Messina Denaro:
la fine

Matteo Messina Denaro: la fine

Arrestato a Palermo l'ultimo Capo di Cosanostra

di Lorenzo Peraino
di Redazione The Freak

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Matteo Messina Denaro: la fine

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Matteo Messina Denaro: la fine

Arrestato a Palermo l'ultimo Capo di Cosanostra

di Redazione The Freak
di Lorenzo Peraino
4 minuti di lettura

Parlare di Matteo Messina Denaro è sempre complesso, non perché sia problematico inserire la sua storia fra le tante storie di Mafia, ma perché gli elementi a disposizione per costruire un quadro definitivo sono pochi ed evanescenti.

Matteo Messina Denaro, detto “U siccu”, scomparve dalla scena siciliana nel ’93, e non è mai stato catturato, fino ad oggi quantomeno (lunedì 16 gennaio 2023) giorno in cui, dopo tre decadi di latitanza, i carabinieri del ROS, coordinati dalla Procura della Repubblica di Palermo, lo hanno arrestato all’interno della clinica “La Maddalena” di Palermo.

Matteo Messina Denaro arrestato la mattina del 16 gennaio 2023

Di “U siccu” si sanno poche cose, una di questa è che nacque il 26 aprile 1962 a Castelvetrano, da Lorenza e Francesco Messina Denaro, detto “Zu Ciccio”. Apparentemente il padre era un contadino al servizio della potente famiglia trapanese D’Alì Staiti, ma, in realtà, era il capo del mandamento mafioso di Castelvetrano ed assunse tale posizione appoggiando i corleonesi di Salvatore Riina durante la seconda guerra di Mafia, conflitto intestino all’organizzazione, che insanguinò la Sicilia negli anni ’80.

Nel 1990 l’allora Procuratore della Repubblica di Marsala, Paolo Emanuele Borsellino, emanò un mandato di cattura nei confronti di Francesco, accusato, oltre che di associazione mafiosa, anche dell’omicidio del giornalista Mauro Rostagno.

A quel punto u zu Ciccio si diede alla latitanza, che durerà fino alla sua morte, nel 1998. A partire da quel momento, con il padre latitante ed il fratello maggiore in carcere, Matteo Messina Denaro divenne il capo mandamento di Castelvetrano, con una grande influenza dunque su tutta la provincia di Trapani. Questo dettaglio è molto importante, perché, oltre che segnare l’inizio dell’ascesa criminale di Matteo, lo fece interfacciare con la mentalità mafiosa di quella provincia, che era differente rispetto a quella del resto della Sicilia.

Qui, infatti, la Mafia non vessava i commercianti e gli imprenditori, ma li faceva diventare parte del business. Questo sarà anche l’indirizzo che u Siccu darà a Cosa Nostra quando prenderà il comando, preferendo gli affari ai gesti eclatanti ed alle manifestazioni di potere. Una Mafia che diventa impresa e che si infiltra in maniera ancor più radicata all’interno del tessuto sociale.

La storia di Matteo è indissolubilmente legata a quella di Salvatore Riina, il quale fu per lui un punto di riferimento nel suo cursus honorum mafioso.

Totò Riina, detto “U curto”, scalò il potere dentro Cosa Nostra a forza di omicidi, eliminando fisicamente chiunque vi si opponesse. La seconda guerra di Mafia fu scatenata proprio per tale motivo: la conquista del potere da parte dei corleonesi, a danno delle famiglie palermitane. Tutto ciò avvenne tramite il letterale sterminio non soltanto dei boss rivali, ma anche delle loro famiglie, causando più di mille morti nel giro di pochi anni.

Tra le famiglie rivali vi erano anche i Graviano, che però furono graziati e giurarono fedeltà a Riina e Provenzano. Tutto ciò avvenne perché Giuseppe Graviano era un caro amico di Matteo Messina Denaro, che perorò la sua causa con Riina -il quale per Denaro aveva un debole- salvandogli di fatto la vita.

Graviano e Denaro divennero veri e propri pupilli di Riina, che li trattò sempre come fossero figli suoi, e loro vedevano in Riina un secondo padre, cui giurarono fedeltà incondizionata.

Gli arresti che negli anni ’90 seguirono le stragi, e che portarono in carcere Salvatore Riina, i fratelli Graviano e Bernardo Provenzano, segneranno una linea di confine tra la Mafia violenta e stragista e quella immediatamente successiva, che con una mentalità prettamente imprenditoriale. Ad impostare questo nuovo corso di Cosa Nostra fu proprio Matteo Messina Denaro, che ad una Mafia caratterizzata da coppola e lupara ne preferì una in giacca e cravatta, più subdola ed infiltrata in ogni livello della società: dalla politica all’impresa.

L’arresto del super latitante da un lato commuove e da speranza a tutte quelle persone che credono fermamente che la giustizia non sia una mera illusione, dall’altro lato rende fieri di magistratura e carabinieri, servitori dello Stato troppo spesso bistrattati ed umiliati.

Tuttavia, in questo perfetto scenario da lieto fine romanzesco, è opportuno fare qualche considerazione.

La Mafia è un’entità politicamente condizionata e sicuramente U Siccu è stato un protagonista dei ripetuti e vicendevoli contatti e scambi avvenuti fra la Mafia ed una parte deviata delle istituzioni negli ultimi 40 anni. Se a questo punto è vero che la sua latitanza sia sempre stata protetta “dall’alto”, in virtù dei segreti, anche e soprattutto politici, di cui la sua persona è custode, qualche perplessità in merito alla sua cattura allora sorge.

Qualora parlasse lui, tante trame oscure della prima Repubblica verrebbero svelate, cosi come verrebbero svelati i veri responsabili dei più tragici eventi dell’ultimo mezzo secolo..ma in l’Italia, si sa, vi è sempre il che alle spalle di una così lieta vicenda vi siano le trame oscure di certi melliflui soggetti, né  palesi, né  responsabili.

<“Che fai?” gli domandai. E lui, a sua volta, mi fece una domanda. “Qual è la forma dell’acqua?”.”Ma l’acqua non ha forma!” dissi ridendo: “Piglia la forma che le viene data”>

(Andrea Camilleri, La forma dell’acqua).

2 risposte

  1. Acute considerazioni su come la mafia si e’ evoluta ed infiltrata nel tessuto sociale,imprenditoriale e..politico negli ultimi decenni…, un mondo parallelo ed oscuro

  2. Ottime considerazioni. Lasci quel giusto amaro sapore in bocca di chi non si accontenta di ciò che vede. Il boss ha lo stesso viso dell’unica foto che conosciamo di lui, giovanissimo. Ma quale plastica facciale! È evidente che non si è voluto catturare prima. Se lui parlasse, e non lo farà, crollerebbe l’intero sistema repubblicano. Scoppierebbe il finimondo politico e, quindi, economico, giuridico ecc. Non parlerà. Crollerebbe tutto come un castello di carte, e, magari, prenderebbe il potere l’esercito, e non necessariamente italiano

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