La “SETA” di Hervé Joncour, alias Emanuele Gabrieli

di Lilith

La “SETA” di Hervé Joncour, alias Emanuele Gabrieli

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La “SETA” di Hervé Joncour, alias Emanuele Gabrieli

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6 minuti di lettura

“Dall’intuizione che il segreto di una storia come quella di Seta fosse nel non detto, la verità nel non raccontato, nel dietro le quinte, abbiamo prestato attenzione ai piccoli gesti, ai rimandi tra un avvenimento e un altro lontano nel tempo e nelle pagine, ad una frase o una parola ripetuta dove sembrava che il senso fosse soltanto estetico… Lo spettatore entra nella scatola magica del teatro e può trovare quello per cui era entrato: il viaggio!”

Da questa sera  venerdì 14 dicembre e fino a domenica 16, sarà in scena al Teatro Azione di Roma lo spettacolo “Mare Demonio Ultimo… Santo”,  uno studio sul testo Seta di Alessandro Baricco.

Il romanzo, ambientato nel 1860 circa, narra della vita di Hervé Joncour, commerciante francese di bachi da seta che, a causa di un’epidemia che colpisce i bachi da seta di tutti i paesi europei e africani, è costretto a recarsi in Giappone per comprarne le uova. Qui Hervé incontrerà una giovane ragazza, “i suoi occhi non avevano un taglio orientale, il suo volto era il volto di una ragazzina”.

Nonostante il  ritorno a casa, dove l’aspetta la moglie Hélène, egli non riesce a dimenticare quella ragazza che col suo volto, il suo sguardo, e il mistero che in esso è avvolto, lo aveva stregato.

Ma Hervé non prende iniziative. “Era d’altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla. Si sarà notato che essi osservano il loro destino nel modo in cui, i più, sono soliti osservare una giornata di pioggia”, scrive Baricco.

Saranno quattro i suoi viaggi dalla Francia al Giappone per un solo viaggio dentro di sé. Cosa vuole scoprire un perosnaggio così contemplativo?

Nelle intenzioni  di Olimpia Alvino – regista dello spettacolo, nonché interprete di Hélène – “Amore e bellezza: queste le cose che volevamo dire, queste le cose che Hervé scopre e noi con lui, cose per cui non si ha tempo, cose che ci sfuggono, che non vediamo anche quando le abbiamo davanti agli occhi, cose che scivolano tra le dita talvolta proprio quando sembra di averle afferrate!”

Ad interpretare il protagonista, l’emergente talento Emanuele Gabrieli, che The Freak ha incontrato per scoprire l’essenza della ricerca di Hervé.

– Raccontaci un po’ di te.. Sei un giovanissimo attore, non ancora ventiseienne. Eppure hai all’attivo  già diversi lavori importanti. Com’è iniziato il tuo percorso?

 – Ho iniziato da bambino, interpretando alle elementari “Il gabbiano” di Jonathan Livingstone e San Francesco da protagonista. Dopo un corso, alle medie, c’è stato il debutto al Teatro dei Servi. Poi un’interruzione: mi sono dedicato all’Università, il Dams e al lavoro di assistente di regia.

Sei passato dall’altra parte della macchina da presa?

– Si, per due anni.. E’ stata un’esperienza importante. Attraverso la lente della regia, ho capito molti aspetti della recitazione. Ho avuto anche la fortuna di lavorare con Sorrentino.

 – Ormai però sei un professionista del palcoscenico. Hai una solida esperienza teatrale. Qual’è stata la culla di questa formazione?

 – Quando ho capito che la mia strada sarebbe stata quella dell’attore,  ho mollato tutto e mi sono iscritto a Teatro Azione. Una scuola a cui devo davvero tanto. Marika Murri mi ha guidato in questo percorso come insegnante, amica e regista. Preziose sono state le sue lezioni di Metodo Strasberg: ho lavorato con esercizi di memoria sensoriale, cambiando il mio modo di stare in scena.

