Meloni, storia di sinistra? No, solo di una donna

Meloni, una storia di sinistra?
No, solo di una donna italiana

La futura premier ha vissuto semplicemente
le stesse difficoltà che vivono tutte le donne in Italia

di Ilaria Salvemme
di Redazione The Freak

Meloni, storia di sinistra? No, solo di una donna

Meloni, una storia di sinistra?
No, solo di una donna italiana

Meloni, una storia di sinistra?
No, solo di una donna italiana

di Ilaria Salvemme
di Redazione The Freak
donna

Meloni, storia di sinistra? No, solo di una donna

Meloni, una storia di sinistra?
No, solo di una donna italiana

La futura premier ha vissuto semplicemente
le stesse difficoltà che vivono tutte le donne in Italia

di Redazione The Freak
di Ilaria Salvemme
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In molti e molte, nel corso della campagna elettorale e nei momenti successivi alla vittoria di Giorgia Meloni, più che del centro-destra, si sono soffermati sulla storia della futura premier. Quella della ragazzina della Garbatella, cresciuta in una famiglia poco abbiente e monogenitoriale, è una storia di sinistra (così come ha scritto anche il direttore di The Freak, Claudio Rinaldi)?

Forse più che di sinistra, la sua è la storia di una donna italiana.

Se torniamo indietro ad analizzare il suo percorso, ci accorgiamo che la segreteria che attualmente guida le è stata affidata da un gruppo dirigente prettamente maschile negli anni in cui il partito sprofondava, fagocitato da Forza Italia e Il Popolo della Libertà.

In quel contesto, mentre si raccoglievano percentuali di consenso da parte dell’elettorato estremamente basse, si pensò bene di affidare le redini ad una donna giovane, che forse proprio per questo ben avrebbe potuto bruciarsi, come si usa dire nel gergo politico, senza tante conseguenze.

Più che occuparmi della collocazione della sua storia, in ogni caso, mi soffermerei sul fatto che rappresenti un unicum in un Paese, questo, dove la mobilità sociale non esiste più e dove tutti gli anni ci viene ricordato dai centri studi come le conoscenze contino più del merito.

Cosa potrebbe fare Giorgia Meloni dinanzi a questa realtà? Per prima cosa trarre ispirazione e forza dalla sua storia. 

Più volte in passato si è soffermata sul suo grado di istruzione, rivendicando quasi con orgoglio di non aver potuto conseguire una laurea a causa della necessità di dover lavorare per contribuire al mantenimento della sua famiglia. 

Considerando che l’Italia è tra i Paesi europei con la percentuale più bassa di laureati, Giorgia Meloni potrebbe attuare delle politiche volte ad aiutare proprio i ragazzi provenienti da famiglie meno abbienti a raggiungere i più alti livelli di istruzione, perché non debbano più essere costretti a scegliere, come a quanto pare è toccato in sorte a lei. Come?

E’ chiaro che il primo scoglio da affrontare per il nuovo governo, nella congiuntura economica e internazionale che ci troviamo a vivere, sarà rappresentato dalle questioni economiche. Il percorso che porterà all’approvazione della legge di bilancio è serrato. Sembra che Draghi abbia blindato alcune scelte e che il primo decreto del nuovo esecutivo a tema conterrà una sanatoria delle cartelle esattoriali

Mi auguro che la futura premier ricordi la sua storia e dirotti quei fondi per consentire a una ampia fascia di giovani di frequentare gratuitamente le università. C’è da chiedersi, infatti, quale paese voglia disegnare il governo entrante: uno in cui sia premiato chi evade, chi viola le norme ordinamentali, o un paese in cui chiunque possa ‘arrivare’? 

In fondo, la differenza tra destra e sinistra non starebbe proprio nella necessità di assicurare, per la prima, la parità di condizioni iniziali a tutti, mentre per la seconda il medesimo approdo?

Quella a cui il centro-destra è chiamato in questo momento è una prova di maturità, della quale, peraltro, la Meloni sembra perfettamente consapevole. Prova ne sono i toni moderati e rassicuranti utilizzati in campagna elettorale allo scopo di tranquillizzare i partner europei e atlantici, l’opzione di Fdi per ministeri importanti e cruciali, come quello dell’economia, nonché i colloqui continui, sembrerebbe, con Draghi, avvenuti negli ultimi mesi.

Indubbia è stata la capacità di questa leader di intercettare le aspettative e i pensieri degli elettori. Ha compreso, come molti ritengono, che il momento buio e incerto attuale imponeva di incentrare la campagna elettorale su tematiche concrete e quotidiane, più che sui diritti civili. 

Personalmente non ho mai ritenuto che i diritti sociali fossero in contrapposizione con i diritti civili ma, anzi, che potessero e dovessero contribuite a costituire un importante bagaglio di consapevolezze per i cittadini.  

Siamo tutti d’accordo sulla necessità di aiutare le famiglie italiane e gli imprenditori ad affrontare le nefaste conseguenze dell’innalzamento del prezzo delle materie prime. Credo, tuttavia, che la destra italiana sia chiamata a una prova di maturità e a dare uno sguardo concreto al paese anche in relazione ad altri ambiti.

Le famiglie arcobaleno, per esempio, esistono già. Perché relegare alla serie B la condizione dei bambini al loro interno, perpetrando la mancata regolamentazione e il mancato riconoscimento del loro diritto a mantenere i rapporti con entrambi i genitori, dopo una eventuale separazione? 

Sarebbe una scelta politica di destra?

Potrebbe esserlo in un paese civile nel XXI secolo. In Inghilterra, per esempio, il Marriage Bill che consentì l’estensione del matrimonio alle coppie omosessuali, fu proposto dai Tory nel 2012.

La futura premier dovrebbe poi rassicurare l’elettorato sull’aborto e sulla legge 194? Sì, considerando che a livello locale i rappresentanti politici in quota Fdi abbiano votato, negli ultimi giorni, a favore dell’istituzione di sportelli pro vita in ogni presidio ospedaliero dove si pratichi l’IVG e contro l’attuazione della legge 194 del 1978.

Dovrebbe spiegarci in primo luogo perché la donna in Italia sembrerebbe non avere la piena disponibilità del proprio corpo, considerando che nelle intenzioni – se non sue, dei suoi compagni di partito –  non dovrebbe poter accedere all’IVG, e essere sanzionata penalmente laddove decidesse consapevolmente, invece, di portare avanti una gravidanza solidale (la Meloni è prima firmataria di un ddl depositato nella scorsa legislatura che vorrebbe istituire il reato universale di maternità surrogata commesso da cittadino italiano all’estero).

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