La pittura di Frida Kahlo: surreale definirla surrealista

di Redazione The Freak

La pittura di Frida Kahlo: surreale definirla surrealista

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La pittura di Frida Kahlo: surreale definirla surrealista

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Il luogo comune più ricorrente, quando si parla d’arte, è di pensare alle donne solo come soggetti dipinti.

Nel corso della storia moderna, tuttavia, ci sono state donne pittrici che hanno lasciato il mondo in silenzio.

Per parlare di Frida Kahlo, voglio cominciare dalla fine.

Le sue ultime parole prima di morire furono: “Spero che l’uscita sia gloriosa e spero di non tornare mai più”.

Le deflagrazioni di cui questa donna fu oggetto nella propria vita sono state plurime.

Giovanissima, restò vittima di un grave incidente che la costrinse a rimanere immobile per un lungo periodo. Proprio in quell’occasione, i suoi genitori le regalarono un letto con uno specchio applicato sul baldacchino. In questo modo, la Kahlo poteva guardarsi e guardandosi poteva dipingersi.

Per una volta, una donna è stata pittrice e soggetto dipinto in un’unica soluzione.

Il suo matrimonio con Diego Rivera fu costellato da dolorosi tradimenti. L’unico modo che la Kahlo aveva di chiederne il conto era trasporre nella sua pittura il dramma interiore di donna incompleta, di moglie a metà. Ella non tardò molto a restituire a Rivera lo stesso trattamento: proprio così cominciò la sua sperimentazione sessuale e sentimentale, da cui ne derivò una artistica. Dagli autoritratti di ispirazione precolombiana figli dell’amore per suo marito, la Kahlo passò agli autoritratti densi di folclore messicano.

Nel 1940 Frida Kahlo e Diego Rivera si sposarono una seconda volta, ma ella accettò la sua proposta solo a patto che i due vivessero in due case separate collegate da un ponte. L’artista temeva che un ennesimo dolore potesse compromettere il suo equilibrio di pittrice ormai matura. Rivera accettò.

Quando Breton vide i suoi dipinti disse di lei: “Frida è una surrealista creatasi con le proprie mani”.

Non fu soltanto lui a tentare di catalogarla come un’artista surrealista: fu un’operazione a cui parteciparono quasi tutti gli amanti della pittura di Frida Kahlo. Ma così non era.

Il primo manifesto surrealista del 1924 definiva così il movimento: “Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o con la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale”.

Automatismo psichico puro? Indifferenza per ogni preoccupazione estetica e morale?

Frida Kahlo ha iniziato la sua vita di artista con l’autoritratto perchè costretta a stare immobile in un letto. Ha dipinto aborti cruenti e insanguinati perchè nella vita è stata costretta a sopportare anche questo dolore. Frida Kahlo ha dipinto il tradimento, gli ha dato una forma, un colore. Ha dato una forma e un colore a tutto ciò che l’ha delusa, l’ha resa più piccola e invisibile.

Nessun sogno surrealista dunque, nessuna magia. Solo un male reale.

I quadri di Frida Kahlo sono veri, sono messicani, sono autentici, sono storici. Raccontano di una storia vera e per nulla rimaneggiata, di una donna in carne ed ossa che voleva solo esprimere con onestà intellettuale la propria condizione.

Dunque Frida Kahlo non visse in assenza dei comandi della ragione come avrebbe voluto il surrealismo. Ella si nutrì della propria ragione, la pose a base delle proprie riflessioni sull’esistenza, sulla sfortuna, sull’atteggiamento agguerrito che nel bene e nel male la tenne in vita nonostante tutto.

Dello stile della pittrice possiamo solo dire: “E’ Frida”.

 

Di Adriana Lagioia

 

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