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La tenda che amava la pelle di rosa

Dopo lunghi inverni, interminabili bore
d’acciaio e di ferro radici
d’impegni promessi, e noci battute
su tetti di ghisa e piombee lancette
il tempo scoccava ad ogni ritardo
le corse sui viali in pietra scoscesi,
scattanti mascelle di ruote e ingranaggi,

così e più compressa l’avara superbia
di audaci imprese, eroici traguardi:
la maschera in gesso di un’anima in fasce,
cucciola al latte caldo d’infanzia,
racconta la storia di quelle mattine.

Al raggio di luce di crema e vaniglia,
sorgeva la bella domenica
cotone e farine, cacao e silenzio
di versi impacciati tra gli sbadigli
di piani e progetti entro il tramonto,
di storie e commedie di beffe fraterne.

Quel guscio di miele e schiocchi di vetro
sull’uscio di caldi e umidi inizi
odori di incontri e di gelsomini,
di sedie in veranda in legno di quiete
le tenda che amava la pelle di rosa.

Quanto vorrei che il dolce remoto
lieviti al caldo e a baci in fronte
questo robotico, scevro presente
vuoto di tutto e pieno di niente.

di Bruna Piacentino, all rights reserved

La tenda che amava la pelle di rosa ultima modifica: 2017-11-14T10:58:55+00:00 da Bruna Piacentino
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A proposito dell'autore

"Laureata in Psicologia Sociale, del Lavoro e delle Organizzazioni, sono un'appassionata di lettura e scrittura poetica, saggistica e riflessiva. Collezionando scritti personali dall'età di 8 anni, riscopro la bellezza e la capacità nell'arte poetica e nella scrittura in più occasioni: partecipando e vincendo il concorso letterario "Movimento per la Vita", e durante la stesura delle due tesi di laurea. Uno scritto poetico non è solo uno sfogo personale, uno scatto emotivo bisognoso di apparire nella sua unicità. Una poesia non è figlia del proprio scrittore, ma della meraviglie che egli vede nell'umanità che lo circonda, negli occhi di quei lettori che, riflettendosi in una parola, trovano e danno un senso a un'espressione emotiva. Le poesie non si leggono, si riconoscono."

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