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Acqua, dateci dell’acqua.

C’è questa colla che si è appiccicata addosso. Abbiamo bisogno di acqua. Acqua per ripulire, acqua per vedere, acqua per sbrogliare. Dateci dell’acqua.

C’è questo richiamo primordiale alla natura, questa necessità violenta di tornare alle radici della terra. Dentro il terriccio, e in mezzo alle foglie.

Una ricerca che, spesso, si trasforma in viaggi inconsapevoli alla scoperta di una natura più selvaggia e lontana.

Ignari e vacui. Senza una direzione precisa. Lontano, più lontano. Si cerca da lontano la strada verso un sé che non riusciamo a trovare da vicino. In mezzo a tutta questa colla.

C’è chi cerca oltre oceano per il puro gusto di un’avventura fine a se stessa, e chi si mette a cercare dentro il proprio corpo. Rifiutando la bestialità umana. Si smette di mangiare carne, si smette di parlare miserie, e di toccare gli uomini per il gusto del corpo.

E così Yeong-hye, la protagonista del libro La vegetariana di Han Kang, inizia a vivere la sua ricerca sgomenta di luce.

Serra la bocca alla carne. Nessuna deriva vegana molto in voga nella società moderna. E’ un rifiuto a questa umanità che di umano c’ha solo il nome.

Stranezze per la famiglia di Yeong- hye. Follie, per il marito. Capricci, per la società.

Finisce sempre così. Cerchiamo la luce, e ci chiudono dentro un reparto psichiatrico. Cerchiamo la cautela nei gesti, e ti prendono a schiaffi. Quando si va a fondo dentro una certa scelta, invece di provare stima per l’integrità di alcuni esseri umani, si inizia a provare vergogna per loro. O forse per noi stessi. Che quell’integrità ce l’abbiamo soltanto dentro le parole.

Ho fatto un sogno, e stavo sulla testa. Sul mio corpo crescevano le foglie, e dalle mani mi spuntavano le radici. E così affondavo nella terra. Sempre di più. Volevo che tra le gambe mi sbocciassero dei fiori, così le allargavo; le divaricavo completamente”. Sgomenta, In-hye aveva guardato gli occhi esaltati della sorella. “Devo dare acqua al mio corpo. Non ho bisogno di questo genere di cibo, sorella. Ho bisogno di acqua”.

Le parole di Yeong-hye raccontato di una battaglia contro la violenza delle cose. Di una ricerca feroce per tornare alla purezza armonica della natura. La vegetariana è la drammatica storia di una vita che rinuncia al proprio corpo per vivere dentro la luce. E’ un libro sulla ricerca della verità, e l’isolamento che la stessa comporta. Hank Kang, scrittrice sudcoreana, riesce con violenza e calore a raccontare la storia di certi uomini dentro una modernità animale. Certi uomini che sentono il bisogno di stare vicini alla terra, o all’acqua, al livello del suolo. Certi uomini che combattono per liberarsi dal vinavil che c’abbiamo addosso.

E’ un libro bellissimo, e una battaglia che ti entra dentro lo stomaco e non ne esce mai più.

di Natalina Rossi, all rights reserved

La vegetariana di Hank Kang: diventare alberi per salvare l’anima ultima modifica: 2018-09-28T07:27:29+00:00 da Natalina Rossi

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