la verità, e cioè che la vera pandemia – oggi – è soprattutto informativa;e che esistono untori che, per strana analogia linguistica, si chiamano influencerse il cui scopo è di indirizzare piuttosto che informare. Epperò, quando le due azioni vengono confuse, quel che ne esce è la polmonite della fiducia: non c’è più informazione ma solo promozione.

Questa miccia ha fatto deflagrare a livelli di guardia la nostra insita litigiosità di cui parlavamo all’inizio, e stavolta – visti i divieti d’assembramento – non c’è un caffè davanti al quale fare pace.

Di fronte a questa malattia abbiamo una eziologia e una cura. A monte, la sovrabbondanza di notizie e opinioni e – perché no – un certo protagonismo degli “esperti” ha senz’altro disorientato tutti, facendo sì che la gente assumesse posizioni più partitiche che razionali. A valle, occorre che ogni scuola della Repubblica Italiana ripeti in maniera ossessiva agli studenti in stile “cura Federico” una regola fondamentale della vita: “su ciò di cui non si sa, occorre tacere“.

* onde evitare drammi familiari specifico che con “mia nonna” non intendo la Sig.ra Casano, madre di mia madre, ma un concetto socio-anagrafico.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp

Una risposta

  1. Finalmente leggo qualcosa che avrei voluto esprimere . Condivido in pieno il pensiero , che va oltre il problema pandemia ma su come guidare un gregge oltre il recinto .
    Grazie
    Vincenzo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati