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TERZA PARTE

Imbarcatosi in un nuovo progetto, accolto con favore dall’amico Riccardo, Alberto Gioia comincia a tracciare i caratteri dei personaggi principali del suo nuovo fumetto. Quando, ad un tratto, dopo lunghe giornate di lavoro, proprio il personaggio che aveva appena abbozzato, prende sorprendentemente la parola…e non gliele manda a dire!

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Cado all’indietro terrorizzato di fronte alla diavoleria che mi trovo davanti, prendendomi anche una brutta botta nella schiena. Ma ho altro a cui pensare piuttosto che della schiena, accidenti: cancello all’istante l’abominio che ho creato, sotto l’effetto della paura più pura. Dopo aver fatto ciò, rimango fermo a fissare il foglio per almeno una manciata di secondi in attesa di un nuovo possibile pericolo.

“…”
Niente, tutto di nuovo normale. Forse era solo un po’ di stanchezza che mi ha giocato un bruttissimo scherzo; forse è davvero arrivato il momento di addormentarmi. Una nottata di buon sonno mi farà bene.
– “È solo un brutto sogno” dico a me stesso prima di dirigermi in camera da letto, totalmente rasserenato.

Al mattino successivo, mi sveglio con la solita allegria di sempre; ancora mezzo addormentato, mi dirigo verso la cucina, intento a mettere qualcosa sotto i denti. Mentre cammino, mi ricordo del disegno che aveva preso vita nel foglio, ormai consapevole del fatto che quell’evento è stato semplimente frutto della mia immginazione: eh sì, era solo un brutto incubo.
Preparo la mia nutriente colazione. Riscaldo la mia porzione di latte e riempio la mia ciotola di cereali.

A colazione fatta, riprendo immediatamente il mio lavoro, ma appena prendo il foglio su cui finora ho disegnato, noto che…è vuoto: l’unica traccia rimasta è una gomma e segni di cancellature sparsi ovunque per il foglio.
Eppure sono più che sicuro che l’altra sera l’avevo disegnato. Forse avevo cancellato una bozza precedente, cosa che probabilmente non mi sarei mai ricordato, quindi opto per questa ipotesi.
Tuttavia, rimane ancora un problema: il personaggio è comunque da ridisegnare. Di solito, molti fumettisti potrebbero adirarsi in queste condizioni, soprattutto quando il tempo scarseggia, ma io no, visto che di tempo ne ho a valanghe: di che dovrei preoccuparmi? Questa volta, potrei ulteriormente abbellirlo con nuovi dettagli.

Qualche ora dopo, eccolo qua: più moderno, più intrigante dello schizzo precedente. E il tratto stilistico appare più deciso di prima. Insomma, non tutti i mali vengono per nuocere. Per merito di questo piccolo problema sono riuscito a…
– “Vuoi farti perdonare per ieri, eh?”
Ho visto…il disegno…parlare. Ma allora…non era un sogno!
-“Vuoi farmi apparire più figo con nuovi dettagli?”
Cado a terra, rischiando di rompermi nuovamente il fondoschiena.
– “Perché sta avvenendo tutto ciò… Non era un sogno…Come può essere…” mi chiedo, mentre mi rialzo dal pavimento, con il sedere dolorante.
Che cosa diavolo va blaterando, poi? “Non voglio fare quel ruolo”, “Vuoi solo rendermi più figo”, non dovrebbe manco parlare, e adesso Dio si diverte a tormentarmi con queste cose bizzarre. Ma sono un fumettista; dopo essermi convinto che avere a che fare con personaggi e situazioni di qualsiasi tipo, surreali o verosimili che siano è il mio mestiere, decido di accertare la realtà per come essa mi si è presentata.

Egli mi osserva, silenzioso: ora che il disegno ha preso vita, proverà ad aggredirmi? Provo a comunicare con lui, scrivendo delle parole nel foglio: – “Scusa, ma di cosa stai parlando?”
– “Del fatto che il ruolo che mi hai affidato non mi piace affatto. E poi non è necessario scrivere: puoi parlare, testa vuota, tanto io riesco ad ascoltarti.”
Balbetto: – “In.. in che senso…ruolo?”
– “La parte che devo interpretare nella tua miserevole storia di guerra.”
– “Sai della mia storia?”
– “Io faccio parte della tua storia: io sono…la manifestazione delle tue idee.”
– “Vuoi dire…che tu sei la mia idea? Il mio flusso creativo? Ma che…”
– “Esatto” risponde interrompendo il mio discorso. – “È stata la tua determinazione a portarmi in vita: essa si è miscelata con l’idea, accendendo una scintilla di vita nell’essenza dell’idea.”
Sono stato io stesso a creare questa follia? Con…la mia determinazione?
– “Di conseguenza, all’interno della tua mente, sono venuto a conoscenza di questa storia e mi sono completamente rifiutato di partecipare a questa bubbola. Cioè, io, il protagonista, tradito da una semplice spia. Ma stai scherzando? Io merito un ruolo migliore.”
– “E… in che tipo di storia vorresti partecipare?” gli chiedo, trascinato dal suo discorso senza senso.
– “Io ancora non lo so. Però…mi piacerebbe una storia…una storia in cui…”
– Ma che accidenti sto facendo? Perché mi sto facendo consigliare dal MIO stesso personaggio su come devo impostare la MIA storia?
– “Bah. Ma sta’ zitto.”
Minaccio di cancellarlo con una gomma. Sto per strusciare l’arnese sopra il suo naso, ma prima che possa fare qualcosa…
– “Puoi anche farlo” risponde sicuro di sé “ma quando mi ridisegnerai non avrai concluso niente: io ritornerò, come già avevo fatto.”
Mi ricordo come già avevo provato a cancellarlo l’altra sera.
– “Accidenti…”
– “Non hai altra scelta, idiota. Sei costretto ad ascoltare le mie richieste. E, sai, è da maleducati interro…”
– “E invece no! TU FARAI QUEL CHE DICO IO!”
Non permetterò di farmi comandare a bacchetta da un foglio di carta. Disegno il salotto dove la storia sarebbe iniziata. Tuttavia, nel momento in cui creo i dettagli del salotto, il personaggio si scaglia contro la parete, prendendola a calci e rompendo di tutto.
– “Oh Dio, fermo. Cosa fai?”
– “Semplice, mi sto ribellando, dato che non mi hai manco voluto ascoltare.”
Cosa faccio? Distruggerà l’intero background e, anche se lo ridisegnassi, non ci sarà niente che lo fermerà a ricombinare lo stesso pasticcio.

