L’Otello di Monteverde e del Balletto di Roma al Teatro Quirino

di Ludovica Tripodi

L’Otello di Monteverde e del Balletto di Roma al Teatro Quirino

di Ludovica Tripodi

L’Otello di Monteverde e del Balletto di Roma al Teatro Quirino

di Ludovica Tripodi
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Chi ha detto che l’Otello shakesperiano debba essere interpretato solo da un attore e non anche da un ballerino? Chi ha detto che la furia, la gelosia del Moro di Venezia non possano essere espresse anche con e da passi di danza?

A meravigliosa conferma di ciò, Fabrizio Monteverde, uno dei migliori coreografi del panorama contemporaneo, ha allestito nuovamente nella sua versione originale, per la compagnia del Balletto di Roma, l’Otello su musiche di Antonin Dvořák andato in scena dal 30 Aprile al 5 Maggio presso il Teatro Quirino di Roma.

Il coreografo ha messo in scena il dramma di Shakespeare, con attenzione e cura agli aspetti psicologici di ciascun personaggio, determinanti per definire l’intreccio narrativo che coinvolge Otello (Vincenzo Carpino), Iago (Paolo Barbonaglia), Cassio (Riccardo Ciarpella), Desdemona (Roberta De Simone) ed Emilia (Azzurra Schena). I costumi neri e rossi, eros e thanatos, confermano il contrasto di sentimenti che si crea nei rapporti tra questi personaggi: sentimenti sempre sbilanciati tra passione e morte.

Un’unica scenografia, costante nel corso di tutto lo spettacolo. Un porto di mare, moderno, in cui si svolgono le vicende del Moro nero, dello straniero veneziano. Il porto, coacervo di varie culture, in cui nessuno è considerato diverso, in cui ognuno è semplicemente quello che è, nella propria purezza ed intensità.

Di fondamentale rilievo le musiche di Dvořák che danno senso e dimensione non solo ai sentimenti e ai pensieri dei personaggi che lo spettatore riesce a percepire nitidamente, ma aiutano anche a descrivere l’ambientazione, l’isola di Cipro, il mare, che nel balletto non sono puro contorno ma vera e propria sostanza.

L’esplodere dei sentimenti dei protagonisti ed il modo in cui essi vengono espressi hanno il sapore di un romanticismo anticipato: il sensuale, carnale, violento susseguirsi di passi danzati permette allo spettatore di avere contezza delle caratterizzazioni precise e puntuali di ogni personaggio e permette al regista di avvalorare “l’ipotesi” già proposta da Victor Hugo e Giuseppe Verdi: l’Otello è senza dubbio una precoce opera romantica.

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