La Primavera Araba in Libia: ucciso il Rais Gheddafi.

di Adriana Bonomo

La Primavera Araba in Libia: ucciso il Rais Gheddafi.

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La Primavera Araba in Libia: ucciso il Rais Gheddafi.

di Adriana Bonomo
4 minuti di lettura

SIRTE “ Oggi, 20 ottobre 2011, il Colonnello Muammar Gheddafi è morto.

La notizia è stata data da Mohamed Abdel Kafi, esponente del National Transitional Council (NTC), a Reuters. Muammar Gheddafi è stato ucciso nei pressi di Sirte durante le operazioni di cattura. Una morte dalle molte versioni quella del Rais.

L’esponente del Consiglio nazionale di transizione Abdel Majid ha riferito che Gheddafi sarebbe stato ucciso durante uno scontro a fuoco, mentre stava cercando di fuggire in un convoglio attaccato da aerei del Patto Atlantico.

Uno dei combattenti che ha partecipato all’operazione contro Gheddafi ha dichiarato che il dittatore si trovava in una botola sotto al pavimento. Una volta scoperto, questi avrebbe implorato di non sparare. Jamal abu-Shaalah, uno degli ufficiali del NTC ha dichiarato ad Al Jazeera, prima ancora della notizia della morte, che il Colonnello era stato catturato e che, ferito a entrambe le gambe, era stato portato via da un’ambulanza. Secondo Libya Tv, Gheddafi sarebbe stato ucciso con un colpo alla testa. Una fotografia mostra il Rais sanguinante. Tuttavia, della stessa non ne è ancora stata confermata l’autenticità .

I litigi sulla versione non sono dopotutto così infondati. Catturare un dittatore è ben diverso che ucciderlo. Catturarlo è opera di giustizia. Uccidere è opera di efferatezza. La morte in uno scontro a fuoco è degna di martirio e di nostalgie totalitarie. L’implorazione di aver salva la vita è patetica. Interpretazione controverse per un personaggio controverso.

Decretare la versione attendibile? Impossibile. Intanto l’opinione pubblica attende che NATO o Stati Uniti  che non hanno ancora confermato alcuna notizia né comunicato dichiarino la versione ufficiale degli eventi della giornata. Si attende dunque conferma dai Poli della Comunità  Internazionale: parti terze e neutre nel conflitto che decretino la versione ufficiale e dettino i libri della storia di oggi.

Indipendentemente dalla versione che sarà  confermata, la morte segnerebbe la definitiva caduta del governo del Colonnello Gheddafi, instaurato a seguito del colpo di Stato del 1 settembre 1969 e longevo 42 anni.

Storia di ieri

Nel 1970, il Colonnello libera la Libia dal colonialismo italiano e, intriso del nazionalismo pan-arabico e spalleggiato dall’Unione Sovietica, fonda un sistema giuridico in equilibrio tra socialismo islamico e nazionalismo arabo. Sono anni di equilibrio instabile e contraddittorio.

Da un lato, la dittatura, la legge draconiana contro il dissenso e la libera espressione, l’impopolare politica a favore delle armi di distruzione di massa, la repressione violenta dei dissidenti e del fondamentalismo islamico, la campagna contro la minoranza Berbera, le guerre nel mondo arabo.

Dall’altro, malgrado tutto, il miglioramento delle condizioni della popolazione civile. Nel 2010 la Libia ha il PIL pro capite più alto del Continente e, statisticamente, registra i maggiori valori africani in termini di tasso di educazione e dell’indice di sviluppo umano (volto a misurare la complessiva qualità della vita del cittadino medio in termini di sviluppo personale e servizi fruibili).

Dinanzi a una storia dai contorni ambigui e opachi, un presente ancora meno nitido.

La storia di oggi.

Negli ultimi mesi, sull’onda della Primavera Araba, la Libia è stata scenario di scontri, di una progressiva opera di conquista da parte dei dissidenti, sotto la bandiera di un Governo transitorio, riconosciuto quale interlocutore internazionale prima ancora della deposizione del Rais.

Oggi, Gheddafi è morto.

Spalleggiati dalle truppe NATO e dalla Comunità  occidentale, i dissidenti sembrano aver finalmente conquistato la Libia.

Una coalizione che si è eletta protettrice dell’autodeterminazione dei popoli. Una coalizione che tiene così tanto alla determinazione dei popoli da averne già  precostruito il futuro, precorrendo i tempi e rinegoziando i patti di commercio internazionale, lo stanziamento di fondi e l’insediamento del capitale Europeo e Statunitense nelle risorse petrolifere libiche. Oggi, il popolo libico è finalmente libero e potrà  costruire la propria neo-crazia all’interno di una cornice certa e rassicurante di vincoli giuridici ed economici internazionali precostituiti.

Adesso lo sguardo dell’opinione pubblica e dei media è puntato sul Governo Transitorio il quale dovrebbe adoperarsi nella costruzione di una Democrazia effettiva.

Quale immagine del Colonnello ricorderà  il mondo sarà  dettato dai media, quale figura ricorderà  il popolo libico sarà  determinata dalle prossime ore: dall’onestà  del Governo transitorio, dal tipo di ingerenza che l’Occidente deciderà  di esercitare.

Intanto si moltiplicano i comunicati del TNC che informano della cattura degli uomini vicini al Rais, mentre i media internazionali mostrano le immagini della gente che, riversatasi nelle strade, festeggia la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova.

 

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2 risposte

    1. La “primavera” è solo una denominazione mediatica ad effetto. ciò che sta avvenendo nei paesi del nord Africa non è riconducibile alla medesima unica denominazione: sono fenomeni distinti in paesi profondamente diversi l’uno dall’altro. Se la storiografia è relativa e parziale, figurarsi i media.

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