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Manifesto

The Freak’s therapy

The Freak è un modo per uscire dall’incontinenza culturale prescindendo da Maurizio Costanzo, Francesco Alberoni, Alessia Marcuzzi e Activia cereali e prugne.
La nostra mission si compone dei seguenti scopi di natura meramente eventuale: superare il conflitto arabo-israeliano, terminare la Salerno Reggio Calabria, realizzare la democrazia in Russia, esportare il cachemire di Brunello Cucinelli nelle Filippine, approntare la difesa legale di Valeria Marini per presunta prostituzione, costruire una spa sulla Muraglia Cinese e aggiungere il Tibet tra le mete dello Smartbox, creare il gruppo su fb degli amici di amici di amici che si sono persi durante il cammino di Santiago, e in realtà si trovavano in Brianza, convincere 12enni impauriti che il circo non è una Caritas e che E.T. è il risultato di una presa a male da sbornia post negroni sbagliato, espellere a pedate nel deretano i turisti del Caffè Greco in via Condotti, acquistarlo, per poi rivenderlo ad un imprenditore di prodotti da agricoltura biologica, tutti raccolti nei pressi dell’Ilva di Taranto, pensare a un Monti Tris, fondare un movimento con a capo Enrico Brignano, inserire nella Costituzione Italiana il diritto di ciascun individuo a possedere un Iphone a comode rate mensili o decennali, (perché la nostra Costituzione è troppo vicina ai lavoratori e gli industriali poi di che parlano al golf?), scoprire l’orientamento religioso di Don Lurio, estendere il segnale del digitale terrestre a Spinaceto.
Se rimane tempo scriviamo, forse.

Abbiamo deciso di investire le nostre risorse fisiche morali e intellettuali per promuovere talenti emergenti che sono andati in analisi per overdose della parola “talento” affiancata ai loro dati anagrafici e lottano contro l’uso improprio dell’informativa obbligatoria per il trattamento dei dati sensibili dopo aver scoperto le loro foto in pigiama su Google Immagini.
L’obiettivo primario di The Freak è prendere un Neottolemo Saracino qualunque e concedergli la possibilità di poter esprimere la sua arte anche se sua madre non l’ha chiamato Billy Corgan o Chris Martin e non ha deciso di drogarsi come tutti gli altri.
Curiamo dalla depressione tutti gli aspiranti registi e attori che sono fuggiti dai casting per comparse nei cine-panettoni o dai seminari curati da Nanni Moretti e rivendicano il loro diritto di riprendere i loro cani che guardano la televisione fingendo di essere intelligenti o di interpretare Bertol Brecht dentro il loro appartamento situato tra la Tangenziale e l’uscita di Lunghezza.

Pubblichiamo racconti inediti ma solo perché altrimenti non se li cagherebbe nessuno, prestando cura alla crescita dei nostri autori per non correre il rischio che inizino a scrivere romanzi softporno o raccontino storie di strane creature della Transilvania che vivono a Manhattan e vestono Giorgio Armani.
Prestiamo particolare attenzione a tutta la moda che non viene raccontata, dichiarando il nostro disappunto verso tutti coloro che hanno rinunciato al posto fisso per creare orecchini con le perline delle Barbie, e verso tutte le aspiranti bloggers che si sentono Mila Schon solo perché hanno sostituito la dieta mediterranea con iniezioni di Insalata Bonduelle in polvere.

Organizziamo eventi fighissimi, ma “davero davero”, perché non sappiamo cosa fare la sera e il bicchiere di vino ha raggiunto quota 7 euro solo perché è del 1250, ha 40 gradazioni di rosso, contiene tutte le varianti di morositas ai frutti, ed è stato tenuto in botti di legno rubate alla produzione di violini Stradivari.
Se pensate di essere particolarmente affini alla nostra linea editoriale è solo perché avete esaurito le cose da likare su Facebook e Twitter è estremamente noioso, quindi non fate molte storie e dichiaratevi a favore di ogni cosa che pubblichiamo, badando bene che non vendiamo biglietti per l’ultima mostra del pittore koreano surrealista e un po’ fancazzista, né ce la meniamo molto con la storia che “ con la cultura se po’ magnà,” tanto non c’è una lira in ogni caso e tra pochi mesi il mondo finirà.
Quindi restate comodi che tanto ognuno ha i suoi problemi, ma insieme è bello, e se ci troverete ogni giorno ancora qui dopo il 21 di dicembre, vorrà dire che i Maya erano dei grandissimi sfigati.
Keep Calm, and Be Inusual!

Manifesto ultima modifica: 2011-08-29T15:10:41+00:00 da Redazione

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