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“La pacchia è finita” è indubbiamente una frase alquanto discutibile per essere stata pronunciata da un Ministro degli Interni per riferirsi alla condizione dei migranti, ma tant’è. Dimessi gli abiti istituzionali, ci si ritrova coinvolti in una perenne campagna elettorale, dove i toni e i contenuti, non solo sono politicamente scorretti, per usare un eufemismo, ma rasentano la brutalità. E quelle parole, pronunciate da Matteo Salvini, da un palco a Vicenza, hanno un peso non indifferente. La pacchia è finita mia cara Becky, che con i tuoi 26 anni non pensavi certo a cosa fare dopo l’università, ma hai perso la vita a causa di un incendio nella baraccopoli fatiscente e malsana di S. Ferdinando in Calabria lo scorso gennaio. Chissà cosa devi aver pensato mentre le fiamme incontenibili consumavano il tuo corpo dilaniato e offeso da tutti gli abusi e, le ingiustizie subite, nel tuo viaggio, nella tua vita di stenti e le tue membra hanno potuto trovare riposo solo nella terra di Riace che ti accolse per prima e dalla quale sei stata respinta. La pacchia è finita anche per te Sacko. Ti faranno passare per ladro e diranno che in fondo te la sei cercata. Che ci facevi a rubare lamiere e mezzi di fortuna, per costruire un riparo ai tuoi amici in una vecchia fabbrica sequestrata per rifiuti tossici dalla Procura, la cui proprietà quindi non poteva essere rivendicata da nessuno? Te la sei cercata, non importa che tu fossi regolarmente soggiornante in Italia, non importa che tu avessi una moglie e un figlio che ti aspettavano. Quella morte disumana, che non viene riservata neanche alle bestie da soma, quella morte ingiusta che non ha volto e proviene da lontano, dagli stessi che compiacenti con la Ndrangheta hanno votato per la Lega probabilmente, eleggendo Matteo Salvini senatore in Calabria, quella morte in tanti, troppi diranno che te la sei meritata. Non importa che tu fossi un attivista per i diritti dei braccianti, contro la piaga terribile del caporalato, che ti fossi battuto per difendere i diritti di coloro i quali se la spassano negli aranceti, costretti a raccogliere frutta per 2 euro l’ora. E mentre c’è chi continua a comiziare dai palchi, convinto che trovare un capro espiatorio servirà a incanalare la rabbia e il mal contento della gente, e ancora, è accolto come un uomo del popolo in Sicilia, e si permette di definire l’utopia di pacifica e straordinaria accoglienza, realizzata a Riace, come lo zero assoluto; ci sarà chi continuerà a morire in mare e sulla terra ferma, nelle circostanze più atroci e inimmaginabili, scontando la pena per l’imperdonabile colpa di essere nato nella parte sbagliata del mondo.

 

un commento a caldo Di Chiara Ubbriaco, all rights reserved

La pacchia è finita ultima modifica: 2018-06-04T15:59:31+00:00 da Redazione

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