Lo smarrimento del linguaggio: intervista all’artista/avvocato Benito Ligotti

di Ludovica Tripodi

Lo smarrimento del linguaggio: intervista all’artista/avvocato Benito Ligotti

di Ludovica Tripodi

Lo smarrimento del linguaggio: intervista all’artista/avvocato Benito Ligotti

di Ludovica Tripodi
4 minuti di lettura

-Prima di iniziare: chi è il Benito artista? E chi è il Benito avvocato? Come conciliare due facce di una stessa medaglia?

La professione è la conseguenza della mia formazione universitaria. Sono Avvocato civilista iscritto al foro di Milano dal 2015. Insomma faccio quello che mi piace fare.

L’arte è una passione! Cioè non sono un artista per scelta.

Come ripeto sempre, si può essere più cose contemporaneamente. Dipende dal livello a cui si opera.

Se c’è qualcuno che mi definisce anche artista, va bene. Non è poi così male. 

-Parliamo del Benito artista, ed in particolare della tua ultima opera. La parola chiave è sicuramente “linguaggio”. Come, a tuo parere, esso si è modificato?

Credo che l’artista contemporaneo debba portare l’attenzione su temi importanti e seri (lo deve fare perché oggigiorno si perde tempo dietro a tutto…tranne che su ciò che è davvero importante), se poi riesce a farlo mediante un linguaggio originale ed esteticamente apprezzabile tanto meglio. Il nocciolo per ripetermi è cercare di portare l’attenzione sulle cose importanti. L’estetica o la filosofia restano fini a se stessi nel degrado sociale in cui viviamo (purtroppo).

Per quanto riguarda il vocabolario (e non è l’unico mio pezzo sul tema), credo che tutti riusciamo a percepire che qualcosa è cambiato nel linguaggio. La trasformazione è sotto gli occhi di tutti. Nonostante tutto, gli investimenti nella cultura sono utopia. L’opinione pubblica crede che tutto il nuovo sia progresso (per l’umanità), ma non è così.

Il mio obiettivo è suscitare un interesse su cosa stiamo facendo (come società) per la cultura.  Stiamo facendo poco o niente. Come per molti altri aspetti.

Non è un attacco diretto a qualcosa o a qualcuno. Credo però che un sistema che si basa su falsi miti creduti veri come: il divertimento a tutti i costi, il protagonismo dei selfie, l’informazione che va per slogane, la politica che va per sondaggi a discapito di valori e fattori importanti, non si possa salvare. Occorre fare di meno per fare di più. 

– In che modo hai deciso di rappresentare questa modifica che è inevitabilmente poi una trasformazione?

Per me l’evoluzione ha senso se comporta una evoluzione sociale! Il resto non è certo evoluzione. Ancora non possiamo dire cosa sarà con certezza, ma…

– Quale è stata in definitiva la genesi dell’opera? 

La responsabilità di ciò che si dice (ma anche di ciò che si scrive su internet) è svanita. Non ci sono imbarazzi. Si può dire tutto ed il contrario di tutto, senza esserne poi chiamati a rispondere (e non intendo solo in tribunale). Anche la dignità a volte dovrebbe chiedere il conto. Tante parole si sono smarrite, altre sono svuotate del loro significato. Il ruolo del vocabolario oggi quale sarebbe?

La responsabilità di ciò che si dice (ma anche di ciò che si scrive su internet) è svanita. Non ci sono imbarazzi. Si può dire tutto ed il contrario di tutto, senza esserne poi chiamati a rispondere (e non intendo solo in tribunale). Anche la dignità a volte dovrebbe chiedere il conto. Tante parole si sono smarrite, altre sono svuotate del loro significato. Il ruolo del vocabolario oggi quale sarebbe?

– Quale è stata la tua consacrazione come artista? E quale ritieni essere la tua opera più importante e perché la ritieni così significativa?

Non credo di essermi consacrato. Mi sforzo di proporre lavori che possano influenzare le azioni più che le idee. Le azioni cambiano il mondo. Le idee di oggi sono solo “pensieri condivisi sui social”. Nessuno si aspetta di cambiare il mondo ormai. Neanche io. Però mi aspetto che ogni giorno ognuno possa fare un passo in avanti per migliorare se stesso. Una cosa importante è che le piccole cose fanno la differenza. Se dovessi spiegarlo ad un bambino gli direi per arrivare a fare un km si deve partire dall’unità di misura più piccola (dal millimetro) e percorrerne tanti. Senza il millimetro non si avrebbe neanche il km.

Cerchiamo di piantare un semino piccolo, che domani si spera diventi un albero forte. Se trattato bene ed annaffiato per anni! E’ un processo lungo, ma bisogna pur iniziare da qualche parte.

I miei lavori sono il mio piccolo millimetro. Il mio piccolo semino. Ma c’è molto da fare.

L’opera di Benito Ligotti è esposta, in occasione della Milan Design Week, all’interno del programma Paratissima art fair Milano presso Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4.

http://www.ligottibenito.com

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