LA RIBELLIONE DELLA CREAZIONE #6

di BarnOwl

LA RIBELLIONE DELLA CREAZIONE #6

di BarnOwl

LA RIBELLIONE DELLA CREAZIONE #6

di BarnOwl
8 minuti di lettura

Riassunto parte precedente: Alberto e l’antagonista provano a discutere di come risolvere i litigi che intercorrono tra il fumettista e Dane. Tuttavia, questi dilemmi di cooperazione non sono nuovi per il nostro protagonista: già qualche mese prima aveva dovuto abbandonare un progetto con una disegnatrice in erba proprio per questi bisticci. Chissà come procederà la situazione… 

LA RIBELLIONE DELLA CREAZIONE #5

Osservo la luna dal mio letto: risplende come non mai. Tutto questo grazie alla luce del Sole, che le dona quel vivido colore crema. Un momento, un fumettista come me non dovrebbe nemmeno dare conto a queste scemenze scientifiche: io mi nutro di fantasia, non di scienza. Eppure ripensandoci, talvolta sono state le mie precisioni scientifiche che avevo inserito in alcune storie che hanno attirato l’attenzione di alcuni lettori e gli elogi di alcuni critici.
Non è questo, però, il motivo per cui mi rigiro nel letto in continuazione. Cerco conforto nell’osservare la Luna, sono ancora parecchio turbato dalle parole del mio personaggio: “Con questo atteggiamento di collaborazione non andrai avanti.” Eppure cerco di consolarmi, dicendomi che domani avremmo iniziato la via della redenzione. Questi due pensieri combattono tra di loro, nel campo di battaglia quale è la mia mente
Se solo mi potessi distrarre un po’…

Sono le 2 di notte. Mi sveglio con un leggero languorino. Ricordo di avere impastato della pasta pane, qualche giorno fa; potrei friggerla, preparando delle deliziose frittelle di pane. E va bene.
Apro il freezer, prendo il composto congelato; non ce la faccio ad aspettare tutto quel periodo di tempo, così prendo un asciugacapelli e provo a rendere più soffice l’impasto. Preparo una padella, verso un goccio di olio extravergine d’oliva e accendo il fuoco. Per il momento, si può dire che passo dal mestiere di fumettista esperto a quello di cuoco in erba. Prendo pezzi di impasto, li modello come Das e li friggo sopra l’olio sfrigolante. Proprio come li faceva mia madre. Chissà come stanno: li avevo lasciati con un sorriso che mascherava tanta tristezza. Probabilmente, anche loro avranno fatto del loro meglio per celare il loro disagio sotto il velo della loro felicità. Ma, nel profondo della loro anima so che erano davvero felici: avere vinto un concorso del genere non è un evento che avviene ogni giorno. Sapevano che avevo soddisfatto uno dei miei desideri più ambiti.
A ripensarci, mentre mangio uno di quei bocconcini, ora come reagirebbero? Sapendo che il loro caro figliolo adesso si trova in una situazione a dir poco spiacevole? Tutti questi pensieri mi impediscono di continuare a dormire. Tanto vale provare a lavorare su quello che avevo intenzione di fare domani.

Eccomi accanto al mio disegno che scrivo un’eventuale bozza della storia del mio personaggio. Dovrei dargli un nome, per prima cosa.
“Buongiorno, capo,” esclama il personaggio, a mia insaputa. Ormai ci sono abituato. “Dormito bene?”
“Eh, stanotte si fa nottata. Non ho chiuso occhio.”
“Allora che ci fai qua? Vuoi riprovare ad addormentarti?”
“Tanto vale impiegare il tempo in qualcosa di prezioso. Cominciamo a lavorare.”

“Dunque, per prima cosa, dobbiamo trovarti un nome.”
“Riflettiamo, capo: questo nome deve indicare l’eventuale possibilità dell’antagonista di tradire il nostro protagonista. Quindi, dobbiamo prendere un nome che…”
“Magari sia appartenuto ad un traditore esemplare.” affermo io, continuando la frase. “Prendo subito il Libro dei nomi.”
“Hai un Libro dei Nomi?”
“Curo molta attenzione nello scegliere il nome più adeguato per ogni personaggio: nell’etimologia del nome riscontro la qualità più attribuibile al personaggio in questione…” dico, cercando tra i vari nomi “e quindi, un punto cardine delle sue caratteristiche. In parole povere, nomen est homen.”
“Afferrato.”
“Ah-ha. Ecco qua.” Ho appena trovato un nome che potrebbe fare al caso nostro. “Bruto: nome maschile. Deriva dal latino <<brutus>>, brutale, violento. Nome appartenente al famoso omicida dell’imperatore Cesare, suo padre.”
“Non mi sembra un dizionario particolarmente esaustivo.”
“Sarà, ma almeno contiene gli elementi di cui necessito per trovare un nome.” Bruto non mi sembra un cattivo nome. “Allora, che ne pensi?”
“È un’ idea. Però, affibiare un nome come <<Bruto>> ad un mingherlino come me…non mi alletterebbe un granché.”
“Giochiamo con il contrasto tra apparenza e nome, allora.”
“Secondo me non funzionerebbe,” denota Pseudo Bruno. “Prova a cercare ancora qualche nome.” Continuo a sfogliare ancora il libro per trovare qualcos’altro che possa fare al caso nostro.
“Che ne dici di Catilina? Qua dice che apparteneva ad un complottista dell’Antica Roma, alla fine sgamato da…”
“Catilina è già un’evoluzione. Con questo nome, è più facile evidenziare una figura smilza e falsamente benigna.”
“Allora va bene, Catilina.”
“Perora, sì. Ma continuiamo a cercare altri nomi.”
Il sole ancora non è spuntato: la luna mi sorveglia ancora, mentre io dedico le mie forze alla ricerca del nome perfetto.
Ancora non mi sento stanco, sento di potere continuare ad impiegare le mie energie per questo sacrificio.
A ripensarci, però, non lo sento più come un sacrificio, ma come una cosa piacevole. Era da molto che non provavo più tanto piacere nello scrivere la storia di un fumetto. Rilassante, sereno.

