La Serenissima risplende : la 69esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

di Giuseppe Ruggero Sabella

La Serenissima risplende : la 69esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

di Giuseppe Ruggero Sabella

La Serenissima risplende : la 69esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

di Giuseppe Ruggero Sabella
5 minuti di lettura

“Se arrivi perché sei un grande attore non puoi comunque non emozionarti. Se invece sei un semplice e comune spettatore allora il cuore potrebbe seriamente rischiare di esploderti nel petto!”
La Voce del Passante del Festival di Venezia
 
Eleganza. Magia. Splendore, raffinatezza ed una sobrietà charmante che, alla 69 edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, tra red carpets immacolati e star internazionali provenienti da ogni dove, contraddistinguono le delicate locations della Serenissima in tutto il mondo, rappresentando naturalmente una delle più fiorenti bandiere dell’orgoglio culturale italiano.
Ed anche quest’anno il miglior Marciapiede di Hollywood e non solo non ha assolutamente deluso il Pubblico impaziente. Le icone del Cinema nazionale e mondiale, fregiate dei più impeccabili abiti di casate dell’ alta moda italiana come Gucci ed Armani, sono state fantastiche e straordinarie, come sempre, e secondo la nostra migliore tradizione non sono mancate le grandi emozioni e i momenti di intensa commozione tra gli spettatori giunti numerosissimi.
Si, perché anche quest’anno la Capitale del Cinema italiano si è fatta generosamente rispettare, con stelle del Grande Schermo che vanno dalla meravigliosa Winona Rider a Ray “Good fella” Liotta, dal sensuale Joaquin Phoenix al Premio Oscar Philip Seymour Hoffman, dall’affascinante “007” Pierce Brosnan al poliforme e talentuosissimo Toni Servillo, passando poi per il più che mai amato Michael Fassbender, ed ancora Riccardo Scamarcio, Claudia Gerini e Zac Efron, acclamato soprattutto dal giovin Pubblico. E se questi erano i nomi più attesi, a fare da gentile cornice a questa candida atmosfera da favola sono stati altri grandi artisti del calibro di Pierfrancesco Favino, Violante Placido,Gabriele Muccino, Laetitia Casta e perché no il super DJ più famoso al mondo Bob Sinclair.
Insomma, un incantevole tappeto stellato su cui è stata presentata una ricca kermesse di 18 diverse pellicole che spaziano dagli United States of America fino al lontano Sol Levante, accolte in maniera più o meno calorosa da un Pubblico che, nonostante abbia oscillato tra gradimenti chiarissimi per certe proiezioni e veri e propri fischi per altre – basti pensare a quel quadretto che sa tanto di follia dell’altro mondo che vede il famigerato regista Terrence Malick pesantemente criticato al termine del suo film – è stato in linea generale sempre garbato ed inequivocabilmente impeccabile.
Una vibrante Manifestazione in cui si è respirata una brezza artistica pervasa dai più disparati temi e dalle sceneggiature più sofisticate : innanzitutto l’attesissimo “The Master”, penetrante ed efferato, a 200 km orari verso il sicuro Leone D’oro, in cui il californiano Paul Thomas Anderson mette in piedi l’inquietante ma vincente storia di Lancaster (Philip Seymour Hoffman) e Freddie (Joaquim Phoenix) ; il primo, carismatico e sagace capo spirituale di una setta religiosa che promulga insegnamenti volti al controllo assoluto di se stessi, della propria forza interiore ed alla cura di vere e proprie patologie come la leucemia, ed il secondo , ex soldato della Marina americana, giovane ed iracondo, che rimane terribilmente affascinato dai proclama e dalla figura mistica e misteriosa del più vecchio leader religioso. Taluni hanno voluto vedere un attacco indiretto alla più celebre ed eternamente discussa Scientology, sta di fatto che Anderson sembra vincere, e più che meritatamente, con questa storia che narra di un controverso e sempre più crescente rapporto mentore – allievo che potrà essere visionato nelle sale cinematografiche nel prossimo inverno, a partire dall’ 11 gennaio 2013.
