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Bright Lights Apart sono un quartetto elettronico di Rovigo, all’uscita con il loro primo album autoprodotto, As everything falls apart, interessante lavoro permeato di suoni cupi ma forti, intensi e riflessivi.
Abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con loro, nella persona di Miles T, voce del gruppo, per parlare di nichilismo musicale, pad e sociologia polacca.

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Ciao ragazzi, innanzitutto benvenuti. Presentatevi al nostro pubblico: chi e cosa sono i Bright Lights Apart?
I Bright Lights Apart, sostanzialmente, sono il progetto che ho cominciato in solitaria nel 2013, usando delle canzoni che a suo tempo scrissi per un altra band, ma che poi ho utilizzato per la mia musica. Dopo un periodo di assestamento, durante il quale ho registrato anche un demo, ho stabilizzato la lineup – questo circa un anno fa – e poi ci siamo messi subito a lavorare sul disco di debutto. Per gli addetti ai lavori ci definiamo come alternative elettronico, in quanto cerchiamo di bilanciare un approccio più tradizionalmente rock con uno più elettronico, sulla scia di quella contaminazione che andava per la maggiore negli anni ’90. Come background veniamo da là, inutile negarlo. Non voglio dire che suoniamo come una band anni ’90, però quelle sono le nostre fondamenta.

Spesso il vostro sound è stato paragonato ai Faith no More e ai Nine Inch Nails: quanto è importante la dimensione industrial nella vostra composizione? Come si miscelano i vari elementi che rappresentano le vostre caratteristiche distintive?
Beh, la componente industrial è molto importante. Come songwriter il fatto di essermi aperto alla produzione elettronica, dove ho ancora molto da imparare, mi ha aperto un modo di suoni e soluzioni che non avevo a disposizione quando scrivevo solo con la chitarra. Artisticamente per me è cominciata una seconda vita. Sentivo che con la chitarra non avevo più molto da dire, l’elettronica mi ha salvato a livello compositivo ed ho acquisito una visione musicale più matura e completa. Per quanto riguarda il fatto di fare convivere fra loro la dimensione elettronica con quella analogica, beh, è molto semplice. A livello tecnico mi focalizzo sul fatto che quando si scrive una parte di elettronica le regole della musica sono sempre le stesse: il ritmo, il basso, i pad e le alte frequenze. Se rispetti questo schema, metter assieme la varie parti di una canzone risulta molto più facile di quello che potrebbe sembrare.

Googlando il vostro nome ho ottenuto un risultato interessante: nihilist pop music. Ci spiegate questa definizione?
Questa definizione ha a che fare più che altro con i testi e il mood dell’album. Non penso che siano dei testi depressivi però c’è in certa disillusione in essi, c’è una sorta di svuotamento dell’uomo dovuto ai tempi che stiamo vivendo, non c’è più nulla in cui credere, né in sé stessi (visto che molti di noi si trovano a vivere in una condizione di eterni falliti), né sugli altri, società o  istituzioni che siano. Da qui quel nichilismo di sottofondo che pervade la nostra esistenza, o almeno quella dell’intellettuale. Ho aggiunto il termine pop perché questo nichilismo non deriva da letture di filosofi in generale, ma dalle esperienze della vita di tutti i giorni, da esperienze alla portata di tutti. Si aggiunga che questa tensione emotiva viene fatta arrivare all’ascoltatore con una musica con delle forti tinte pop, nonostante sia presente un certo impatto. Da qui il termine nihilistic pop music.

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As everything falls apart è il titolo del vostro primo album: ascoltandolo mi sembra che creando le atmosfere abbiate voluto quasi giocare anche con le luci, oltre che con il suono. Cos’è quel tutto che sta cadendo a pezzi?
È il mondo in cui stiamo vivendo, o almeno il mondo occidentale. Da questo punto di vista la foto di copertina è molto significativa; il mondo visto dall’alto come se si volesse averne uno sguardo d’insieme per capire in che stato versa, per potersene estraniare. Personalmente penso che il modello di vita occidentale abbia completamente fallito, non si sta diffondendo il benessere globale e si persevera nella creazione di guerre artificiali per gli interessi geopolitici. A livello personale ritengo, inoltre, che quella che viene considerata la vita normale di una persona in realtà sia una vita da manicomio. A tal proposito può essere illuminante una lettura di uno qualsiasi dei libri di Zygmunt Baumann per capire cosa intendo con questa affermazione. Ad ogni modo il potere coercitivo dello stile di vita globalizzato, a mio parere, non produce nient’altro una massa di nevrotici, che ad un certo punto della loro vita si rendono conto che tutto è sbagliato ma non riescono nemmeno a capire il perché. A livello politico, questa firma di capitalismo ha completamente fallito, lo si vuole tenere in piedi, ma abbiamo tutti sotto gli occhi i risultati disastrosi in termini sociali e ambientali.

Porterete il vostro album in giro per l’Italia per un tour? Che progetti avete per il futuro?
Per noi parlare di tour è prematuro, siamo un progetto che parte da zero e dobbiamo conquistarci i nostri spazi, stiamo comunque lavorando per portarlo fuori live il più possibile ed organizziamo i nostri live di data in data, e ti posso dire che ci stiamo anche organizzando per suonare oltre confine, in Germania per la precisione. Ad ogni modo per quest’anno ci concerteremo soprattutto sulla promozione del nostro progetto e di cercare di fare interessare più gente possibile alla nostra proposta artistica. Nel frattempo continuiamo a svilupparci come band, stiamo già raccogliendo delle idee nuove ed ora che abbiamo un album già fuori possiamo lavorare alla composizione con tutta calma. Potrebbe essere che nella seconda parte dell’anno cominceremo già a pensare ad un album nuovo, vedremo.
Per aggiornamenti consiglio tutti di seguire la nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/brightlightsapart o il nostro sito ufficiale http://brightlightsapart.com/.

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LA LONTANANZA DELL’EQUILIBRIO – THE FREAK CON I BRIGHT LIGHTS APART ultima modifica: 2016-03-04T11:07:44+00:00 da Paolo Pugliese

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