Leila Janah: quando aiutare il prossimo diventa una missione

di Redazione The Freak

Leila Janah: quando aiutare il prossimo diventa una missione

di Redazione The Freak

Leila Janah: quando aiutare il prossimo diventa una missione

di Redazione The Freak
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Chi ha detto che al giorno d’oggi non ci siano più eroi? Chi crede che non ci siano più grandi personaggi come quelli del passato (Ghandi, Martin Luther King, per citarne alcuni)? 

Molti credono di vivere in un tempo senza grandi eventi, senza personaggi che la storia ricorderà e di cui potremo raccontarne le gesta alle generazioni che ci succederanno. 

Non è così, e forse è anche colpa nostra. 

Ci chiudiamo nel nostro recinto, buttiamo l’occhio solo fino ai confini del nostro quartiere. Ignoriamo ciò che succede nel mondo, anche se, paradossalmente, siamo iper connessi. 

Possiamo parlare col nostro amico che vive in Australia, sentire il nostro compagno di università in Erasmus in Olanda. Ma gli eventi e le persone che stanno lasciando un segno in questo mondo esistono, ma sembrano passare inosservati dinnanzi ai nostri occhi. 

Vorrei portarvi in un mondo che, seppur possa sembrare utopico e incredibile, ha avuto i suoi risvolti proprio mentre noi conducevamo le nostre vite, mentre guardavamo l’ennesimo Festival di Sanremo, mentre litigavamo col vicino per l’ennesima violazione al regolamento condominiale. 

Quella di Leila Janah è una storia di vita: di vita vissuta per gli altri, di vita sofferta, di vita combattuta, di vita amata fino all’ultimo respiro. Quello che ha esalato poco tempo fa, il 24 gennaio del 2020, all’età di 37 anni. 

CHI ERA LEILA JANAH 

Leila Janah

In Italia questa donna è poco conosciuta e il suo nome ci evoca ben poco. Ma quello che ha fatto durante la sua vita ha dell’incredibile.

Donna statunitense, figlia di immigrati indiani, il padre Sahadev Chirayath e la madre Martine Janah(nome che userà per la sua carriera professionale), laureata, imprenditrice e fondatrice di ben 2 società. Già questo basta per farci cascare la mandibola, ma non finisce qui. 

Le due società che ha fondato hanno una mission ben precisa: quella di dare a lavoro a persone in estrema povertà in paesi in via di sviluppo. 

Ma facciamo un passo indietro: abbiamo detto che Leila nasce negli Stati Uniti, precisamente in a Lewiston per poi trasferirsi con la famiglia in California, figlia di immigrati, capisce fin da piccola cosa sia la povertà e le ristrettezze economiche, ma anche il senso di giustizia e la meritocrazia. Questo le dà lo stimolo di migliorare le sue condizioni e raggiungere alti obiettivi. 

Si iscrive al California Academy of Mathematics and Science, dalla quale ottiene una borsa di studio che sfrutta per insegnare inglese in un’istituto di bambini ciechi in Ghana. Lì avviene la svolta: conosce una disperazione ed una povertà ben più grandi di quelle da lei affrontate. Constata di persona il più grave effetto della povertà: quella di opprimere e annientare le persone, lasciandole a terra, senza possibilità di rialzarsi. 

Dopo la laurea ad Harvard nel 2005, lavora alla Banca Mondiale e in compagnie di consulenza di New York. 

Ma quell’esperienza in Ghana che l’aveva smossa così tanto nell’intimo, è presente dentro di lei come una luce imprigionata dietro al suo cuore che non attende altro di uscire e illuminare tutto ciò che c’è attorno. 

IL PROGETTO PER SCONFIGGERE LA POVERTA’

“Leila ha avuto una visione sul portare la dignità del lavoro e la promessa di un salario vivente ai più vulnerabili del mondo” Kennedy Odede,fondatore di Shining Hope For Communities 

Un’altra occasione che le permette di guardare da vicino la condizione di estrema povertà in cui riversano migliaia di persone, è durante il suo lavoro di tirocinio a Mumbai come consulente di gestione per una società di outsourcing. Lavoro che accetta per pagare i costi dell’università e per imparare come creare un business. Qui attraversa in risciò le varie tendopoli e baraccopoli di Dharavi, dove circolano colera e morte. Si rende conto che nell’azienda lavorano solo persone della media borghesia indiana. Pochi o quasi nessuno delle baraccopoli lavora lì. 

