Le due signore della East Coast – Parte Due – Washington DC

di Roberta Bruno

Le due signore della East Coast – Parte Due – Washington DC

di Roberta Bruno

Le due signore della East Coast – Parte Due – Washington DC

di Roberta Bruno
6 minuti di lettura

Qualunque cosa può esser detta o taciuta in merito a Washington Dc, ma nessuno può negare che non sia una bellissima prima donna. Elegante e raffinata, mantiene uno stile impareggiabile nel modo in cui è ed è sempre stata accomodata sulla East Coast più famosa del mondo.

In realtà non si affaccia sul mare, la sua posizione è più riparata dallo scontro diretto con l’oceano.

Ha scelto di avere accanto a sé il fiume Potomac e, come tutte le città bagnate da correnti, cerca di nascondere un romanticismo latente mentre ostenta un coraggio silenzioso. Questo perché  sa che le acque di quel fiume non passano sempre distrattamente. Sono state spesso  testimoni di molti momenti che hanno segnato e scolpito l’animo e il carattere di questa splendida signora.

Ci sono senza dubbio molte cose da dire sul conto di Washington.

Non si può certo definire una donna appariscente.

Pensateci per un attimo. In effetti, se ponessi la domanda, pochi saprebbero rispondermi se si trova più a nord o più  a sud di New York. Pochi si ricordano che è un Distretto Federale e ciò significa è una città senza stato.

Tutti però sanno benissimo che è la capitale degli Stati Uniti d’America. Non è il semplice status formale a fare la differenza.

Perfettamente consapevole di esser ancora centro nevralgico della politica globale del nostro tempo, sul suo territorio  accoglie con spontanea riverenza le sedi di Casa Bianca, del Fondo Monetario Internazionale, della World Bank e dell’FBI. Come ogni donna di potere, sta attenta a non muover passi falsi e a mantenersi  desta e ritta di fronte al più piccolo e sottile dettaglio del suo circondario.

È pacata, la sua personalità forte spicca in un aplomb del tutto naturale, non forzato. Ha scelto di vivere in una tranquilla sobrietà. Quanti, stoltamente, la sottovalutano per questo. La sua forza rivoluzionaria si concretizza nell’autocontrollo e nella moderazione, perché solo lei sa quanta energia scorre davvero nelle sue vene.

La seconda cosa da sapere è che nonostante non sia più una rosea adolescente, si mantiene ancora molto fresca e giovanile, nei suoi occhi e nei suoi movimenti si percepisce un sentimento battagliero e un passato idealista che il tempo e l’esperienza hanno trasformato.

Washington indossa spesso abiti chiari, osserva molto e risulta famosa per i suoi delicati silenzi. Per questo, non c’è creatura che le resti indifferente quando interviene. Terminati gli anni delle visioni nette e delle interminabili lotte di principio, l’età della maturità le ha regalato una nuova e consolidata certezza. La consapevolezza del fatto che l’aggressività non paghi mai, anzi, renda eternamente debitori e sconfitti.

Non abdica alle sue passioni, ma  preferisce rinvigorirle in una rivoluzione intellettuale quotidiana, basata sul confronto politically correct. Non a caso palazzi bassi e ordinatamente schierati lungo le vie della città ospitano un novero infinito di istituti di ricerca e think tanks, fondazioni,  NGOs e altri enti Non-profit impegnati in prima linea nelle principali cause economiche, politiche e delle relazioni internazionali. Non a caso brillanti studenti e giovani menti idealiste decidono di incontrarsi e scontrarsi, in una qualsiasi stagione dell’anno, e di percorrere i larghi marciapiedi della Connecticut Avenue o della Massachusetts Avenue,  affamati dall’insaziabile desiderio di sapere e di conoscenza che sanno di poter soddisfare solo in quel contesto.

Come la più comprensiva delle madri, non ha pregiudizi verso nessuno di essi, anzi, regala spontaneamente a tutti la possibilità di provare e di scommettere su sé stessi. La posta può esser più o meno alta, lascia notevole libertà di arbitrio anche in questo. Uniche condizioni per giocare: sapere argomentare in maniera chiara le proprie idee, avere la costanza di trascriverle, lasciare da parte la presunzione di sapere tutto su qualsiasi argomento. Vi farà sorridere, ma un detto comune che la riguarda è che in quella realtà “chi non sa scrivere e studiare non può fare niente a Washington”.

Donna dall’acuta memoria storica, ama conservare e riporre ordinatamente ogni traccia di umanità in appositi archivi, biblioteche, musei e palazzi culturali ben ideati, che contribuiscono a render florida e frizzante l’aria che si respira. È sicuramente una di quelle donne che si è innamorata tante volte di uomini che hanno definito il corso della storia, e li ha accompagnati con fedeltà fino alla fine dei loro mandati presidenziali. Ma DC non è né ingiusta, né troppo snob: accanto a quei nomi altisonanti, dimorano i ricordi legati ai nomi di tanti altri uomini ordinari, spesso giovani soldati che hanno lasciato le loro vite comuni per rendersi devoti a onorare la patria, che si sono impegnati sentimentalmente con corpo, anima e vita. Oggi le piace tener a mente quei volti, scolpiti in colossali memoriali e sulle pareti di voluminosi complessi monumentali che si ergono saldi nel cuore della città. Traccia di un passato tangibile reso dal motto “E pluribus unum”, monito per coloro che contribuisco a costruire il presente.

L’impegno, la dedizione e le virtù  dei singoli si uniscono e si mescolano in un concetto collettivo, che subisce una incalzante competizione quotidiana con lo splendore delle  più recenti epoche passate. Washington è romantica nel momento in cui ricorda, ma riesce a vivere in maniera intensa un presente distaccato dal passato.

È equilibrata e soddisfacente anche nel suo personale modo di lasciarsi andare ai momenti di goliardia. Ama profondamente le notti illuminate da luci raffinate, mentre profumi delle cucine europee e orientali si diffondono inseguendo le note di una sassofono che intona un jazz all’uscita della metropolitana.

Come un fiore di ciliegio che sboccia a primavera, DC è il prototipo di donna colta e colma di dedizione, che non dimentica mai di sorridere a nessuno.

Ovviamente questo non significa che siano da trascurare le profonde crepe e le incurabili fragilità, tutte femminili, che la animano. Ci sono parti della città che sono ferite sanguinanti di povertà e malessere, dove stenti e insoddisfazione impregnano le case, le scuole, gli ospedali e viaggiano veloce sugli autobus di linea. Spesso sono donne di colore che urlano contro la vita, esplodendo colme di risentimento contro uomini dai volti bianchi. Altre volte le lacerazioni assumono le sembianze di palazzi di periferia in fiamme, altre ancora le tinte di un buio nero interrotto solo dai passi pesanti di quegli uomini che non sanno trovare pace la notte.

Washington non è mai stata solo quel volto benevolo che mostra agli occhi dei passanti, dei turisti, dei personaggi storici, dei giornalisti. La sua autenticità prende vita nel non ostentare i suoi malesseri, che non vengono nemmeno ipocritamente nascosti dietro a un benessere di cartone.

Ha scelto di avere un ruolo che sa di non poter disonorare. Convive con i suoi dolori e con le sue sofferenze, non dimentica mai di valorizzare i suoi punti di forza. Per questo è una prima donna di tutto rispetto, di cui ci si innamora col tempo e non si vorrebbe abbandonare mai.

Di Roberta Bruno 
 

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