Les Bohémiens. Una nuova ribellione si affaccia sul mondo

di Martina Cotena

Les Bohémiens. Una nuova ribellione si affaccia sul mondo

di Martina Cotena

Les Bohémiens. Una nuova ribellione si affaccia sul mondo

di Martina Cotena
3 minuti di lettura

«L’essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c’è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l’illusione di averla». Berlin ha cercato per tutta la sua vita di approfondire il concetto di libertà, ma prima di lui, intere generazioni, culture e sottoculture hanno affrontato il tema della libertà e della “guerra” ingaggiata per ottenerla.

Baudelaire, Flaubert, Gautier, Toulouse-Lautrec, Verlaine e Degas, con tutte le sue ballerine, lottavano con la loro arte per uscire dagli schemi, per esprimere la loro incompatibilità verso l’omologazione, e andando avanti negli anni Vivienne Westwood – attraverso sid&nancy – porta avanti il concetto di “anti-moda”, e da sconosciuta sgretolatrice di tabù diventa sperimentatrice di ribellione chiassosa su passerella. E ancora spiegamenti di giovani talentuosi si schieravano nel 67 durante lo Human Be-in portando avanti, in un estetica onirica e rilassata, una battaglia quieta dove la libertà totale era il significato e lo scopo del loro stile di vita.

Ogni generazione porta avanti questa “guerra” in un viaggio errante stratificato di simbologia e memoria, una guerra che è diventata quasi una confraternita di spiriti affini. E se Tereza, ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere“, dice che il libro è il simbolo della confraternita segreta di cui lei si sente parte, nel 2014 qual è il nuovo simbolo per questa ricerca della libertà?

Attraverso cosa le nuove generazioni si riconoscono come membri contrari all’omologazione?


E ancora una volta in soccorso arriva la moda, che con la sua immediata simbologia, ci sospinge immediatamente in un mondo, in un idea di mondo, ben precisa. E in questa nuova “guerra” ovviamente sono i nuovi giovani che portano avanti idee che hanno quel je ne sais quoi che incuriosisce e attira, e in particolare tra loro spicca una libellula.

Grafica pulita e lineare , un po’ decò un po’ minimalista, ci accoglie questa libellula che ricorda quasi alcuni simboli alchemici. Nessun colore e il nome nascosto in un simbolo cuneiforme, ma è lei, la libellula, a fare da apriporta ad una collezione uomo firmata Les Bohémiens, che con la sua linearità ed essenzialità si prepara a entrare nella nuova cerchia dei marchi must have.

Con la filosofia “Art-a-porter” si intuisce subito che questi non sono capi che passano di stagione, ma quasi opere da collezionare negli anni, come paragrafi di un libro che si arricchisce costantemente e diventa prezioso di anno in anno. Pattern astratti, righe, cerchi ed elementi naturali si mescolano tra loro per arricchire capi semplici ma realizzati con cura, in un made in italy che si reinventa e si propone giovane e interessante come non mai.

E giovani giovanissimi sono anche le menti fondatrici (Francesco De Falco e Pasquale Vittorio D’Avino), creative (Bruno Manfuso e Sergio Chiodin, un po’ meno giovane – sulla carta – Fiormario Civilini) e tutto lo staff editoriale coordinato da Daniele Urciuolo, che porta avanti la rivoluzione vibrante e lieve che è Les Bohémiens, non solo un marchio, ma uno stile di vita che si può assaporare nel corner dedicato presente adesso nello showroom VIASANNIO20.

Les Bohémiens ci presenta un primo capitolo con personaggi che ci piacciono e a cui iniziamo ad affezionarci, perché il brand è composto da ragazzi incuriositi dalla vita proprio come noi, appartenenti alla stessa confraternita di sognatori.

A questo punto non ci resta che aspettare i prossimi capitoli per vedere come andrà a finire…

A cura di Martina Cotena.

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