– Ogni artista, racconta di aver incontrato nella sua carriera un momento cruciale, un punto di svolta. Per te quel momento c’è stato o ti consideri ancora alla  sua ricerca?

 – Per me  la ricerca è un’attitudine quotidiana. Ad ogni modo ricordo che il momento in cui ho capito che avrei fatto questo mestiere per la vita è stato quando ho visto Corrado D’Elia interpretare Cyrano, a Milano.

A questo proposito, parlaci della tue ispirazioni,  i tuoi film di riferimento, le figure mentori..

– I mostri sacri cui più mi ispiro, senza citare i soliti quanto meravigliosi hollywoodiani, sono Elio Germano (per altro uscito anch’egli da Teatro Azione) e Kim Rossi Stuart. Mi hanno segnato le loro performances in film come “La mia vita”, “Il passato è una terra straniera” e “Questioni di cuore”. Mi hanno scosso l’anima. Quanto ai registi, Daniele Vicari è tra i miei preferiti.  E’ tuttavia Paolo Sorrentino che, a mio avviso, ha raggiunto le vette più alte del nostro cinema.

 – Torniamo a “Seta” e al tuo personaggio, il protagonista della storia, Hervé Joncour.

– Quando mi è stato proposto questo spettacolo non ero sicuro di accettare il ruolo. Stavo  già preparando altri due lavori teatrali, per questo ero titubante. Olimpia (regista, nonché Hélène nello spettacolo) mi ha dato un  aut aut : avrei dovuto darle la risposta in poco più di un giorno. Mi ha messo in crisi, non avevo neanche mai letto il testo.. Così, la prima cosa che ho fatto è stata divorare il romanzo e poi il copione. Ho pregato di trovare la risposta alle mie domande tra quelle righe.

– E come l’hai trovata?

-Mentre andavo avanti con la lettura, le immagini si formavano spontaneamente, visualizzavo Hervè Joncour, le sue problematiche e le facevo sempre più mie finché la mia inevitabile risposta a Olimpia è stata un sì.

Cosa significa per te interpretare un ruolo intimistico?

 – Non è stato facile restituire le emozioni di un personaggio così delicato. C’era un forte rischio, un rischio di misura, di strafare, forzare alcune cose o di non rendere con intensità sufficiente altre. E’ stato un esercizio di preparazione, di pazienza. Ho calibrato ogni gesto. E’ uno spettacolo fatto di immagini, di pause e descrizioni, che non vuole essere lezioso, ma restituire lo spaesamento, la fascinazione e i silenzi del viaggio, interiore e reale. C’è 
l’amore per Hélène, che paradossalmente si rafforza grazie all’altro amore. Un sentimento che Hervé prova per  una ragazza giapponese di cui “non ha mai sentito nemmeno la voce”.
 Infine, in tutto questo viaggio, in tutte queste pause,  ho cercato di portare con me lo spettatore, di coinvolgerlo nel nostro racconto.

– Prima di salutarci, aspettando di vederti in scena, dicci, quali sono i tuoi progetti futuri?

– Non smetto mai di studiare: partecipando a workshop, stage formativi..Attualmente sto preparando due spettacoli, uno con la regia di Paolo Zuccari, sull'”Orestea” di Eschilo in versione moderna e  che andrà in scena al Sala Uno a Gennaio. L’altro sul “Crogiuolo” di Miller, con la regia di Marika Murri. Nel frattempo, con dei colleghi ed amici, stiamo cercando una produzione per “DAMS”,  la web-serie sugli universitari, scritta e diretta da Davide Marchione, di cui ora stiamo girando la seconda puntata.

A questo punto non resta che  farti i complimenti ed invitare tutte le lettrici e i lettori di The Freak appassionati di teatro e cinema, a scoprire, da questa sera al Teatro Azione,  Hervé Joncour, alias Emanuele Gabrieli.

 

A cura di Lilith Fiorillo
 
Showreel:

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