“Quindi, ecco una serie di nomi che ho scelto e che indicano alto tradimento: Luigi, Arnold, Anakin, Tarquinio, Enea e Giuda. In qualche modo, sono conosciuti per avere compiuto qualche forma di tradimento, che sia diretto o meno.”
“Niente male,” commenta il personaggio, compiaciuto “ammetto che uno che mi attira molto è Tarquinio.”
“Ah, davvero. Però…Tarquinio non era un vero e proprio traditore: più che altro era un tiranno.”
“E allora come mai lo hai scelto?”
“Perché ho interpretato la tirannia come una sorta di tradimento nei confronti della propria patria.”
“E…di Luigi? Mi piace pure questo.”
“L’ho scelto perché questo è un vero traditore: ho letto che un certo Re di Francia, Luigi IV o XVI, non ricordo precisamente, se l’era data a gambe in un momento particolarmente difficoltoso per il suo paese, durante il quale si era scatenata una rivoluzione contro il suo governo, venendo, tuttavia, catturato durante la sua fuga.”
“Capisco.”
“L’ho scelto anche perché volevo che l’antagonista venisse punito per il suo tentativo di alto tradimento.”
“Comprendo, capo. Nel nome si riflette appieno il destino di tale protagonista.”
“Esatto, è lì che voglio parare. Allora, Luigi va bene?”
“Sono d’accordo. Del resto, anche il nome suona adeguato, capo.”
“Ed ora, la storia.”

L’alba è oramai passata da un’ora: abbiamo lavorato davvero parecchio, almeno fino ad ora.
“Allora, questo Luigi, questo Luigi…che gli facciamo fare?”
“Capo, non so che fare quanto te.”
“Innanzitutto, la sua origine.” Propongo di iniziare così. “Da dove lo facciamo provenire?”
“Dall’Italia, ovviamente. Il suo nome già non implica provenienza italiana?”
“Già, ma da dove? Brescia, Palermo, Roma…” Il luogo di provenienza è fondamentale per determinare un’eventuale formazione del personaggio. “Oppure Napoli. Napoli è perfetta, perché si pensa che sia famosa per la furbizia delle sue persone. In realtà, non è affatto così.”
“Però, mi sembra banale.” commenta Luigi. “Intendo, uno che nasce cattivo e diventa cattivo. Mi sembra poco originale.”
“Proprio di questo stavo parlando: meglio percorrere la strada del <<nasce buono, diventa cattivo>>”
“Va già meglio, eh.”
“Va bene. Allora lo faccio provenire da…da…ecco, una famiglia di avvocati.”
“Certo, appartenere ad una famiglia di avvocati. Già eleva moltissimo il fattore <<carisma>>.”
“E…e facciamo in modo che diventi cattivo per motivi di sopravvivenza. Nel senso, vede come va il mondo e con l’evolversi degli eventi il suo cuore diventa sempre più amaro e triste, a furia di vedere come fila il mondo.”
“Tipo?”
“Da piccolo essendo anche molto ingenuo, frequenta bambini poco raccomandabili, pronti a tutto pur di danneggiare il prossimo. Tuttavia, durante l’adolescenza, la sua visione nei confronti del mondo è leggermente cambiata: ora vede il male molto più facilmente, rispetto agli anni precedenti. Ma non si fa di certo scoraggiare: il suo sogno di continuare la tradizione di famiglia di dedicarsi alla legge non demorde. Ma è proprio in quel momento che avvengono gli eventi più importanti: nel mentre progredisce gli studi all’interno della facoltà, si rende conto di come molti dei suoi alunni siano in realtà <<aiutati>> dalle proprie famiglie. E questi ragazzi si divertono a tormentarlo e a maltrattarlo. Ed ecco il punto: mentre quei disgraziati proseguono senza alcuna particolare difficoltà, Luigi toppa in gran parte degli esami a causa dell’estremo livello di difficoltà, finendo col farsi gettare fuori dalla facoltà. Ciò creerà il collasso totale del suo cuore. Il colpo di scena cardine. Si rende conto che il mondo ce l’ha con i buoni. Essere tale è totalmente inutile. Di conseguenza, tanto vale diventare malvagi. Decide di iscriversi all’Accademia Militare: lì potrà attuare la sua vendetta. Sfogare la sua ira.”
“D’accordo, d’accordo.” esclama Luigi “ho capito. Rabbia totale. E la storia dietro le quinte c’è.”
“Ed è così che conoscerà Dane. Anche se ancora io non so come fare.”
“Pensiamoci dopo. Ora non è il momento.”
In pratica, è venuto un retroscena del genere:

Luigi
Età: N.D.
Provenienza: Napoli
Personalità: Bonaria, ora vendicativa con tutti
Storia: Proviene da Napoli. Si rende conto del male del mondo sin dalla tenera età. Più cresce, più il suo cuore diventa arido.

“Bene. E ora?”
“Dormi, capo.”
In effetti, il sole è già un po’ alto: in realtà, io dovrei iniziare a lavorare per altro di giorno si fa questo. Ma, come per magia, sento un gran sonno e mi addormento come niente nel mio letto…

di BarnOwl, all rights reserved

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati