No al voto
Ci sono le nomine

Non si può andare al voto
Ci sono 500 nomine da fare

La crisi di governo è realtà ma tutti escludono le elezioni
Il motivo: a breve si decidono nomine importanti

di Flaminia Camilletti
di Redazione The Freak

No al voto
Ci sono le nomine

Non si può andare al voto
Ci sono 500 nomine da fare

Non si può andare al voto
Ci sono 500 nomine da fare

di Flaminia Camilletti
di Redazione The Freak
No al voto. Ci sono 500 nomine da fare

No al voto
Ci sono le nomine

Non si può andare al voto
Ci sono 500 nomine da fare

La crisi di governo è realtà ma tutti escludono le elezioni
Il motivo: a breve si decidono nomine importanti

di Redazione The Freak
di Flaminia Camilletti
3 minuti di lettura

La crisi di governo da minaccia è diventata realtà. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha ricevuto un mandato esplorativo da Sergio Mattarella per verificare che esista davvero una maggioranza con i gruppi che sostenevano il precedente governo. Verrebbe da chiedersi che senso abbia avuto scatenare una crisi per poi tornare a governare tutti insieme dopo due settimane di minacce e chiacchiere. A questa domanda si può rispondere solo dopo essersene fatti un’altra: perché nessuno vuole andare al voto

Molti analisti sostengono che l’obiettivo dell’attuale maggioranza sia l’elezione del presidente della Repubblica di inizio 2021. Permettere ad un eventuale schieramento di centrodestra di poter esprimere per la prima volta un presidente della Repubblica è un rischio troppo grande che l’attuale establishment non vuole correre, ma c’è dell’altro. 

Ai più attenti non sarà sfuggito che in primavera sono previste oltre 500 nomine in ruoli chiave dei nostri asset. Da Fs a Cdp, a Rai, Saipem, Anas e alcune partecipate di Enel ed Eni

Lo scacchiere è ampio, ma le pedine sempre le stesse. Ognuna espressione di un mondo diverso e la classe dirigenziale che verrà nominata deciderà in che modo spendere i soldi del rilancio. È allora troppo importante per gli eletti di questo mandato mantenere lo status quo. Almeno per un anno ancora. Ed è a questo punto che si ritorna sui motivi di una crisi che probabilmente tenterà ogni via per evitare il voto. 

Si mormora che Renzi abbia nel mirino i trasporti che vedrebbero destinarsi la maggior parte dei fondi del Recovery fund. Scatenare la crisi di governo è servito a stabilire chi comanda, a far vedere chi tiene il coltello dalla parte del manico. Lo stesso coltello che a seguito di quello che è successo finora, non sarà neanche necessario ritirare fuori. 

Lo ha detto lo stesso Matteo Renzi: “Non esiste una maggioranza senza Italia Viva” e i numeri parlano chiaro. A Giuseppe Conte, al Pd e ai 5 stelle non resta che chinare la testa, perché con tutta evidenza si sono messi in una strada senza uscita. Da una parte il voto e dall’altra un governo con Italia Viva, non esiste una terza via.

L’esito più probabile sarà proprio quello di scendere a patti con i ricatti di Matteo Renzi e a nulla sembra servire l’aut aut di Alessandro Di Battista che minaccia di lasciare i 5stelle in caso si formi un governo con il rottamatore toscano. 

La situazione attuale è la seguente: Pd, 5Stelle e Leu vogliono andare avanti con Conte, nessuno ha posto veti sulla presenza di Renzi in maggioranza e Italia Viva non li ha posti su Conte premier. Cosa ha impedito quindi a Mattarella di andare a consegnare un nuovo preincarico a Conte?

Probabilmente il presidente della Repubblica resta scettico sull’affidabilità delle promesse e delle buone intenzioni e forse sta prendendo in seria considerazione l’ipotesi scissione minacciata dall’outsider Di Battista che potrebbe portare via con sé Nicola Morra, Barbara Lezzi e forse una decina di altri senatori. Lo strappo sarebbe grosso e il danno irreparabile.

Sono in arrivo più di 209 miliardi di euro per il rilancio, il piatto è ghiotto e andare ad elezioni sarebbe un suicidio, soprattutto per chi, in questo mandato, si gioca le ultime chance di sopravvivenza.

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