La partita tutta politica dei minibot

di Mauro Mongiello

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di Mauro Mongiello
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Tria: «Sarebbero illegali, contrari ai trattati europei»

L’onda lunga dei risultati del 26 Maggio continua a farsi sentire, nei rapporti tra le due forze di governo: sfruttando la situazione, qualche giorno fa Claudio Borghi, l’economista anti-europeista e anti-euro in quota Lega, ha rilanciato la proposta dei c.d. “minibot”. Il tema era presente tanto nel programma elettorale leghista quanto nel patto stipulato con i 5 Stelle al momento della nascita del governo gialloverde.

A questo punto, conviene domandarsi in cosa consistano questi minibot: altro non sono, secondo le parole del loro ideatore, che dei buoni ordinari del Tesoro di piccolo taglio, con gli stessi compiti e le identiche funzioni dei loro “fratelli maggiori” (ad esempio, pagamento dei debiti contratti dalla PA con i propri creditori): a differenza dei normali Bot, questi sarebbero cartacei e avrebbero un valore nominale compreso tra i 5 e i 100 euro, non garantirebbero interessi ai possessori, sarebbero privi di scadenza e, soprattutto, non sarebbero obbligatori (lo Stato, conseguentemente, non dovrebbe emetterli a cadenza obbligatoria).

Com’è ovvio, l’idea di Borghi ha scatenato varie reazioni all’interno della tribuna politica italiana: tra i contrari ai minibot, si registra una presa di posizione molto forte circa la natura sostanziale di “moneta alternativa” che essi possiederebbero. In soldoni, secondo Mario Draghi e Confindustria, creare quella che è a tutti gli effetti una valuta parallela all’euro non è legale e segnerebbe, una volta di più, la preparazione di una vera e propria Italexit dall’area della moneta unica, oltre a decretare un ulteriore aumento del debito pubblico dopo quello prodotto dal reddito di cittadinanza e da quota 100.

D’altra parte, gli economisti “governativi” ritengono che lo strumento dei minibot sia la soluzione più semplice per far sì che la PA possa onorare parte dei debiti contratti con i propri creditori. Si tratterebbe, insomma, di una sorta di “scorciatoia” sul pagamento di tali spettanze, all’interno di uno spettro di strumenti sui quali sia Matteo Salvini che la sua eminenza grigia Giancarlo Giorgetti assicurano essersi concentrata l’attenzione del governo.

Sulla sponda grillina della maggioranza, è il leader in pectore Alessandro Di Battista a rilanciare l’idea minibot, attaccando il Ministro dell’Economia Tria, il quale si è dichiarato contrario alla proposta. Anche qui, insomma, il tema sembra essere solo uno specchietto per le allodole utile a saggiare, una volta di più, le capacità del romano pentastellato a livello di leadership e di rilancio del Movimento. Il silenzio di Luigi Di Maio sul punto è esemplificativo e rumoroso.

Ciò in concomitanza con il primo passo ufficiale verso la procedura di infrazione e la bocciatura dei conti italiani da parte dei commissari di Bruxelles, i quali hanno risollevato e rigenerato l’imperitura diatriba sulla paternità del debito pubblico nazionale che risulta essere uno dei più grandi al mondo e il secondo a livello unionale: non basterebbe la ricchezza prodotta in un intero anno nel nostro Paese per ripagare i debiti dello Stato.

Il quadro che emerge da questa ricostruzione vede, ancora una volta, una partita politica giocata su un tema particolarmente delicato dei rapporti tra Stato e cittadini: sono numerose, infatti, le imprese che attendono il pagamento dei debiti contratti dalla Pubblica Amministrazione e, purtroppo, altrettanto numerose sono le imprese la cui attesa diventa fatale per la propria sopravvivenza.

Ragioni che parrebbero essere, in conclusione, sufficienti a mettere un punto alla campagna elettorale permanente a cui questo Governo ci ha abituato ed iniziare a fronteggiare la questione in maniera coerente ed organica, lasciando da parte o, almeno, circoscrivendo la propaganda e la demagogia.

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