L’Unione fa la forza

di Demetrio Scopelliti

L’Unione fa la forza

di Demetrio Scopelliti

L’Unione fa la forza

di Demetrio Scopelliti
4 minuti di lettura

Finalmente. Dopo anni è arrivato un accordo tra paesi europei per la re-distribuzione dei migranti; coinvolgerà Italia, Malta, Francia e Germania e prevede il supporto della Commissione Affari Interni dell’UE. L’accordo ha alla base un sistema più veloce di re-distribuzione dei migranti, non oltre le 4 settimane: il paese di destinazione si farà anche carico di esaminare le domande di asilo e di occuparsi degli eventuali rimpatri; è anche previsto un sistema di rotazione dei porti di arrivo su base volontaria.


E’ strano avere a portata di mano un sistema in cui i paesi europei collaborano per gestire un fenomeno in cui sembravamo isolati. Perché nella questione migrazioni l’Italia era rimasta isolata, e i fautori dell’isolazionismo non erano i poteri forti di Bruxelles o le agenzie di rating, ma i protagonisti dei governi nazionali, anzi la primadonna dell’esperienza di governo giallo-verde; rullo di tamburi… Matteo Salvini.


Questo accordo è la prova che lo slogan dei porti chiusi sia stato un errore imperdonabile, frutto delle politiche scellerate della Lega. Senza voler scadere in facili demagogie di destra o di sinistra, non si può negare che in un anno e mezzo di governo la Lega abbia ripetutamente sacrificato sull’ altare della cronaca la dignità personale di centinaia di esseri umani. E’ innegabile che i toni duri, da stadio, dei suoi esponenti di punta si siano ripercossi sul clima d’odio e di rabbia che si respira sui social prima, e per le strade poi.


Chi nei comizi chiedeva infatti soluzioni condivise, invocava l’aiuto divino poichè da Bruxelles nessuno sembrava volerne sapere, allo stesso tempo disertava, con estrema facilità, tutti i vertici europei sul tema. Ma il rischio, come sempre in politica, è quello di estremizzare, perché su Matteo Salvini se ne dicono di tutte e di più ma Salvini ha l’unica colpa di aver, con assoluta dissolutezza e maleducazione istituzionale, piegato la vita umana e la disperazione ai suoi interessi politici. Perché la soluzione dell’ ex Ministro dell’Interno al problema non è trovare soluzioni ma alimentare il problema, ingigantirlo e far passare una mamma col pancione per un lanzichenecco pronto al Sacco di Roma.


Le migrazioni sono oggettivamente un fenomeno di portata storica al quale non si può dare una risposta politica, ancorata ad interessi di breve periodo: sia il buonismo che l’isolazionismo infatti sono soluzioni che denotano incapacità di governare il fenomeno. Sull’immigrazione, per anni, abbiamo navigato a vista, senza soluzioni stabili di lungo periodo, ma, soprattutto, non abbiamo mai chiesto aiuto; qualcuno diceva saggiamente che “L’Africa è lo specchio dell’Europa”, e la soluzione al problema non poteva che arrivare in sede europea. Attraverso un accordo, viene definito un sistema di re-distribuzione che apre le vie ad una condivisione del fenomeno, ma che dovrebbe avere come presupposto necessario la cooperazione.


Cooperazione, termine che non deve essere inteso con l’accezione di “aiutiamoli a casa loro”, cioè disinteressiamoci, né deve avere il sapore di colonizzazione finanziaria secondo il modello cinese. La cooperazione internazionale è l’unico mezzo per evitare lo spopolamento dell’Africa e l’unica via per attuarla è in sede europea attraverso la partecipazione di tutti. Per ora la chiave di lettura delle potenzialità comunitarie è stata ridotta alle sue capacità economiche, con il mercato unico a fare da traino per la costruzione di un’identità europea forte. Ma, oggi più che mai, un’Unione che voglia rivendicare il suo ruolo di attore internazionale deve agire sotto il profilo della cosiddetta PESC (Politica estera e Sicurezza Comune), il famoso secondo pilastro introdotto dal trattato di Maastricht, il quale oggi si presenta con strumenti forse inadatti che tentano di seguire il metodo della cooperazione intergovernativa.


Troppe volte i Paesi Europei hanno preso e troppe poche volte hanno restituito. Non è un caso che i Paesi di Visegrad (Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria), provenienti tutti da esperienze totalitarie non così tanto lontane nel tempo, avendo assaporato, quindi, per troppo poco tempo l’aria fresca della democrazia, considerino oggi i vincoli comunitari come limitazioni imposte dall’alto. Appare perciò chiaro che integrazione europea e gestione del fenomeno migratorio siano in stretta interconnessione poichè sono termini della stessa equazione.

A fenomeni complessi, corrispondono risposte complesse e, oggi come non mai, le democrazie moderne, con tutti i loro limiti, non sono in grado di dare risposte complete agli accadimenti storici che ci troviamo a dover fronteggiare.

Dinnanzi alla fragilità degli Stati-Nazione si ergono multinazionali in grado di annichilire la sovranità degli Stati stessi, in grado di eludere gli strumenti di imposizione e di potersi ergere al loro stesso livello. Ugualmente, i colossi del web stanno diventando qualcosa di più di semplici imprese, ma anzi soggetti regolatori di spazi virtuali con un’importanza quasi maggiore rispetto agli spazi fisici.
Per fenomeni come questi, e per fenomeni ancora più rilevanti come le migrazioni di massa la risposta non può arrivare dal singolo Stato, troppo debole per negoziare, troppo piccolo per avere i mezzi che questi fenomeni richiedono, mentre un’Unione più forte, un’Unione democraticamente legittimata potrebbe avere tutti i mezzi per fornire risposte reali e concrete. L’Unione fa la forza, ancora una volta.

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