LA RIBELLIONE DELLA CREAZIONE #4

di BarnOwl

LA RIBELLIONE DELLA CREAZIONE #4

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LA RIBELLIONE DELLA CREAZIONE #4

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Quarta parte

Sintesi parte precedente: Incredibilmente Alberto Gioia si ritrova a parlare con Dane, il frutto della sua penna. Altro che parlare, si ritrova a litigare con la sua creazione, con un personaggio che fa di tutto per scombinare le sue idee e distruggere tutto quello che Alberto prova inutilmente a disegnare accanto a lui. La soluzione è drastica: Dane sarà paralizzato! Ma Alberto è sconfortato.

LA RIBELLIONE DELLA CREAZIONE #3

Il giorno della resa dei conti è arrivato: i miei 2 assistenti sono arrivati.
Iniziamo a lavorare, dedicandoci alla revisione della storia e al contorno. mi rendo conto di non essere nel massimo del mio umore: a causa delle preoccupazioni che mi aveva dato Dane, avevo anche lavorato il doppio del solito, per provare a rimediare ad alcuni problemi, passando anche alcune notti in bianco. Ciò ha avuto ripercussioni anche nel mio look: il mio ciuffo, per come era alto, ora invece appariva parecchio floscio e sporco. Mentre ripenso a queste cose, tendo a deconcentrarmi e commetto parecchi errori che non possono essere riparati facilmente.
– “Hai bisogno di un’altra pausa” propone Pietro, il più paziente dei due.
– “È la terza che ti prendi, dannazione” esclama Carmelo, il più impulsivo dei due.
– “Perdonatemi, ragazzi. Ne ho bisogno, sono troppo stanco.”
Mi passo la mano nella faccia, in segno di disperazione. Non va affatto bene, vi dico.
– “È successo qualcosa? È da un periodo che ti comporti in maniera strana.”
Non posso raccontargli cosa stava succedendo. Osservo il mio bicchiere di latte caldo che Pietro aveva gentilmente preparato per me
“…”
– “Dovresti dircelo. Forse ti sentiresti meglio. Del resto, dobbiamo evitare assolutamente di deconcentrarci. Manca poco alla consegna delle tavole.”
“…”
Nel frattempo Carmelo decide di dare un’occhiata veloce alle altre bozze, in modo da anticipare il lavoro. Non sembra molto convinto.
– “Ascolta” commenta con tono deluso “la tua storia…ho notato che c’è qualche problema. Non credo che sia una buona idea presentarla all’editore in questa condizione.”
Sospiro: sono spacciato. Perdonami, Riccardo.
– “Però, posso rivederla io, se vuoi?”
– “EH? Puoi farlo?”
Un barlume di speranza si accende nel mio cuore.
– “Sì, anche se…non mi sembra molto corretto.”
– “In che senso?”
“Pensa se l’editore o, peggio ancora, i fan, venissero a conoscenza di questa cosa.”
Ha ragione: avrebbero perso la fiducia in me. Ma…ho notato che Dane non si era affatto mosso davanti i miei assistenti. Se lo affidassi a Carmelo, Dane non potrebbe muoversi e sarebbe costretto a seguire l’ordine della storia. È una soluzione poco corretta, ma è l’unica che ho.
– “E va bene. Mi sa che non ho altra scelta.”
Abbraccio Carmelo, con un pizzico di rammarico.
– “Te lo meriti. Ci penso io. Ma è meglio se per questi ultimi quattro giorni di scadenza non ci vedessimo proprio.”
– “È difficile dirlo, ma…conto su di te.”

È stato davvero tremendo per il mio cuore dovere cedere la mia storia a qualcun’altro. Già che il mio spirito era stato sconquassato dalla scarsa qualità della mia storia, ora è completamente distrutto insieme al mio orgoglio. È vero comunque che Carmelo mi ha parato il sedere, quindi sono in debito con lui. Ed è un altro motivo per cui ho il morale sotto i tacchi, non sopporto pensare di essere in debito con una persona che a malapena si può definire conoscente. Comunque…

