La tenda che amava la pelle di rosa

di Bruna Piacentino

La tenda che amava la pelle di rosa

di Bruna Piacentino

La tenda che amava la pelle di rosa

di Bruna Piacentino
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La tenda che amava la pelle di rosa

Dopo lunghi inverni, interminabili bore
d’acciaio e di ferro radici
d’impegni promessi, e noci battute
su tetti di ghisa e piombee lancette
il tempo scoccava ad ogni ritardo
le corse sui viali in pietra scoscesi,
scattanti mascelle di ruote e ingranaggi,

così e più compressa l’avara superbia
di audaci imprese, eroici traguardi:
la maschera in gesso di un’anima in fasce,
cucciola al latte caldo d’infanzia,
racconta la storia di quelle mattine.

Al raggio di luce di crema e vaniglia,
sorgeva la bella domenica
cotone e farine, cacao e silenzio
di versi impacciati tra gli sbadigli
di piani e progetti entro il tramonto,
di storie e commedie di beffe fraterne.

Quel guscio di miele e schiocchi di vetro
sull’uscio di caldi e umidi inizi
odori di incontri e di gelsomini,
di sedie in veranda in legno di quiete
le tenda che amava la pelle di rosa.

Quanto vorrei che il dolce remoto
lieviti al caldo e a baci in fronte
questo robotico, scevro presente
vuoto di tutto e pieno di niente.

di Bruna Piacentino, all rights reserved

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