Fermare…Ma certo. Prima che continui a seminare distruzione, cancello all’istante la bestia. Prendo un righello per disegnare un contorno per il background, dopodiché ridisegno il protagonista, ma questa volta lo metto seduto in una sedia a rotelle, bloccato da distrofia muscolare sia per le braccia che per le gambe. In questo modo, evito che possa danneggiare il background in qualunque modo.
“Maledetto. L’hai fatto apposta.”
“Così eviti di rompermi.”
Inutili sono le grida e i tentativi del personaggio di ribellarsi alla sua condizione.
Ora che ci penso…con tutto questo trambusto non sono nemmeno riuscito a dare un nome al mio personaggio. Mi auguro solo che sia almeno d’accordo per il nome; forse è meglio lasciare scegliere a lui.
– “Dovrei darti un nome. Dai” esprimo un falso sorriso “do a te la possibilità di scegliere il tuo nome.”
– “Che ne dici di Dane?”
– “Almeno per questo sono d’accordo con te. Mi piace.”
Speriamo bene perché, di questo passo, la situazione non evolverà molto bene.

Manca oramai solamente una settimana per consegnare il lavoro. Non è andata affatto bene finora.
Innanzitutto, a causa della paralisi muscolare, Dane non può muoversi liberamente, rendendo le scene molto lente e noiose; per fortuna che è almeno possibile dare una spiegazione logica, dato che Dane è un veterano, quindi la malattia si può giustificare con un incidente di guerra. Poi, io e Dane non abbiamo fatto altro che litigare, anche per cose minime. E anche parecchio…

– “Perché stai facendo quella faccia?”
– “Ti dico che verrebbe meglio, se facessi quell’espressione.”
– “No, tu devi fare l’espressione che ti ho disegnato io.”
– “Ah, sì? Non te lo permetterò.”
– “E che farai?”
– “Una smorfia che non mi staccherò mai dalla faccia.”
– “Se t’azzardi a ribellarti così, ti cancello dalla storia.”
– “Provaci, scemo. Io sono il tuo protagonista.

– “Ti lascio il fucile a canne mozze.”
– “Perché? Ti sei dimenticato che sono paralizzato in questa sedia. E poi, dovresti darmi un revolver, è più figo.”
– “No, devi rimanere con il fucile. Il fucile è un dettaglio fondamentale per mantenere la tua aria da duro.”
– “Sì, ma io voglio il revolver.”
Potrei nominare moltissimi altri momenti del genere, tanto fino ad adesso non ho fatto praticamente altro.
A causa di ciò, un altro dei difetti della mia storia è che appare talvolta confusa e con qualche buco di trama. È stato un colpo nell’orgoglio per me: le mie storie, che ho sempre creato con passione, sono sempre state curate nei minimi particolari mentre adesso mi ritrovo con un obbrobrio che a malapena si può chiamare racconto, manco fosse stato una fanficiton scritta male. E mi ero già messo d’accordo con i miei assistenti nei giorni precedenti, prima che tutto questo disastro fosse avvenuto. Ohimè, sono nei guai. Guai grossi.

https://www.thefreak.it/la-ribellione-della-creazione-4/

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LA RIBELLIONE DELLA CREAZIONE #3 ultima modifica: 2016-11-22T10:44:29+00:00 da BarnOwl

A proposito dell'autore

Che diavolo dovrei dire di me? Ho solamente 17 anni! Per l'appunto. Posso dire lo stretto indispensabile, ciò che caratterizza un adolescente: -sono al quinto anno delle superiori, liceo scientifico: sì, sono pronto per gli esami. -mi piacciono cose tipiche tra gli adolescenti: fumetti, cinema, musica, videogiochi. Ma non bevo, né fumo, poco importa. -mi piace scrivere e vivo a Palermo. Inoltre, vorrei dire che questa bella foto che mi ritrae nelle sembianze di BarnOwl (se voleste vedermi in quelle di Nino Verso, non occorre che venirmi a trovare a Palermo) appartiene al fotografo che l'ha scattata, Peter Trimming.

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