MANI DEL SUD – Intervista a Raffaele Stella Brienza, designer di papillon “famosi”

di Martina Cotena

MANI DEL SUD – Intervista a Raffaele Stella Brienza, designer di papillon “famosi”

di Martina Cotena

MANI DEL SUD – Intervista a Raffaele Stella Brienza, designer di papillon “famosi”

di Martina Cotena
5 minuti di lettura

Il mondo della moda ha una costante: la freneticità. Un mondo sicuramente freak che non ha orari nè luoghi, dove la connessione virale fa da padrone e schiavizza con dictat di tendenze e necessità. Ma queste connessioni aiutano a superare le barriere dello spazio fisico e talvolta ci aiutano, come nell’intervista di “mail botta & risposta” con Raffaele Stella Brianza e il suo marchio Mani del Sud.

Raffaele è un talento decisamente made in italy e come ogni personalità freak vive e crea nelle “interferenze”, quindi mi chiedo come vivi le tue “intereferenze”?

L’interferenza credo sia un’ineguagliabile palestra. Sicuramente ci abitua ad una flessibilità e ad una curiosità sempre attiva. Mi sono laureato in storia dell’arte contestualmente al diploma di fashion designer al Polimoda. In merito al fatto che io viva ed ami Firenze, ma che voglia valorizzare Potenza, la mia città di origine, credo che sia un passaggio inevitabile. arriva sempre un momento nella vita nel quale non si può far a meno di guardare indietro al tessuto sociale ed al contesto che ti hanno formato con occhio nostalgico e maturo allo stesso tempo. Non posso far a meno delle interferenze che mi circondano, infatti tutti i giorni mi confronto con svariate attività ed anche con immaginari opposti; sono direttore creativo per un famoso brand di moda femminile ed alterno le mie attività all’immaginario maschile di “Mani del Sud”.

Dato che ti piace surfare nella storia quali sono le epoche storiche a cui guardi e fai riferimento e, volendo sognare , su quale personaggio storico vorresti vedere un tuo papillon?

Sicuramente il periodo Decò per me è di grande ispirazione. Il design, la moda, la bellezza e la decadenza di quel periodo sono un terreno fertile per la mia immaginazione. L’atmosfera del Vittoriale è fondamentalmente Decò, pertanto il sublime eclettico Gabriele D’Annunzio potrebbe essere il mio “testimonial” perfetto.

È appena terminato Pitti Uomo 89, in cui Mani del Sud ha partecipato nella sezione “Altro uomo pop up”. La scorsa stagione invece eri finalista di “Who is on Next? Uomo”.  In un’intervista del 2015 con Vogue.it hai descritto l’esperienza Pitti con queste parole: “Gioia mista a paura mista ad orgoglio. Un’emozione fortissima da lungo tempo non provata”, come la descriveresti invece quest’anno?

L’esperienza “Pitti Uomo” è sempre una grande prova, che diventa sfida un po’ con se stessi e tanto con il mercato. Rispetto alla scorsa volta, ero più consapevole di quello che sarei andato a fare e già conoscevo le “regole del gioco”. Insieme al concorso “Who is On Next?”, la scorsa edizione, c’erano tanta emozione, molta soddisfazione per essere tra i finalisti di un importantissimo concorso internazionale. Questa volta, nella moltitudine di partecipanti, la sfida era quella di cercare di raccontare la storia del mio brand, trasmettendo la sua singolarità ed unicità, ad un pubblico vastissimo.

Senza titolo2Pitti Uomo è una fiera internazionale di interscambio non solo di prodotti e progetti, ma anche di cultura, innovazioni e idee. Che cosa ti ha lasciato quest’edizione in particolare e cosa pensi di “poter portare” con te nella prossima stagione di questa esperienza?

Sicuramente è una piattaforma umana e professionale di altissimo rilievo. Umana in quanto sono proprio gli individui, che attraverso la moda, parlano di se e di noi, descrivendo un percorso estetico che ci accompagnerà quotidianamente; professionale perché riesce sempre a mettere in evidenza le eccellenze creative e manifatturiere, perché si parla quasi sempre di manifatture e artigianato, del panorama internazionale. Per la prossima stagione porterò con me il forte desiderio di proporre qualcosa che possa sorprendere gli utenti di “Pitti Uomo 90”.

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Recentemente hai spiegato così il significato del tuo brand: “Per scrivere, accarezzare qualcuno, realizzare le proprie arti ci vogliono le mani e le mie sono Mani del Sud” e questa frase credo rappresenti in pieno l’amore per le tue origini e la volontà di promuovere e far crescere la tua regione. Premettendo di essere anche io una “terrona espatriata”, quale sogno credi sia davvero attuabile in questa Italia e in questo Sud?

L’amore per la nostra provenienza non dovrebbe mai abbandonarci, a mio avviso. Siamo strutturati e formati grazie al territorio ed al contesto culturale che ci ha cresciuti e formati. Nella semplicità della “mia” Basilicata, ci sono sogni, guerre, rivalse e capacità di una forza incredibile. Spesso smorzate dall’insicurezza e dalla fragilità che ci hanno sommessamente donato nei secoli. Credo che le risorse siano enormi e che se solo riuscissimo a presidiarle, ci sarebbero enormi margini di sviluppo. E’ confusamente assurdo che la posizione di un territorio ne determini lo sviluppo e le capacità.

Sostieni che “il futuro è il presente di domani”. Spiegaci meglio questo tuo motto.

Amo il passato, perché è quello che mi ha formato da ragazzino ed, ancor prima, è quello che ha formato i miei genitori, i miei nonni ed i miei bisnonni… Amo fare un salto nel passato, ogni tanto. Mi ci immergo, lo respiro e lo rivivo. Come calarsi in una bellissima opera d’arte. E’ proprio in quel momento, quando le immagini del passato confuse diventano nitide, che io apprezzo fortemente il mio presente ed il contesto in cui vivo. Lo sublimo nella stessa maniera e divento consapevole che l’oggi verrà sognato, respirato e rivissuto da altri come me in futuro. Proprio come i miei papillon. Non hanno tempo. Li immagino su Gabriele D’Annunzio cento anni fa, ed amo quando li indossa J-Ax oggi.

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Quindi papillon come elemento distintivo di una certa tipologia di uomo?

Sicuramente essendo oggetti così particolari, si fanno spazio nel guardaroba di un uomo eclettico ed elegante. Non ha una destinazione d’uso troppo precisa. Io, ad esempio, lo indosso anche di mattina con un maglioncino che lascia intravedere il colletto della camicia. Il fatto che sia “made in Italy” è un valore aggiunto notevole che evidenzia il fatto a mano e sicuramente evidenzia un sapore decisamente sartoriale e di tradizione dal gusto inconfondibile.

 Tra i tuoi papillon, il tuo preferito?

Il modello KING (Immagine di cover n.d.r.).  Li amo tutti, perché hanno tutti una storia che li accomuna, ma questo è proprio il modello che da subito ho amato di più. Il nome è così importante per questo motivo. Spero che un giorno possa diventare talmente iconico da essere all’altezza del suo nome.

2016, cosa ti aspetti, ti auguri e sogni per questi prossimi 12 mesi?

Mi auguro fortemente di riuscire ad esportare le nostre creazioni in tutto il mondo, affinché si possa apprezzare il lavoro che le nostre mani ancora riescono a fare con estrema passione e maestria.

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