Come dichiara in un’intervista a Wired Magazine, la domanda che inizia a porsi è “le persone che vivono in queste baraccopoli non potrebbero fare una parte di questo lavoro?” 

Da quella esperienza in India inizia a pensare a come impiegare i poveri in lavori tech di basso livello, per migliorare le proprie condizioni e vivere una vita dignitosa portandoli al di sopra de lla soglia di povertà. Fonda così giovanissima nel 2008 la SamaSource(“sama” è un termine sanscrito che significa uguale, uguaglianza), azienda che si occupa di intelligenza artificiale che assume lavoratori in paesi in via di sviluppo per svolgere attività tecnologiche. Tramite la prova di software o di nuovi sistemi da immettere nel mercato genera dati per le aziende di tutto il mondo (come Google, Microsoft, Getty Images ecc.). Ad esempio l’azienda Getty Images aveva bisogno di taggare foto di celebrità difficilmente identificabili al computer poiché ritratti con luci e in angolazioni particolari che rendevano il riconoscimento automatico difficoltoso. Per questo ed altri tipi di lavoro simili i poveri assunti in queste zone si sono rivelati essenziale pe r tante aziende mondiali. 

Tra Kenya, Uganda e India ad oggi hanno un lavoro circa 2.900 persone

Sempre nell’intervista Leila racconta come in Uganda, paese tristemente noto per la piaga dei bambini soldato e per le problematiche della popolazione residente nelle zone rurali, si sia realizzata una delle prime grandi storie di rivalsa. Una bambina orfana di genitori grazie ai soldi ottenuti dal lavoro alla SamaSource era riuscita ad aprire un’allevamento di maiali ed assumere dipendenti del posto. 

Leila Janah non si ferma soltanto a dare stipendi ai più bisognosi, ma crea programmi di tirocinio per persone in stato di indigenza, raccolte di crowdfunding per progetti medici per donne e bambini in difficoltà, fonda la SamaSchool per poter creare competenze, conoscenze su come presentare il proprio profilo alle aziende individuando le proprie capacità, conoscere le normative e le tasse per il lavoro autonomo. 

L’obiettivo è quello di creare ricchezza tra le popolazioni più vulnerabili, in modo tale che siano le aziende stesse a giovarne acquisendo nuovi clienti e aumentando la loro offerta. 

Infatti, i lavoratori che avevano lavorato presso la Samasource avevano continuato a ricevere dei buoni redditi anche quando erano passati ad altre aziende. I proventi del lavoratore medio in Africa orientale e in Asia erano aumentati da $800 dollari l’anno prima di SamaSource a $3.300 l’anno dopo. L’azienda capì di poter aumentare il proprio impatto drasticamente a livello nazionale, addestrando i propri lavoratori su come trovare lavoro nel settore dell’economia di internet. 

Anni dopo nel 2015 fonda la sua seconda società la LXMI, azienda che produce cosmetici di lusso impiegando donne in difficoltà e in stato di emarginazione in Uganda, Benin e India. Queste raccolgono le noci dell’area del Nilo ed altri ingredienti tipici delle loro zone, come ad esempio il burro di Karitè, questi prodotti una volta trasformati in burro, vengono esportati negli Stati Uniti dove serviranno per creare la composizione del prodotto finito. 

Leila Janah ha raccontato la sua rivoluzione nel libro “Give Work”(che trovate anche in ebook su Google Play e che vi consiglio), dove dichiara che la sfida più grande del prossimo futuro sarà quello di creare lavoro dignitoso per tutti

L’EREDITA’ DI LEILA 

Leila Janah ha lasciato una grande eredità, e non parlo in termini economici. 

Grazie a lei “i giovani hanno iniziato a vedere possibilità differenti per il loro futuro”, come ha dichiarato Kennedy Odede, socia alla SamaSource di Leila. 

Grazie a lei 50.000 persone, tra dipendenti e relative famiglie, hanno migliorato le loro condizioni di vita. 

Grazie a lei forse l’economia globale ha iniziato a considerare una ricchezza l’intelletto delle persone più povere a suo dire ad oggi “la più grande risorsa non sfruttata”. 

Grazie a lei poveri alienati socialmente e donne fanno ora parte di una società, di un nuovo sistema economico creato perchè possa continuare a creare opportunità. 

Grazie a Leila e la sua lezione, possiamo veramente andare verso un mondo che non emargina nessuno e che aiuta ognuno a sentirsi utile e speciale. 

di Sara C. Coppola, all rights reserved



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