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Deve esserci una sorta di reset della memoria che si attua ogni anno e in modo massiccio, se mi dimentico puntualmente che, sotto Quaresima, mia madre studia i più arditi escamotage (appresi in anni di Settimane Enigmistiche sotto l’ombrellone a Senigallia) per attirarmi in casa a prendere la benedizione pasquale del parroco di zona, che ogni anno appunto, si prodiga al servigio.
Questa volta l’esca è stata una commistione dei più avanzati argomenti genitoriali fondati su “la stampante ha mangiato i fogli e Google non c’é più e al suo posto c’è Yahoo”, tutto pronunciato con il tono di voce con cui Bambi chiese alla madre l’ultimo pasto di foglie secche.
Arrivo in casa e ad attendermi trovo il consueto plotone di esecuzione composto da un sacerdote, un arnese per la benedizione, svariati santini e mia madre. Tutti mi fissano e io, ormai, non posso più appellarmi nemmeno ad una botola che si apra sotto di me.
Maledico la mia ingenuità subito dopo essermi chiesta perchè Gesù ce l’ha con me: se si è arrabbiato cosi tanto quando da piccola recitavo in playback il Padre Nostro, posso chiedergli scusa. O se mi ha letto nel pensiero quando aspiravo alla comunione solo per bere il vino, posso spiegargli che era solo una bravata adolescenziale.
Il sacerdote, che subito nota la mia faccia accogliente come una fitta intercostale, inizia un interrogatorio di stampo afghano da cui rifuggo solo grazie alle sopraffini tecniche indagatorie apprese in anni e anni di ispirazione televisiva con Franca Leosini, Roberta Petrelluzzi, Sandra Milo e Kiss Me Licia.
Schivo tutte le domande (fidanzati che non ho, matrimoni che figuriamoci, figli che allora proprio ciao), ma quella su che lavoro faccio non riesco proprio ad evitarla e allora sì, sono costretta a rivelarlo: sono un ricercatore.
Colto da una sovrastimolazione sensoriale, il sacerdote chiede a me cosa penso di alcune questioni di risaputa diatriba tra scienza e fede: è nato prima Adamo o è il darwinismo ad avere la meglio? I diritti degli umani trascendono il diritto al credo religioso? E certe tecniche di cura medica non vanno contro il destino ineluttabile deciso da un progetto superiore?
E’ in quel momento che capisco che quella a cui Gesù ha riservato un duro colpo stagionale non sono io, ma è mia madre.
Mia madre mi guarda come un condannato a morte sta per guardare il suo ultimo Big Mac, credo che da dentro di sè mi preghi di non proferire parola, “non farlo, non farlo“, spalanca la pupilla sperando nell’apparizione della Madonna, nella comparsa di un superpotere estemporaneo per farmi sparire o nell’intervento di Luca Giurato che dice “BuongioLLo” dal bagno di casa e tutti a casa. Ma niente, nulla accade e io sto lì a prendere tempo.
Lei mi fissa e io deglutisco.
E davanti mi passano tutte le supercazzole usate in 30 anni di esistenza, di esami universitari, di dialoghi in ascensore, di teatro dell’improvvisazione, di quella volta in cui mi chiesero la spiegazione di un integrale a Matematica Finanziaria e in cui ho usato l’unica arma che ha mai potuto sempre e solo aiutarmi: la tanatosi. Appresa, anch’essa, per mano di un insegnamento proficuo proveniente dal primo Jurassic Park: se stai fermo il T-Rex non si accorgerà di te. Uguale: se stai immobile, nessuno si accorgerà che esisti. O peggio: penserà che sei pazza. Ma almeno smetteranno di tediarti la vita.
Mia madre ed io ci guardiamo con ineluttabile destino, mentre lei credo si ripeta “mai più, ok Gesù, ho imparato la lezione. Mai più. Ti prego non farla rispondere e io giuro che quest’anno verrò a Fatima in canoa.”
Ed è lì che scopriamo che in realtà Gesù ci vuole bene e vuole sostanzialmente bene alla famiglia, al fatto che essa rimanga unita e non si sciolga proprio al cospetto di un imminente omicidio per mano di madre.
Accade, così, l’ottavo miracolo di casa nostra, per cui al sacerdote squilla il cellulare (perchè, Signore mio, te vojo bene e sono il tuo portavoce, ma voi mette se me cerca qualcuno?) e, dopo 47 secondi di sottovoce comunicazione nell’angolo del salotto, torna tra noi e ci esorta a dire un padrenostrochestaineicieli in versione bignami (meno di un minuto e 20, manco la versione spagnola di La Solitudine della Pausini), tanti cari saluti, una breve rinfrescata con l’acqua a pioggia e la benedizione è fatta: un’urgenza immediata lo richiama in Chiesa.
Il sacerdote esce e io e mia madre ci guardiamo, rimaniamo in silenzio, non citiamo l’accaduto come due sopravvissuti che non vogliono mai più ricordare il trauma e ci convinciamo dell’unico fondamentale insegnamento appreso oggi: se Dio non esiste, a casa sicuro c’abbiamo le telecamere sintonizzate col Vaticano.
O un gran culo inenarrabile.
di Cara Futura Rigby, all rights reserved
Mia madre mi attira in casa e con l’inganno. Per farmi prendere la benedizione pasquale. ultima modifica: 2018-03-31T07:37:47+00:00 da Cara Futura Rigby

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