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Cosa sei,

Roma,

dopo il crollo delle illusioni?

Cosa sei,

dopo le speranze disattese,

il peso della solitudine,

il frastuono dei tram,

i volti amorfi?

Ti vedo,

immobile davanti ai miei occhi che ti chiedono vita.

Tu resti muta.

Non mi spalanchi più gli occhi

davanti alle tue meraviglie.

Ti mostri, caduta.

In ginocchio davanti alla barbarie di chi ti occupa senza abitarti.

Ti vedo

ferita,

deturpata,

abbrutita.

Mi guardi con occhi imploranti,

mi chiedi

di amarti ora

nella tua fragilità,

nella tua sozzura.

Esito

e tu,

con occhi sapienti,

mi rammenti

quanto

ci accomuna.

Ora,

sono io che resto muta.

A bocca spalancata davanti al tuo scacco matto.

Anch’io, cadùca.

Anch’io, capace di ospitare l’infinito.

Mi chiedi,

Roma,

di amarmi,

di accettare di essere come te:

manifesto umano di un destino immortale.

di Giulia Covelli, all rights reserved

Maturità ultima modifica: 2017-09-23T07:37:28+00:00 da Giulia Covelli
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