Poi troviamo “At any Price”, che già dal titolo, che sembra avere stampato sopra di sè il bel dollaro americano di George Washington, ci dà un amaro ma deciso assaggio di quello che andremo a visionare in sala : la spregiudicatezza senza limiti della imprenditoria agreste della America rurale. La storia, ideata e diretta dall’iraniano Ramin Bahrani, nuovamente in concorso nella Serenissima, narra del sentiero del triste declino morale di una famiglia agricola del Midwest che , nei volti di Dean ed Henry Whipple – rispettivamente interpretati da un maturato Zac Efron e da un irreprensibile Dennis Quaid – incarna perfettamente una realtà purtroppo già raccontata sul Grande Schermo ma da pochi realmente percepita : il cinismo, l’arroganza, l’assoluta mancanza di scrupoli e la spietata freddezza degli ipocriti affaristi agresti dell’America Occidentale, il cui unico obiettivo è il profitto, il dio denaro, oltre ogni limite, contro qualsiasi ostacolo, anche se di mezzo ci sono addirittura dei cadaveri – che nella pellicola non mancheranno –, appunto “at any price”, a qualsiasi costo. La sceneggiatura passa l’esame a pieni voti, gli attori vengono addirittura definiti impeccabili. Sta di fatto che il piccolo capolavoro di Bahrani convince, e, dopo l’uscita nelle sale prossimamente, potrebbe addirittura ottenere un piccolo spazio nell’immaginario cinematografico collettivo del Pubblico.
Ed anche la categoria del “Fuori Concorso” è stata degnamente all’altezza della sorella maggiore “Venezia 69”, con pellicole come “The Iceman”, di Ariel Vromen, che tratta della biografia criminale di uno degli assassini più violenti e spietati della storia americana, Richard Kuklinski (interpretato da un bravissimo Michael Shannon), al servizio della mafia italo-americana, che durante gli anni 70 comincia una vera e propria carriera delittuosa composta dei più crudeli omicidi che lo porteranno appunto ad ottenere nel ambiente delinquenziale il soprannome di “uomo di ghiacchio” , iceman. Ed ancora “Love is alla You need”,  pellicola romantica fortemente acclamata dal Pubblico che affronta, con i toni squisiti della regista danese Susanne Bier, il delicato tema del cancro, qui tessuto attraverso la dolce storia d’amore tra Philip (Pierce Brosnan), ricco uomo d’affari, e Ida (Tryne Dyrholm), futura consuocera in quanto madre della giovane ragazza che sta per essere sposata dal figlio dell’affascinante Philip. E qua il cast, cosi come le morbide ambientazioni di Sorrento, in Campania, è veramente fenomenale. Si, perché l’ex 007 e la appassionata Dyrholm danno veramente il meglio di se stessi, in una fantastica commedia dal retrogusto inevitabilmente amaro che intreccerà episodi e situazioni inaspettatamente divertenti dato il tema trattato che non potranno fare altro che entusiasmare e far sorridere di gusto l’attento spettatore. E la critica ha voluto esagerare : “Che Woody Allen impari da questo film, in modo da capire che l’Italia può anche non essere sfregiata da sciocchi clichè e banali luoghi comuni come quelli visti in “To Rome with love” accidenti!”. Ma questo ovviamente sarà il Pubblico a stabilirlo.
Come dire, una Mostra sensazionale quella vista sino ad ora che, destando grande fierezza al Bel Paese, sembra promettere, per gli ultimi giorni oramai rimanenti, ancora grande e tanto spettacolo e vivide emozioni.

                                                                                                      di Jack Forrest Sabella

2 risposte

  1. Bell’articolo Jack, mi hai fatto “vivere” la Mostra cinematografica di Venezia e hai sollecitato la mia brama di vedere tutti i film.

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