Lo Spazio di Ariete

di Stefano Frisenna

Lo Spazio di Ariete

di Stefano Frisenna
Lo Spazio di Ariete

Lo Spazio di Ariete

di Stefano Frisenna
10 minuti di lettura

C’è un momento in cui una scena underground emerge in superficie.
L’istante in cui un adolescente diventa adulto.
Il primo EP di Arianna Giudici, in arte Ariete, é il simbolo di tutto questo.

L’artista , classe 2001, è salita alla ribalta a fine 2019 con la partecipazione ad X Factor e con i due singoli Quel Bar e 01/12. I suoi numeri su Spotify, uniti alla qualità delle produzioni, le hanno permesso di entrare in quella fucina di talenti chiamata Bomba dischi; in particolare, di primaria importanza é stato il ruolo avuto da Kid Drast, unico featuring e vero e proprio mentore dell’EP. Ma é il Kid Drast degli Psicologi? Una delle rivelazioni del 2019?
Esatto. A poco più di un anno dal successo, Drast è già diventato un talent scout.

Questo, insieme al sicuro successo del primo EP di Ariete, ci fa che capire che i tempi sono cambiati.
Una nuova generazione sta arrivando, una nuova wave di talenti pronta a salire sull’olimpo dell’indie.
A tal proposito, la prima cosa che viene in mente é prendere atto di come il genere sia stato assorbito e diventato “mainstream culturale”.

Gli Afterhours erano influenzati dai CCCP.
Vasco era influenzato da cantautori come Dalla.
Ariete é influenzata da Calcutta e da Gazzelle.

Ariete é una di noi, ascolta quello che noi ascoltiamo. É fan dei cantanti che noi adoriamo.
Potrebbe essere la ragazza alla nostra destra in un concerto, quella che incontriamo in un bar ad ordinare una birra con noi.

È vicina, é una compagna di banco.
Ormai non siamo più quelli “strani” che ascoltavano musica diversa: quella musica é parte di noi.
Cosa rende speciale Ariete ,quindi? Cosa la rende diversa da tutti gli imitatori seriali nati negli ultimi anni?

Provate ad ascoltarla e lo capirete subito.
Un pezzo di Arianna si riconosce subito. Come fa ad avere un sound così specifico dopo solo sei pezzi?
Ci fosse una risposta, sarebbe la formula del successo che centinaia di “nuovi talenti” stanno inseguendo.
Credo che la soluzione sia in realtà molto semplice. Ariete scrive come Gazzelle, suona simile ad altri “idoli”, ma allo stesso tempo lo fa in modo unico. Sarà per il ruolo centrale dato alla chitarra, sarà per le influenze da folk americano. Ma in qualche modo, nonostante le similitudini, propone qualcosa di totalmente nuovo.
Una rilettura, in chiave 2020, della scena indie 3.0.
Uno shuffle musicale, uno sviluppo di un sound originale, che poi dovrebbe essere l’obiettivo di ogni EP d’esordio.

La seconda reazione naturale, per molti, può essere “sto invecchiando”.
Il pubblico medio che sentiva Calcutta o Gazzelle, ora ha 25/30 anni. I loro idoli erano sempre visti come persone più grandi o al massimo coetanee.
Ora invece, con Psicologi ed Ariete, la nuova generazione è quella dei fratelli minori. Una sensazione che può essere per molti strana, quasi di disagio. In realtà, è un bellissimo messaggio indiretto lasciato da questi artisti: la musica non ha età.
Il talento non rispetta regole come la patente, o leggi per comprare sigarette. Se si ha qualcosa da dire, la si può dire.

Lo Spazio di Ariete

Guardando più attentamente, inoltre, ci si lega al tema principale di questo EP. La nostra generazione é bloccata, allungata rispetto alle precedenti.
I nostri genitori a 25 anni avevano un lavoro fisso, probabilmente una prima casa, i più stabili anche un figlio. Oggi, invece, le differenze tra un trentenne e un diciottenne sono sempre meno. L’insicurezza é sempre dietro l’angolo, la stabilità emotiva un miraggio. L’unico momento in cui abbiamo pace, in cui siamo noi stessi, sono quegli spazi privati che riusciamo a ritagliarci, quel piccolo angolo, quella stanzetta chiusa nella mostra mente.
Quel sottoscala segreto in cui nessuno ci giudica per quello che facciamo o per i nostri stati d’animo: se siamo tristi va bene, perché anche essere tristi é bello. Se siamo delusi e sconfitti, nell’era della falsa felicità di Instagram, non é un problema. Questo Spazio nascosto, quel diario segreto in cui scriviamo tutto quello che non avremmo il coraggio di ammettere, é proprio il fulcro dell’EP.

