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Siamo sempre molto curiosi nel visionare un’opera prima, la quale potrebbe farci scorgere un futuro grande regista, intravedendo una carriera ricca di riconoscimenti o pensare che sarà dimenticato molto presto. Questo concetto diventa ancor più interessante, con la pellicola debuttante di uno studio che sembra voler continuare la grandissima tradizione giapponese dell’animazione. Riuscirà il neonato Studio Ponoc a entrare nella storia del cinema come la casa produttrice, ben più nota, nella quale opera Miyazaki? Solo il tempo potrà darci una risposta. Fondata dal regista Hiromasa Yonebayashi (Quando c’era Marnie, Arrietty) e dal produttore Yoshiaki Nishimura, lo studio Ponoc si presenta al pubblico con il primo lungometraggio: “Mary e il fiore della strega”. Sarebbe interessante confrontare gli esordi delle case produttrici comparate in precedenza, ma non è questo l’articolo giusto; in questo caso ci occuperemo di recensire il prodotto, il quale continua a conseguire un discreto successo.

Diretta da Yonebayashi, la pellicola s’ispira al romanzo pubblicato negli anni 70: “La piccola scopa” scritto da Mary Stewart. Dall’incipit classico, la storia narra l’avventura di una bambina dai tratti peculiari che si trasferisce in campagna nella casa della nonna. Tenace e insicura, Mary scoprirà un fiore che le donerà misteriosi poteri, i quali la porteranno in luogo magico catapultandola in eventi notevolmente più grandi di lei. Scoperta e potere introducono una storia da subito intuibile ma comunque interessante, creando un mood molto riconoscibile in altre avventure nipponiche alle quali siamo abituati; tuttavia proseguendo con la trama, il respiro diventa sempre più ampio uscendo anche da un immaginario tipicamente orientale. L’occidentalità stupisce lo spettatore, il quale rivede alcune similitudini con la saga cinematografica di Harry Potter. Endors College, quel luogo ricco di magia scoperto casualmente da Mary, incanta la giovane protagonista lodata per le sue capacità con la stregoneria appena acquisite, trovandosi forse in un ambiente che potrà farla felice, non essendo a conoscenza di un segreto nascosto nella scuola.

Accanto all’influenza occidentale, l’animazione di questo prodotto trova radici nello studio Ghibli e difatti a volte ricorda Kiki – Consegne a domicilio; tuttavia la strada percorsa del regista, pur conservando una morale universale, già incontrata in altri prodotti molto più conosciuti, non realizza un costrutto di cinema troppo derivativo da quello del cineasta di “Porco Rosso“. Ambientalismo e identità ricoprono ruoli importanti nella narrazione, tuttavia la mancanza d’incisività nei dialoghi e nelle immagini (pur bellissime), non costruisce quell’epica che la storia dovrebbe possedere.

Come esordio, lo Studio Ponoc non si rinchiude in una sfera orientale ma guarda all’occidentalità con grande interesse, portando sugli schermi una pellicola meritevole di essere visionata. L’opera prima rivelazione non c’è stata, tuttavia aspetteremo con grande curiosità il prossimo progetto di questi artisti, molto determinati a voler intraprende un percorso che potrebbe portargli sulla vetta dell’animazione contemporanea. Come detto inizialmente siamo sempre molto curiosi di un esordio, azzardando sul futuro di un regista o in questo caso di uno studio d’animazione; per ora possiamo dirvi di non sottovalutare la casa produttrice perché ne vedremo delle belle.

di Gianluca D’Alessandro, all rights reserved

Mary e il fiore della strega ultima modifica: 2018-06-25T08:08:32+00:00 da Redazione

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