Passare quattro giorni a non fare assolutamente nulla sarebbe stato estremamente controproducente, così mi accingo a curare un altro aspetto importante della storia: l’antagonista. L’idea base sarebbe rimasta la stessa: un perfetto voltagabbana. L’avrei disegnato con un naso spiccato e delle sopracciglia più folte. Però… sarei dovuto nuovamente impazzire a causa di un personaggio del tutto inventato? Un altro Dane sarebbe potuto apparire nella mia carriera di fumettista…Avrei dovuto imporre delle nuove limitazioni? Che avrebbero possibilmente danneggiato il mio personaggio?
A questi pensieri, interrompo il disegno, consapevole che avrei creato il mio ennesimo problema: ero rimasto fermo alla testa. Lo osservo un’ultima volta, ormai al orlo della disperazione: non posso più continuare a creare storie e personaggi interessanti senza preoccuparmi di eventuali conseguenze. La mia carriera di fumettista è ormai condannata a finire? È arrivato il mio momento? Qualcuno mi aveva scagliato una maledizione?
Tutto ad un tratto, mentre penso ad un modo per farla finita…
– “Salute, capo.”
Getto un urlo di spavento.
– “EH? ORA ANCHE TU?!”
– “Rilassati, capo.”
Rilassarmi è l’ultima cosa che avrei potuto fare.
– “Non sono come Dane?”
– “Eh? Tu conosci…Dane?”
– “Certo” spiega con tono rilassato “io e lui proveniamo dalla tua stessa idea: è più che ovvio che ci conosciamo. Piuttosto, potresti completare il resto del corpo così possiamo iniziare?”
– “Iniziare…cosa? ”
– “Che domande, capo. Il racconto.”
Questo qua desidera iniziare immediatamente il racconto. Com’è che…questa volta non sembra volere pormi alcun intralcio? Forse è una trappola. Però, meglio approfittare di questa occasione di tregua.
– “Be'” ammetto di essere rimasto parecchio scioccato “va bene.”
Continuo il disegno, comunque all’erta: una sigaretta, una maglietta e dei jeans.
– “Potrei fare di meglio. Però…non ho in mente alcuna idea”
– “Prova una camicia ed un sigaro, capo.”
– “Eh? Tu dici?”
– “Io dico.”
Non accetto una seconda volta di farmi dire come devo fare il mio lavoro.
– “Cosa mi dice che sia una buona idea?” sibilo con sfiducia.
– “Tu provaci.”
La semplicità con cui si esprime mi colpisce. Non reagisco subito, spiazzato dalla risposta del disegno. Poi, rifletto sui sentimenti che la mia creazione mi ha trasmesso: mi rendono…felice e più fiducioso nei suoi pensieri.
Alla fine, convinto di seguire il consiglio, dedico un pizzico di tempo a seguire le sue direttive. Aggiungo anche degli occhiali da sole e una cravatta.

– “No, capo, non ci siamo. Gli occhiali da sole non mi stanno affatto bene: rischiano di compromettere la figura della persona che devo interpretare.”
– “Però…gli occhiali da sole…Volevo solo donarti un po’ di stile.”
– “Così si danneggia la figura da buonista voltagabbana. Meglio levarli.”
Adesso sono molto più fiducioso nei suoi confronti e inizio a sviluppare una confidenza maggiore: riesce a darmi dei consigli che risultano molto utili per la caratterizzazione del suo personaggio. Ancora una volta, mi lascio guidare dal suo consiglio e, al posto della cravatta, disegno un papillon.
– “Ora ci siamo, capo.”
Continua a chiamarmi capo da un pezzo. Un soprannome che adesso mi sembra un po’ fastidioso.
– “Perché continui a chiamarmi capo?” gli chiedo da lontano, mentre mi preparo un bicchiere d’acqua.
– “Perché sei tu a guidare questa storia.”
Sorseggio lentamente l’acqua.
– “Sei tu il regista. Se vuoi, smetto.”
– “Magari non è necessario chiamarmi così in continuazione.”
Già va bene il suo tono abbastanza confidenziale.
– “Come vuoi.”
– “Ora disegno il tuo naso.”
Come avevo già progettato, il naso deve essere leggermente più lungo del normale.
Una manciata di secondi ed ecco qua.
– “Bel lavoro, capo.”
Ecco che ricomincia col chiamarmi capo.
– “Sono venuto uno splendore.”
Eppure ha ragione: questa volta il lavoro è venuto molto più pulito e curato. È da un periodo che il lavoro non risultava così elaborato e di qualità.
– “Che dire, grazie.”
– “Ma che grazie e grazie. Il lavoro l’hai fatto tutto tu.”
– “Ma se non fosse stato per te, non ti avrei mai disegnato così bene. Grazie mille per i tuoi consigli.”
Già, sono stati fondamentali i suoi consigli.
A pensarci sopra, è davvero strano: non è stato un mio amico, né quantomeno uno degli assistenti a donarmi questo genere di consigli, ma colui che dovrei essere io a guidare per la buonriuscita del racconto.
Per di più, il personaggio in questione è l’antagonista, ossia colui che dovrebbe porre un ostacolo al lieto fine della mia storia. E invece è Dane quello che mi sta mettendo i bastoni tra le ruote. Poi, con la velocità con la quale mi sono adattato a questa bizzarra situazione…

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