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Qual è il senso di vedere Eraserhead, il primo lungometraggio di David Lynch, dopo 40 anni dall’uscita?
Semplicemente: perché gli incubi non hanno tempo, ed Eraserhead è un capolavoro dell’inquietudine, è l’incubo di Henry – un giovane Jack Nance, attore feticcio di Lynch – che è anche il nostro incubo.
Altro motivo: per conoscere come un Maestro del Cinema riesca a pensare in modo destrutturato, creando un universo onirico che non è puramente surrealista, non è quindi da installazione in una galleria d’arte, ma è un universo onirico pensato per il cinema.
Partendo da uno script minimale di 20 pagine, Lynch crea un film ermetico, con un bianco e nero claustrofobico, un’atmosfera desolante, un film scarno di dialoghi e con un tappeto sonoro disturbante. Non spaventa come un horror, perché Lynch non vuole scioccare, quello che vuole è condurre l’uomo nel suo incubo. È uno di quei film che vanno vissuti più che visti. Ancora, sul senso Eraserhead nelle sale 40 anni dopo l’uscita: Lynch l’ha scritto, diretto, prodotto, ha lavorato sugli effetti speciali e sulla scenografia, in una libertà creativa che da lì in poi troverà ancora
poche volte. Dormì addirittura nel set, dopo aver venduto la casa per finanziare il film. Una lavorazione che durò 5 anni, durante i quali il povero Jack Nance mantenne quella ormai iconica capigliatura a forma di quelle gomme da cancellare che stanno sulla cima di alcune matite – eraserhead, per l’appunto.
Un punto di vista, prima di vedere o rivedere Eraserhead nelle sale: Jack Nance ha detto che quando lesse la sceneggiatura di Eraserhead, non si era posto minimamente il problema di capire cosa volesse dire il film.

Un secondo punto di vista, di Lynch stesso: Lynch sostiene che Eraserhead è il suo film più spirituale, e che lo ha capito davvero quando un giorno si imbatté in un versetto della Bibbia.
Terzo e ultimo punto di vista, che è anche una curiosità ormai molto conosciuta: Stanley Kubrick amava molto Eraserhead e lo faceva proiettare continuamente nei set di Shining per dare ad attori e staff il mood giusto prima di girare.
Qual è il senso di Eraserhead nelle sale 40 anni dopo?
Sostanzialmente: per perdersi, perché perdersi è meraviglioso.

di Natalina Rossiall rigths reserved

Lynch e i suoi incubi sul grande schermo ultima modifica: 2017-10-17T06:31:42+00:00 da Natalina Rossi
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A proposito dell'autore

Natalina, qualche volta Alice. Dipende dal treno da prendere. C’ha gli zigomi aggressivi, uno strano attaccamento ai suoi polsi, simpatiche fobie sociali da raccontare alla gente con un bicchiere di Primitivo in mano, e poi una penna tipo kit d’emergenza salva vita. C’ha una casa che è tipo una galassia di Star Wars con le pareti coperte di locandine e facce di Servillo sparse. Un legame silenzioso con Ettore Scola che ha consolidato presentandosi ai suoi funerali, così, perché lui capiva i suoi desideri e un sacco di lacrime. Gioca a PES 2009 perché quanto è forte il Barcellona a quei tempi mai più. E’ alla ricerca della mappa segreta dei suoi spostamenti per trovare pace con il corpo.

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