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I film che trionfano a Cannes arrivano anche a Roma

Paweł Pawlikowski, il regista polacco del film premio Oscar “Ida”, vince a Cannes la Palma d’Oro come Miglior Regista con il film “Zimna Wojna” (Cold War).

Pare si parli di guerra, di guerra fredda.

Ebbene, il contesto lo si legge tutto negli occhi e nei gesti e nelle scelte dei protagonisti che vivono nella Polonia sovietica dopo la seconda guerra mondiale. Non se ne parla mai, ma è lì, presente. Ed è presente nel rapporto tra Wiktor e Zula (i nomi sono quelli dei genitori del regista, morti nel 1989 prima che potessero vedere quel muro cadere) in quel freddo emotivo che si scambiano negli anni, fuggendo e sfuggendo ai confini dell’Unione Sovietica, tra Varsavia, Berlino, Parigi e Spàlato, rincorrendosi senza certezze tra libertà e prigione dei propri sentimenti e del mondo attorno a sé.

 

Una storia d’amore al sapore amaro di jazz con una chaconne di Bach che racconta il turbamento del proprio essere mentre risuona Adriano Celentano con i suoi 24.000 baci: tutto parte dalla musica folk tradizionale e vive il suo atto finale in una chiesa sconsacrata, rovina degli animi incompiuti, cuori in esilio in un Romeo e Giulietta più maturo e più scuro.

 

La scelta imprigionante dei 4:3 ed il bianco e nero raccontano ancora di più questa sofferenza intima, quell’aspetto malinconico del cinema polacco, che però recupera vita nell’intensità del sorriso accattivante e dolce, e sbarazzino e sensuale, di una Joanna Kulig che illumina lo schermo, persa tra le braccia di Tomasz Kot, àncora tormentata, mentre con lo sguardo severo ed alienante osserva Kaczmarek (Borys Szyc) ed il regime che li divide.

 

La fotografia, ancora una volta di Łukasz Żal (come in Ida) è un tocco delicato che accompagna nei chiaroscuri la violenza dei momenti silenti e la dolcezza del canto Dwa serduszka (Two Hearts) del Mazowsze Folk Ensemble: quelle parole che raccontano in una scena sul fiume la vera storia di un film che è un atto d’amore ed un atto politico, riuscito magistralmente ad un regista senza tempo.

 

Ed un altro film politico, dal nome di guerra è proprio “En Guerre” (At War), film francese di Stéphane Brizé che affronta la guerra contro il sistema, quello delle aziende che chiudono per spostare la sede produttiva dove costa meno: il carismatico Vincent Lindon (che nel 2015 vinse il premio per la miglior interpretazione maschile in “La Legge del Mercato”, proprio di Brizé) si rende protagonista di una battaglia personale e sindacale a nome dei lavoratori dell’azienda Perrin ad Agen. Lo scontro sembra in presa diretta: le immagini sono quasi documentaristiche, con la scelta di mostrare la storia anche attraverso i media, le immagini di un telegiornale ed i toni scelti per raccontare i fatti anche attraverso le interviste. La frustrazione del conflitto emerge quando poi si solleva una guerra tra poveri, tra chi si batte per una giusta causa e chi accetterebbe i compromessi di una buonuscita: la fatica è identificare il nemico reale, è nella violenza di chi si vede la vita che gli scappa dalle dita, è nell’incomunicabilità fatta di rabbia e mancato ascolto. E la conclusione spietata fa emergere l’amaro di una possibilità spezzata. E in fondo ci si chiede perché.

To be continued

Entrambi i film  Zimna Wojna / Cold War fanno parte del programma “Da Cannes a Roma” che in questi giorni ripropone alcuni dei film visti in terra francese a Roma nei cinema Eden e Giulio Cesare: http://www.aneclazio.it/wp-content/uploads/2018/06/Programma_cannes_2018.pdf

 

Alessandra Carrillo, all rights reserved

Le guerre di Cannes: Cold War / At War  ultima modifica: 2018-06-07T23:08:12+00:00 da Alessandra Carrillo

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