Spazio é fantastico. É il diario che tutti noi non abbiamo avuto il coraggio di scrivere, una seduta dalla psicologo per scoprire i nostri amori falliti, i tradimenti, le sconfitte. Per scoprire come anche da queste cadute ci sia qualcosa da imparare. Ariete é come se facesse ordine nella nostra mente, una sorta di amica che, in modo semplice e diretto, ci fa affrontare la realtà con un linguaggio semplice e senza bisogno di metafore strane o riferimenti astrusi. E’ proprio per questo che queste nuove leve riescono a colpire dritto al cuore di ascoltatori molto più grandi di loro.
Prendono i temi universali dell’uomo: la fine di una relazione come il momento in cui ci si sente più vivi, l’abbandono e l’essere soli come caratteristica di questi anni e riescono a cantarli in modo asciutto, diretto, ci fanno pensare “cazzo, questa canzone é scritta per me”.
Il genio di Ariete é qui, nel dire in tre brevi minuti quello che noi pensiamo in tre mesi.

AMIANTO – “Siamo due amanti fatti al contrario
Non ci scambiamo mai mezzo bacio
Forse é per questo che non ci capiamo”
.
Una generazione non in grado di esprimersi, che tende a tenersi le cose dentro. Sopraffatta dalle emozioni, o dai pregiudizi sociali, pronta a trasformare tutto in nocivo. In cui anche le cose belle, diventano difetti, perché non siamo in grado di gestirle, perché abbiamo l’ansia del controllo. E se non possiamo controllare nemmeno l’amore, come possiamo vivere senza scoppiare?
Amianto parla di tutto questo e di molto altro. Amianto é quell’amore, finito o mai iniziato, quello troppo forte da far male, quello in cui, nonostante non funzioni per centinaia di ragioni, continuiamo a ricadere. Troppo forte per allontanarsi davvero, troppo forte per dire basta.
È la canzone per quelle relazioni, vere o solo immaginarie, che restano sempre nell’aria, trattenute ed accumulate dentro di noi, troppo spaventati dal lasciarsi andare con una nuova persona, troppo spaventati dal lasciare andare una vecchia relazione che continua a farci male.
Accumulate fino a scoppiarci dentro come “amianto pericoloso“.

PILLOLE – Il pezzo più maturo dell’EP.
La prova che Ariete é un’artista da tenere d’occhio perchè ha tanto da dire anche ad un pubblico più grande, più snob.
Trovatemi, se ci riuscite, un’altra canzone scritta così bene quest’anno. Pillole é poesia urbana, in bilico tra una chat di whatsapp e una metafora. Ariete non “capisce un cazzo della vita” , vive con “paranoie nella tasca”: Ariete é tutti noi alla fine di una storia. Una storia che forse é finita perché semplicemente doveva finire, perché aleggiavano troppi dubbi, troppa ansia. Ariete non è interessata alle parole, alle etichette ma è interessata solo alla felicità. Una felicità però che é la cosa meno egoista del mondo.
E non ti voglio se non sei convinta di stare con me”.

SOLO TE – Il pezzo più pop dell’EP.
All’apparenza una canzone d’amore classica, spensierata, “per me che amo solo te, solo te solo te“.
Al primo ascolto Solo te é il momento in cui siamo sereni, convinti della nostra scelta, di avere la persona giusta accanto. Solo te però é anche il momento in cui capiamo che, forse, neanche questa persona ci basta. Non dal lato emotivo o di coppia, che sembra funzionare perfettamente, in modo quasi idilliaco nell’intero pezzo.
Qui, la guerra é con se stessi.
Perché ogni volta che siamo nel nostro spazio, fermi a pensare nella nostra personale quarantena, ci rendiamo conto che neanche questo ci basta, perché in qualche modo siamo sempre bloccati da qualcosa e nessuno sa dirci cosa.
Anche in questo amore perfetto non riusciamo a lasciarci andare. Per il lavoro, per la scuola, per un padre stronzo,
Sempre insicuri, sempre dubbiosi. Maledetti dal fatto di pensare troppo.
Essere giovani fa schifo e non poter decidere fa tanto male”.

