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Le Mascotte sono figure – umane, animali o fantastiche – che secondo un determinato gruppo di individui ed in determinate circostanze ricoprono un ruolo di buon auspicio, accompagnando, o forse scortando, le fortuna nella direzione più desiderata.
 
Il termine nasce intorno al 1867, quando il compositore francese Edmond Audran scrisse un libretto intitolato La Mascotte, letteralmente La Portafortuna, in cui una contadinella, Bettina, possiede uno straordinario talento: porta fortuna.
 
Le mascotte nascono e si diffondono particolarmente nella cultura americana, dove si prestano facilmente a rappresentare la collettività: scuole, squadre sportive, gruppi militari e aziende invocano più o meno celebri orsi, gorilla, conigli, elefanti, tigri, aquile o creature immaginarie associandoli a efficacissime attività di marketing e merchandising.
 
Nate all’interno del mondo sportivo come elemento emozionale e di intrattenimento per gli spettatori delle competizioni, inizialmente le mascotte venivano impiegate per infervorare i propri sostenitori e diffondere timore e paura in quelli della squadra avversaria.
 
Il principio adottato, antichissimo e da sempre diffuso, identifica visivamente, quindi in maniera immediata, una serie di qualità e valori nei quali un gruppo di persone potessero riconoscersi, risvegliando in ciascun individuo sentimenti di orgoglio e di appartenenza. Alcuni ricollegano questa potenzialità di identificazione e il largo impiego delle mascotte negli Stati Uniti con quella che era la figura del totem nelle tribù native nordamericane.
La mascotte si è adeguata nel tempo all’evoluzione storica e tecnologica che interessa inevitabilmente la società così, negli anni ’60, i Muppets hanno regalato alle mascotte la tridimensionalità e ai sostenitori la possibilità di interagire con i propri beniamini.
 
A partire dalla X edizione invernale di Grenoble, anche i Giochi Olimpici hanno adottato mascotte ufficiali ispirandosi generalmente a elementi locali caratteristici che rappresentassero efficacemente la cultura del Paese ospitante le Olimpiadi.
 
Waldi, un bassotto dachschund molto popolare in Baviera, ha accompagnato le Olimpiadi di Monaco nel 1972, un dolcissimo castoro, Amik, simboleggiava nel 1976 il duro lavoro richiesto per eccellere nello sport nei Giochi del 1976 a Montréal e nel 1980 Misha, lontano parete dell’orso dell’attualissimo Masha e Orso, rappresentava le Olimpiadi di Mosca.
Waldi venne disegnato da Otl Aicher, il designer tedesco papà anche del logo di Lufthansa, Amik da Yvon Laroche, Guy St.Arnaud and George Heel, Misha dall’illustratore russo di libri per bambini Victor Chizhikov.

Le aziende non tardarono a comprendere il potenziale di questi irresistibili Ambasciatori: sarebbero stati riconosciuti senza nemmeno dover far riferimento all’azienda stessa o al marchio.

Già nel 1898 l’artista francese Marius Rossillon, aveva disegnato Bibendum, premiato dal Financial Times come miglior logo della storia: conosciuto anche come l’Omino Michelin il nome richiamava la locuzione Oraziana Nunc est bibendum, Ora si deve bere, interpretata in questo caso come Ora si deve superare l’ostacolo.

 
Nel 1952 l’azienda di moka Bialetti adottò l’Omino con i baffi, caricatura del fumettista Paul Campani di Renato Bialetti, e il suo celebre motto “Sembra facile eh… sì sì sì” diventò tormentone dei Carosello della fine degli anni ’50.
Nel 1954 M&M’s presentò Red&Yellow, le due praline al cioccolato alle quali si unirono successivamente anche Green, Blu, Orange e Brown, unica presenza femminile del gruppo, la cui voce è della tennista Vanessa Williams.
Nel 1963 il detersivo Ava introdusse Calimero, famoso grazie a due serie televisive animate e alla battuta “Qui tutti ce l’hanno con me perché io sono piccolo e nero… è un’ingiustizia però!” e nel 1973 fu anche il turno di Quicky Bunny, il coniglio antropomorfo ed un po’ pasticcione della Nesquick.
di Elisa Russo, all rights reserved
L’importanza di chiamarsi Mascotte ultima modifica: 2017-11-15T08:41:57+00:00 da Elisa Russo
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