LE MUSE DI PICASSO NELLE FOTOGRAFIE DI CRISTINA VATIELLI

di Maddalena Crovella

LE MUSE DI PICASSO NELLE FOTOGRAFIE DI CRISTINA VATIELLI

di Maddalena Crovella

LE MUSE DI PICASSO NELLE FOTOGRAFIE DI CRISTINA VATIELLI

di Maddalena Crovella
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Fino al 18 giugno la Galleria del Cembalo (Palazzo Borghese, Largo della Fontanella Borghese, 9) ospiterà una mostra fotografica per celebrare le donne che influirono sulla vita sentimentale e lavorativa di Pablo Picasso. Cristina Vatielli, ispirandosi allo spettacolo teatrale Loves of Picasso di Terry d’Alfonso, espone una serie di scatti in grande formato dedicati alle amanti del pittore cubista: Olga Khokhlova, Eva Gouel, Fernande Olivier, Marie Thérèse Walter, Dora Maar, Francoise Gilot, Gaby Depeyre e Jacqueline Roque.

La fotografa utilizza l’autoritratto come forma di espressione privilegiata per indagare il vissuto e la personalità dei soggetti rappresentati. Lo studio della psicologia di ogni amante è curato nei minimi dettagli e trova ulteriore riscontro nella scelta degli abiti, realizzati da Fabric Factory, e dei luoghi che simbolicamente riproducono lo scenario interiore delle diverse figure femminili.

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Il ritratto di Francois Gilot, prima importante compagna di Picasso, apre il percorso espositivo e invita subito a riflettere sulla simbologia legata alla scena: una donna in balia del forte vento, attraversa con sguardo fiero il paesaggio, probabile sentore della vicenda ad essa legata. Francois, infatti, fu l’unica compagna in grado di resistere alla natura travolgente della relazione con Picasso e la sola amante capace di sfuggire al tragico destino che invece fece soccombere tutte le altre. Il secondo scatto esposto, svela l’interno di un’abitazione borghese, al centro c’è Gaby Depeyre che consuma una sigaretta nella sua vestaglia rossa. L’intensità dei toni suggerisce il carattere forte della ballerina che fin dall’inizio del rapporto col pittore non rinunciò mai alla propria libertà e continuò a esibirsi nei cabaret. E’ di Eva Gouel, invece, la nudità che si staglia al centro del ritratto successivo: l’eterea e delicata bellezza della fanciulla si erge tra le rocce come un fiore prezioso che il pittore vide reciso troppo in fretta a causa della tubercolosi.

Jacqueline Rocque was Pablo Picasso’s ‘last’ muse and second wife. During their 11 years of marriage, he created more than 400 portraits of her. When they first met, she was 26 and he was over 70. Jacqueline saved him from loneliness and old age. Jacqueline inspired the master, and Picasso continued to work with her until the end. He painted more portraits of her than of any other woman. When Picasso died, Jacqueline was so jealous of his lovers and children, that she forbade the rest of the family to attend his funeral.  In 1986 (13 years after Picasso’s death), Jacqueline shot herself.

L’attenzione viene poi catturata da una roccaforte su cielo turchino che fa da sfondo alla statuaria bellezza di Jacqueline Roque, seconda moglie e ultima musa di Picasso. L’abito bianco e blu esalta il carattere tenace e amorevole della donna che ebbe premura di rimanere accanto all’artista fino alla sua morte. In perfetta contrapposizione con la leggiadra figura di Jacqueline, scorgiamo, attraverso il riflesso in uno specchio, lo sguardo vacuo di Olga Khokhlova, un’affascinante ballerina russa da cui Picasso ebbe un figlio, Pablo.  La posa immobile e sedentaria della donna si fa emblema del sentimento di abbandono e solitudine che l’accompagnò sempre. Olga, infatti, annientata dai tradimenti e le menzogne fu presto vittima di una follia che la condusse alla morte. Lo stesso destino l’accomuna alla protagonista del ritratto successivo: Dora Maar. Le pareti spoglie di un’abbazia fanno da cornice alla figura in abito bianco consunto: ha l’aspetto di una donna calpestata e consumata da un amore impossibile. Costretta a vivere all’ombra del pittore, cadde in depressione e fu dipinta da Picasso stesso come “la donna che piange”.

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Un’aura malinconica si ritrova anche nel ritratto di Marie Thérèse Walter che, immortalata metaforicamente ai piedi di una scogliera sul mare suggerisce sensazioni controverse. Da un lato il senso d’attesa che rimanda alla promessa di un matrimonio con il pittore, dall’altro l’intenzione di compiere un gesto estremo, che poi finì per realizzare. L’ultimo grande ritratto è dedicato a Fernande Oliver, bohemienne per natura e modella esclusiva di Picasso. Nel ritratto realizzato da Cristina Vatielli la ragazza emerge dalla penombra di una fumeria come un’odalisca assuefatta ai fumi del narghilè.  Fu la fonte d’ispirazione forse più importante della formazione di Picasso: lo seguì per ben otto anni attraverso il suo periodo cubista e rosa fino ad aiutarlo ad uscire dalla depressione del periodo blu.

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Alla fine della mostra appare chiaro come Cristina Vatielli, attraverso il suo lavoro ci offra la possibilità di conoscere il mondo interiore delle donne di Picasso riportando in auge il ruolo fondamentale che ognuna di loro ebbe nell’esperienza artistica del genio cubista. Alcune di loro erano donne bellissime, alcune facevano parte del mondo degli artisti, altre invece, molto giovani, erano del tutto ignare della grandezza del pittore spagnolo.  A mantenere connesse le loro esistenze fu l’amore totalizzante per Pablo Picasso, che artefice del loro destino, le rese una ad una musa, modella, amante e vittima sacrificale.

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