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Lucio Fontana. Oltre la tela, tutto.

Gli anni ’50 furono un momento cruciale della nostra storia più recente, non solo da un punto di vista economico e politico, ma anche e, in questo caso, soprattutto artistico.

Le stanchezze del dopoguerra si infiammarono in una voglia di rinascita e di riuscita, dando continui spunti per l’apertura di nuovi orizzonti, per la scoperta di nuove realtà.

Era la fame a spingere. La fame di tutto: di conoscenza, di crescita, di scoperta.

C’era la voglia infinita di vedere le cose come non si erano mai viste prima di allora, di dimenticare i dolori del decennio precedente con il riscatto del futuro.

Come sempre accade, tutto questo si riverberò sul mondo dell’arte.

Un giorno un uomo fece un taglio in una tela monocroma. Un gesto violento e deciso, ed il mondo dell’arte cambiò per sempre.

Lucio Fontana

Quell’uomo si chiamava Lucio Fontana e fu lui a dar vita al movimento spazialista.

Il movimento nacque per l’urgenza. L’urgenza di ottenere un superamento del vecchio modo di concepire la pittura.

Tutto gridava alla rivoluzione.

Fu il “Manifesto Blanco”, scritto dallo stesso Fontana, a spiegare il reale significato del movimento. Nel manifesto la tridimensionalità veniva invocata come fosse un qualcosa di perduto, un concetto troppe volte frainteso, offuscato, distorto.

Si lamentava il fatto che la pittura non avesse appreso, fino ad allora, le lezioni della scultura; che il concetto di spazio fosse sempre stato confinato alla tela e non esteso invece a tutto il mondo circostante.Lucio Fontana

Così la tela diventa una base, uno strumento per esplorare quello che c’è dopo, quello che c’è oltre.

Le figure finalmente si liberano dall’oppressione del piano per diventare reali, tangibili, corporee.

Non fu solo Fontana a dare lustro al movimento. Mario Deluigi incise la tela grattandone il colore creando, con  i suoi graffi, fantasmagoriche nuvole e scintille. Rappresentavano la luce.

Roberto Crippa creò sulle tele spirali vertiginose nelle quali si può riconoscere la forma intima dell’energia.

Tutti con lo stesso obiettivo: dare forma all’invisibile, dominare lo spazio.

Scriveva Fontana: “Nella mia professione di pittore, facendo un quadro con un taglio, non voglio fare un quadro: apro uno spazio, una dimensione nuova nell’orientamento delle arti contemporanee”.

Come spesso accade, oltre che dall’intenzione di dare all’arte una nuova misura, questo fu anche il modo con cui Lucio Fontana canalizzò le sue ossessioni. Alla sofferenza egli rispose con i buchi, gli squarci, i tagli.

La monocromia della tela diventa il territorio neutro su cui può realizzarsi quella trasformazione che rende la pittura vicina alla scultura. La figura vede oscurata la sua importanza: il quadro diventa fisico. Ci sono i lembi del taglio nella tela che sporgono all’esterno con discrezione, annegati in un colore netto e solido.lucio_fontana_concetto_spaziale

Che senso avrebbe avuto aggiungere altro ancora?

“Passa l’infinito da lì, passa la luce. Non c’è bisogno di dipingere”.

di Adriana Lagioia

 

Lucio Fontana. Oltre la tela, tutto ultima modifica: 2014-04-29T13:44:51+00:00 da Redazione
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