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Capitolo 9: Concilia Zione

“Bi, in sella a Wagner, va avanti per la via scelta al bivio che ha trovato lungo la strada Rossa, fino ad arrivare in uno spiazzo al quale lato destro si trova un enorme gazebo pieno di bambini e bambine. Incuriosita, scende dal suo bianco compagno di viaggio e si avvicina al gruppo.”

In sella a Wagner, Bi prosegue la via che ha scelto al bivio di qualche ora prima: un po’ rimpiange di aver donato le sue preziose mele, ma il pensiero di aver potuto continuare il suo viaggio la consola un minimo.
A un certo punto, i due compagni di viaggio si ritrovano in uno spiazzo, ma questa volta non ci sono né Bande Nere né dogane, bensì un gazebo pieno di bambini e bambine alla destra della piazza: non avendo mai visto nulla del genere, Bi scende dalla groppa del suo bianco destriero e si avvicina agli infanti.

“Bi si avvicina a malapena quando il popolato gruppo di infanti la nota e cerca di correrle incontro, urlando e agitando le mani, ma senza successo: sembrano denutriti, tristi e spaventati, pieni di lividi, scottature e altri segni di percosse e violenze, ma soprattutto… incatenati! Scorgendo nella visitatrice la loro salvezza, i bambini iniziano a gridare come un’unica persona <<Ti prego, gentile signorina, Concilia Zione! Altrimenti rimarremo per sempre i suoi giocattoli!>>”

Prima che possa fare un altro passo, i bimbi la scorgono e immediatamente cercano di correrle incontro, ma invano: sono tutti incatenati al gazebo.
Bi osserva meglio i piccoli prigionieri: sono pieni di lividi, scottature e denutriti, senza contare che persino da lontano è visibile il terrore che abita gli occhi di ciascuno di essi. I bambini cominciano a implorare in coro per la loro salvezza, urlandole <<Concilia Zione! Altrimenti rimarremo i suoi giocattoli!>> a ripetizione.

“Bi si indigna profondamente, sentendo quelle parole, e si mette a chiamare a gran voce questo Zione di cui parlano i piccoli prigionieri: immediatamente, da dietro al Gazebo spunta un enorme gatto con il panciotto, il cilindro e il monocolo, che subito chiede, ridacchiando: <<Quindi tu saresti venuta a liberare i giocattoli di Zione? Molto bene: come pensi di conciliarmi?>>”

A quelle parole, Bi viene pervasa da amarezza, tristezza, ma, soprattutto, da un’incontenibile rabbia, che si tramuta velocemente in sdegno e voglia di fare qualcosa per quei poveri bambini impauriti.
Inizia, così, a chiamare questo famigerato Zione e subito un enorme gatto vestito di un panciotto, un cilindro e un monocolo sbuca fuori da dietro al gazebo e le chiede ridacchiando cosa intende fare per conciliare la sua persona e liberare i suoi passatempo preferiti.

“Bi, a malincuore, prende le briglie di Wagner e lo cede all’enorme felino, che lascia andare immediatamente i bambini. I prigionieri, ormai liberi, prendono a scappare in tutte le direzioni ringraziando a squarciagola la loro eroina, la quale riprende a grandi passi il suo cammino: è felice per i piccoli, ma molto triste per aver perso il suo bellissimo destriero. Solo dopo essersi allontanata quanto basta per non essere raggiunta da Zione riesce a sentire le grida di rabbia del felino e sorride soddisfatta: l’enorme gatto, infatti, sta imprecando furioso per la misteriosa e improvvisa sparizione del suo nuovo premio.”

In un primo momento, Bi rimane atterrita da quella visione, ma si fa prontamente coraggio per sfidare il perfido felino e salvare i bambini: così, a malincuore afferra le briglie di Wagner e le porge all’aguzzino.
Ricevuto il regalo, Zione libera i prigionieri e, sicura che tutti i bimbi si siano allontanati, Bi procede tristemente sulla strada Rossa senza il suo fidato Wagner, ma giunta lontana dal gigantesco gatto ode con soddisfazione le sue furiose imprecazioni per la misteriosa e improvvisa scomparsa del prezioso riscatto.

di Valentina Geminiani, all rights reserved

La scelta di Bi – capitolo 9 ultima modifica: 2018-06-06T10:53:17+00:00 da Valentina Geminiani

A proposito dell'autore

Nasce a Milano e cresce amando la scrittura dal profondo del cuore, ma anche la letteratura, la musica e l'arte: è proprio per via di quest'ultimo interesse che frequenta il Liceo Artistico di Brera e, successivamente, si laurea in Scienze dei Beni Culturali. Terminati gli studi, decide di trasformare la sua più grande passione nella professione della vita: diventa, quindi, redattrice e ghostwriter per un'agenzia di comunicazione, poi autrice, speaker e doppiatrice di un canale televisivo, dopodichè diviene content manager di un'app di eventi, il tutto mentre segue il percorso per diventare giornalista pubblicista. Collaborando con una testata di Milano riscopre l’amore per la sua città: così nascono le storie ispirate alle fermate della metropolitana, piccoli frame delle infinite suggestioni che la routine milanese le regala.

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