Avrei voluto dirti – Ariete

AVREI VOLUTO DIRTIAvrei voluto dirti é la canzone di tutti noi. Dei what if, dei rimpianti. Dell’idealizzazione romantica di questa generazione, bombardata da storie da film.
Immaginare una persona come perfetta “perché tutti sono belli da lontano”, ma poi far di tutto per non fare partire la relazione. Per non provarci, per tenersi le cose dentro come chiave della felicità apparente, perché sbilanciarsi é da perdenti e trovare un difetto sarebbe molto più semplice.
Tu piena di difetti , che poi erano i miei”.
La genialità del pezzo sta nel creare una visione anche dell’altro lato della medaglia, ovvero di chi si sbilancia troppo presto e viene deluso dal sentimento non ricambiato .
E so bene che tutto quello che c’era, era il riflesso dell’errato”.
Questa canzone diventa così il simbolo della nostra generazione che affonda tutto per “paura di sbagliare”, che ci pensa due volte prima di togliere quel carpe diem da sotto il materasso. Un pezzo che parla di tutte quelle persone che restano in bilico su un filo, indecisi e spaventati, a continuare finché “non ci siam bruciate”.
Fino a quando non si diventa talmente disillusi e pieni di rimpianti da dire “sto bene anche da me”.

RIPOSA IN PACE feat. DRAST – Unico featuring del disco nonchè, probabilmente, il pezzo più vendibile in radio.
Una coppia che funziona, senza dubbio. Riposa in pace é forse il brano più adolescenziale e giovanile dell’album. Un viaggio di coppia ad Amsterdam, vera Mecca per il salto nell’età adulta. Il momento in cui ci si rende conto se c’è davvero chimica o era soltanto un’ubriacatura momentanea.
Quel viaggio , quella che città che doveva essere speciale, diventa la rovina della coppia. Ancora una volta, l’idealizzazione porta alla morte.
Sentirsi speciali é quasi una maledizione, ciò che condanna una storia a finire male.
Tu mi dicevi: “Sei speciale”, ma a quanto pare
Lo dicevi a tutte, eh
Ho tante foto da bruciare, per dimenticare
“.

Riposa in pace – Ariete feat. DRAST

INSICURI – Titolo riassuntivo per la vita di tutti noi under 30 e che racchiude l’inner self di tutta la scena indie.
Insicuri in tutto, ogni giorno. Mai pronti a fare una scelta , destinati a bruciare tutto perché sempre in quel limbo. Per la paura di girare all’incrocio sbagliato, finire dritti contro il muro.
Siamo cresciuti insicuri, ognuno per le sue e non c’è niente che ci cambierà”.
Siamo bloccati in questo, divenuti troppo razionali tanto da uccidere le nostre passioni.
Poi penso troppo e non mi viene in mente niente”: ancora una volta il tema centrale é una storia d’amore. Ambigua, finita. Forse anche prima di iniziare. Qualcosa di magico perché naturale, ma destinato a morire. Perché é la condanna della nostra generazione. Bruciare tutto prima che inizi per paura di bruciarsi una volta che finisca.
Perché le etichette fanno troppo paura: crescere come persona o crescere in una coppia mette quasi l’ansia. Preferendo quasi rimanere sempre in una situazione dove qualcosa é nell’aria, ma resta solo nel campo della fantasia.
Perché poi quando diventa troppo reale ci porta inesorabilmente a spaventarci. A essere insicuri. A dichiarare “Per me era meglio prima”. Il finale, però, é un vero riassunto del tema dell’album, una lezione che forse Ariete da a se stessa e vuole dare a noi.
E non lo sai quanto mi manca
Stare con te a guardare l’alba
Veder morire la notte dentro il mare
E non pensare
No, non pensare
“.

Perché solo in quel momento, il momento in cui non pensiamo, diciamo addio alle paranoie.
In quell’istante, non abbagliati dalla ragione o dal romanticismo perfetto di Hollywood, siamo vivi.
Siamo pronti a prendere davvero un rischio, e provare ad essere felici senza “pillole”.
Ed ecco che Smettiamo di essere “insicuri”
Non cadiamo negli “avrei voluto dirti”.
Non trasformiamo le relazioni in robe tossiche come l’Amianto
.

di Stefano Frisenna, all rights reserved

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